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Pipì a letto per un bambino su sei, ma i genitori non lo dicono

Il 15% dei bimbi tra i 6 e gli 8 anni soffre di incontinenza notturna

enuresiDa una indagine del Sindacato Medici Pediatri di Famiglia è emerso che il 15% dei bimbi tra i 6 e gli 8 anni soffre di incontinenza notturna. Il termine medico è “enuresi”. L’argomento è stato oggetto del terzo Congresso nazionale Simpef che si è concluso oggi a Milano, dove si è parlato anche dell’importanza della pratica sportiva sin da bambini, del ruolo della dieta e dello stile di vita, della riforma delle cure primarie pediatriche. 

“Quando questo problema coinvolge un bambino di età superiore ai 5 anni, nel quale dovrebbe essere maturato il controllo vescicale anche notturno, deve essere considerato un disturbo da curare, ma è purtroppo molto sottovalutato”, ha spiegato Antonio D’Alessio, direttore Struttura Dipartimentale di Chirurgia Pediatrica, Azienda Ospedaliera di Legnano e professore di Chirurgia Pediatrica all’Università di Milano.

 “L’enuresi è un problema reale – dice Claudio Frattini, responsabile Dipartimento formazione SiMPeF e coordinatore scientifico del congresso – i genitori non ne parlano, un po’ per vergogna, un po’ perché lo ritengono un fatto del tutto normale avendone spesso sperimentato degli episodi da bambini. Il pediatra di famiglia, a sua volta, pensa che se il genitore non ne parla è perché il problema non esiste”.

Sull’argomento è stato messo in piedi un progetto che si compone di due parti: un’indagine epidemiologica, volta a stabilire la frequenza del disturbo tra bambini e bambine nella fascia d’età 6-8 anni e l’organizzazione di corsi di formazione per i pediatri di famiglia. L’indagine epidemiologica prevede la somministrazione a oltre 4.000 famiglie (in questa prima fase nella sola Lombardia) sarà somministrato un questionario sul comportamento dei propri figli. Sino a oggi sono stati analizzati quasi 2.200 questionari ed è emerso un dato estremamente significativo: 338 bambini e bambine tra i 6 e gli 8 anni, pari a oltre il 15% del campione rappresentativo della popolazione pediatrica italiana, soffrono di enuresi notturna.

Ma ciò che impressiona è che solo 26 tra quelli che ne avrebbero bisogno (cioè 1 su 12) è curato adeguatamente”, ha spiegato Rita Caruso, pediatra responsabile dell’Ambulatorio Enuresi, ICP-Ospedale Bassini, Cinisello Balsamo (Milano), condirettore scientifico del progetto con Antonio D’Alessio. “Eppure le cure esistono, sono efficaci e portano a risoluzione del problema nel 70-75% dei casi, anche se necessitano di attenzione, sono di lunga durata, circa 6 mesi, e devono essere individualizzate in base al singolo caso. E forse questi sono i maggiori ostacoli ad affrontare compiutamente il problema”, ha aggiunto Caruso.

Ma ecco alcuni consigli rivolti ai genitori per affrontare il problema: far bere al bambino almeno 1 litro di liquidi tra le 8 e le 18 per regolarizzare la diuresi e migliorare la distensione della vescica. Far fare la pipì ogni 2-3 ore per evitare la sovradistensione e  favorire un corretto svuotamento della vescica. Se il bambino ha “urgenza” bisogna invitarlo a fare un respiro profondo e poi buttare fuori l’aria contando fino a 10 prima di fare pipì, in modo da permettere un corretto rilasciamento del muscolo detrusore della vescica. Controllare che il bambino si scarichi regolarmente e non coesista stipsi. Per quanto riguarda la sera, invece, a cena meglio limitare i cibi ricchi di calcio (latte e derivati) o troppo salati che determinano un aumento di  produzione di urina durante la notte. Scegliere acque minerali a basso contenuto di calcio. Far fare pipì sempre prima di andare a letto. Se i genitori vanno a letto molto più tardi del bambino, possono fargli fare una seconda pipì in modo di “fare spazio” all’urina prodotta durante la notte.

 

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