Medicina e chirurgia

Trattamento percutaneo delle neoplasie renali: il Cardinal Massaia si distingue in ambito nazionale grazie alla collaborazione tra urologi e radiologi

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La stretta collaborazione tra urologi e radiologi colloca il Cardinal Massaia tra i pochi ospedali italiani specializzati nel trattamento percutaneo delle neoplasie renali. Si tratta di una metodica di nicchia assicurata dal 2009 a pazienti che non possono o vogliono sottoporsi a interventi chirurgici tradizionali. Le selezione dei soggetti è a cura dell’Urologia. Il trattamento, possibile in presenza di un tumore non superiore a 3-4 cm. di diametro e situato sulla superficie del rene, consente di intervenire in anestesia locale attraverso una blanda sedazione del malato; dura all’incirca un’ora e viene eseguito in Radiodiagnostica, attraverso uno o più aghi sottili, “a freddo” (crioterapia) o “a caldo” (microonde), per distruggere le cellule del tumore. Terminato l’intervento, il paziente è ricoverato in Urologia, dove passa la notte e il giorno dopo viene dimesso se non si verificano complicanze. “La costante collaborazione tra urologi e radiologi – spiega Federico Cesarani, primario di Radiodiagnostica – sta producendo ottimi risultati, con diretti benefici di cura sul paziente. Parliamo di una metodica di nicchia sia perché il numero di soggetti con tumore renale è di per sé limitato sia perché la fascia dei malati che vi si sottopongono deve rispondere a determinati requisiti”. Forte del lavoro fatto in questi tre anni (12 finora i pazienti trattati al Massaia), l’Asl AT ha ospitato di recente il primo convegno specialistico nazionale sulla materia, mettendo a confronto l’esperienza dei propri specialisti con quella di medici provenienti da altri ospedali. “L’obiettivo ambizioso – dice Cesarani – è poter estendere il trattamento percutaneo a più pazienti affetti da tumore al rene: molto dipenderà dall’evoluzione tecnologica, dall’esperienza pluriennale degli operatori  e dalla valutazione dei risultati conseguiti”.

“Grazie all’uso delle tecnologie – sottolinea il primario di Urologia Franco Bardari – le idee e le tecniche si sviluppano velocemente: il trattamento percutaneo delle neoplasie renali soltanto nel 2006 era visto come un metodo pioneristico. Oggi molti nostri colleghi sono più consapevoli, rispetto al passato, sull’importanza dell’esperienza sviluppata anche al Massaia: curare il paziente il più rapidamente possibile e con tecniche sempre meno invasive, operando in un’ottica di appropriatezza terapeutica. Senza dimenticare i vantaggi che si hanno per il sistema sanitario: il trattamento percutaneo, rispetto all’intervento chirurgico tradizionale, determina un sensibile contenimento dei costi, anche riferiti alla riduzione dei giorni di degenza e dell’uso dei farmaci”.

 

Nella foto: i primari Federico Cesarani (a sinistra) e Franco Bardari

 

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