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Università: Patriciello (Ue), ‘boom ricorsi test Medicina, stop numero chiuso’

Roma, 11 ott. (AdnKronos Salute) – “In un mondo del lavoro che è in rapida evoluzione mi sembra assurdo continuare con un metodo di reclutamento universitario che fa acqua da tutte le parti. La sentenza del Consiglio di Stato che dà ragione agli studenti esclusi lo scorso anno dalla Facoltà di Medicina è l’ennesima dimostrazione di come la selezione tramite test non funzioni. Il risultato è quello di intasare ogni anno i tribunali con migliaia di ricorsi e, cosa ancor peggiore, danneggiare gli organici degli ospedali italiani in attesa di professionisti da reclutare”. Così Aldo Patriciello, eurodeputato e membro della Commissione Ricerca a Salute al Parlamento europeo, dicendosi convinto che “la soluzione migliore sia l’abolizione dei test d’ingresso”.

L’eurodeputato – a pochi giorni dalla riammissione, da parte della Magistratura amministrativa, di 250 studenti esclusi dalla facoltà di Medicina in seguito al test di ingresso sostenuto lo scorso anno – sostiene che “il diritto allo studio non può essere limitato”. Secondo Patriciello, infatti, “la selezione dei più capaci e meritevoli deve essere affidata alle Università e al mondo del lavoro e non alla cabala di quiz commissionati a una società privata. Una prova selettiva al termine delle scuole superiori, mirata alla conoscenza di nozioni generali, non può essere considerata un valido strumento per individuare chi potrà essere un bravo medico”.

“Non lo dico io – aggiunge l’eurodeputato azzurro – ma l’art. 34 della nostra Costituzione che parla chiaramente delle possibilità che ogni cittadino capace o meritevole deve avere per raggiungere i gradi più alti degli studi. Ma questo non accade da almeno 20 anni perché non tutti hanno la possibilità di accedere ad un corso di formazione di laurea prescelto, visto che i posti sono limitati da un test che raramente premia il merito e che appare più come una barriera a protezione di privilegi di casta e gerarchie baronali all’interno delle Università. Se pensiamo che, oltre ai posti vacanti di oggi, i sindacati stimano nei prossimi 5 anni un vuoto di circa 45mila figure professionali per effetto dei pensionamenti, un aumento dei posti di studio a disposizione colmerebbe le carenze di personale negli ospedali, rimuovendo una barriera alla formazione dei futuri medici che dovrebbero essere selezionati sul campo e non attraverso un quiz. La ricerca di un lavoro in Italia incontra già troppi limiti e barriere: abbiamo bisogno, al contrario, di aumentare le opportunità”, conclude.

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