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Virus Cina: microbiologi, ‘potrebbe arrivare in Europa, monitorare flussi’

Milano, 22 gen. (AdnKronos Salute) – Per evitare lo ‘sbarco’ del nuovo coronavirus cinese in Italia “occorre predisporre sistemi di monitoraggio per i flussi di passeggeri che arrivano dalle aree geografiche potenzialmente a rischio, allertando la rete locale nazionale di centri di diagnosi precoce senza tuttavia generare ansia e preoccupazione presso la popolazione, soprattutto quella più esposta a fenomeni respiratori”. E’ il monito di Pierangelo Clerici, presidente dell’Associazione microbiologi clinici italiani (Amcli). “Al momento non possiamo escludere la possibilità che il virus arrivi anche in Europa”, ammonisce infatti Concetta Castilletti, coordinatore del Gruppo di lavoro sulle Amcli infezioni virali emergenti (Glice).

“Non si conosce abbastanza sul 2019-nCoV per trarre conclusioni definitive su epidemiologia, contagiosità, rischio di diffusione e patogenesi – osserva Castilletti, responsabile Uos Virus emergenti del Laboratorio di Virologia dell’Istituto nazionale per le malattie infettive ‘L. Spallanzani’ di Roma – Non conosciamo la fonte animale, abbiamo scarse informazioni sulle modalità di trasmissione, sulle manifestazioni cliniche o sull’estensione della zona in cui si è diffuso. E’ quindi di cruciale importanza identificare i casi, grazie a una tempestiva diagnosi, e isolarli il più rapidamente possibile, visto che l’Italia ha diverse connessioni dirette con la città di Wuhan”.

“Le linee guida in continua evoluzione diffuse dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) – ricordano dall’Amcli – incoraggiano tutti i Paesi a tenersi pronti per contenere l’epidemia, monitorando eventuali casi, prevenendo ulteriore trasmissione nosocomiale e informando l’opinione pubblica. Le informazioni includono raccomandazioni su come applicare misure di igiene delle mani e di igiene respiratoria, e pratiche sicure per alimenti e mercati. Riguardo alle misure di protezione da adottare nel laboratorio per la manipolazione dei campioni clinici, attualmente l’Oms raccomanda di utilizzare il livello 2 (Bsl2) associato alle precauzioni standard, con particolare attenzione alla protezione delle vie respiratorie”.

In merito al nuovo agente patogeno 2019-nCoV, “isolato in tempi rapidissimi grazie all’esperienza maturata durante le epidemie di Sars (sindrome respiratoria acuta grave), influenza aviaria e Mers (sindrome respiratoria mediorientale”, si tratta di “un betacoronavirus molto simile a quello della Sars – precisano gli esperti – Per identificarlo sono stati utilizzati metodi vecchi e nuovi, e un team di scienziati cinesi, coadiuvato dall’Oms, ha isolato e coltivato il virus e ha ottenuto e messo a disposizione della comunità scientifica la sequenza dell’intero genoma. Grazie a un lavoro di squadra che ha coinvolto i maggiori esperti mondiali, è stato messo a punto un protocollo diagnostico specifico in real time Rt-Pcr, per il quale è in corso la validazione della metodica presso i laboratori internazionali di riferimento e che ha già permesso di evidenziare casi in anche fuori dal territorio cinese”.

“Il laboratorio di microbiologia – evidenzia Clerici, direttore Uo Microbiologia dell’Asst Ovest Milanese – si rivela come sempre cruciale nell’eseguire la sorveglianza diagnostica per le infezioni emergenti. Queste rappresentano una minaccia in continuo agguato – avverte – in un mondo sempre più globalizzato dove i viaggi e gli scambi rapidi possono portare all’introduzione nel nostro Paese di infezioni emergenti prima che le stesse siano addirittura identificate come potenziale minaccia”.

“Nel passato – conclude il presidente Amcli – la Sars è stata una formidabile palestra di esperienza in questo campo: la rapidità di risposta che si è osservata nel caso del 2019-nCoV è una forte indicazione che sono stati fatti enormi passi avanti nella capacità di risposta globale”.

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