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Tumori: Tdm, fino a 8 ore d’attesa ma promossi day hospital onco-ematologici

Roma, 4 apr. (AdnKronos Salute) – Attese fino a 8 ore, organizzazione del servizio non efficiente, scarsa informatizzazione, ma soddisfazione per la professionalità e umanità degli operatori sanitari che lavorano nei day hospital onco-ematologici e per la qualità complessiva dei servizi erogati. E’ questo il quadro che emerge dal monitoraggio su 46 day hospital onco-ematologici promosso da Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato, in collaborazione con Ail, presentato oggi a Roma e realizzato grazie al sostegno non condizionato di Roche.

“Analizzando nel complesso i dati – spiega l’Ail – emerge in modo netto che la qualità e, spesso, l’eccellenza delle prestazioni è lasciata quasi esclusivamente all’impegno del personale medico e infermieristico, che si impegna anche per surrogare le profonde carenze organizzative delle strutture e la burocrazia sanitaria, privilegiata dagli ‘amministratori’ rispetto all’assistenza al paziente. E’ indispensabile un intervento concreto per aggiornare percorsi, procedure e strutture da parte di chi ha il potere ed il dovere di prendersene cura, restituendo ai professionisti sanitari (medici, infermieri ecc) la possibilità di prendersi cura dei pazienti dal punto di vista assistenziale”.

I pazienti hanno valutato positivamente le informazioni sul percorso di cura ricevute durante la loro prima visita (88%), e sulle possibili ricadute sulla qualità della vita. La professionalità del personale sanitario e l’umanità di tutti gli operatori sanitari risulta, per l’85% dei pazienti, l’aspetto maggiormente qualificante dei day hospital onco-ematologici. Positivi anche i tempi relativi all’avvio della chemioterapia, erogata a tutti i pazienti entro i 30 giorni.

Dai dati del monitoraggio emerge che oltre il 36% dei day hospital risulta sprovvisto di una attività di orientamento ai servizi: la maggior parte delle informazioni risulta comunicate a voce o affissa in bacheca; solo nel 46% dei casi è prevista la stampa di specifici opuscoli o depliant. Situazione peggiore emerge sul fronte dell’aiuto per le pratiche amministrative: ben 4 persone su dieci dichiarano di non averlo ricevuto. In particolare emerge una difficoltà per le facilitazioni nelle pratiche per avere le protesi e gli ausili (72%).

L’80% delle strutture ha attivato un servizio telefonico per gestire eventuali problemi dei pazienti nella gestione della malattia o della terapia (effetti avversi, dubbi su farmaci da assumere al domicilio ecc) ma la qualità del servizio è giudicato appena sufficiente dal 22% dei pazienti e addirittura scarsa per oltre il 7%. L’orario di apertura del servizio è ridotto, spesso non copre le ore pomeridiane e non risulta costantemente presidiato perché gestito da poco personale oberato di altro lavoro. Il 15% dei pazienti dichiara che sono state rilasciate le ricette ‘bianche’ dagli specialisti della struttura, senza che si provvedesse direttamente alla prenotazione delle visite e prestazioni di controllo come invece prevede la presa in carico.

Il tempo di permanenza per eseguire la terapia farmacologica va da un minimo di 1 ora fino anche a 9 ore. L’attesa maggiore è di 3-4 ore (43%) e di 5-6 ore (28%). Oltre l’8% segnala di stare in totale anche fino a 8 ore. Quasi l’80% delle strutture fa utilizzo di software, prevalentemente per gestire l’agenda degli appuntamenti. Percentuali ben più contenute si rilevano per organizzare gli appuntamenti in base alla tipologia del trattamento (71,4%) e ancor meno in base al criterio della durata (57%).

Sul fronte dell’organizzazione degli appuntamenti, oltre il 13% delle strutture dichiara di convocare i pazienti tutti alla stessa ora senza distinguo rispetto al tipo di terapia, lunga o breve, a cui si dovranno sottoporre. La maggior parte dei day hospital prevede la separazione dei percorsi per gli esami di controllo da quelli per le somministrazioni della terapia, ma anche in questo caso diverse strutture (oltre il 13%) non effettuano distinguo, aggregando i pazienti indipendentemente dallo scopo per cui vengono convocati. Inoltre, oltre il 90% dei day hospital afferma che si verificano ritardi nella messa a disposizione del farmaco al paziente soprattutto a causa di disfunzioni organizzative.

Oltre il 26% dei pazienti ritiene che nella fase che precede la somministrazione della terapia vi siano tempi morti che potrebbero essere ottimizzati e ridotti. Nel 25% dei casi è l’attesa per il prelievo ad essere considerata eccessiva e suscettibile di tempi morti. Anche l’attesa per la visita risulta critica (15%); questa fase è preceduta dalla refertazione dei prelievi ematici, che richiede, insieme all’allestimento del farmaco, il tempo maggiore.

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