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Test di Medicina: le differenze tra Nord e Sud

Analisi e commento ai risultati dei test di ammissione 

aspiranti medici 1Vanto per il Sud era, mille anni fa, la Scuola Medica Salernitana. Da allora le cose sembrano essere cambiate: basti pensare ai risultati dei test di ammissione ai corsi di laurea in Medicina ed Odontoiatria, pubblicati dal Ministero per l’Istruzione.

“Università, a Medicina il 46% dei posti coperti da studenti del Nord” è il titolo del comunicato del MIUR in cui si sottintende una peggiore performance degli aspiranti medici meridionali. Il titolo, sicuramente ad effetto non tiene conto del fatto che i settentrionali rappresentano proprio il 46% della popolazione italiana e che, fatti i dovuti rapporti, la percentuale dei posti coperti dagli studenti meridionali è più alta (37% contro il 34% di residenti nel mezzogiorno).

Nello stesso comunicato sono riportate le università in cui gli studenti hanno ottenuto i punteggi medi più alti, Padova, Milano “Bicocca” e Udine, nonché quelle dove sono stati registrati i punteggi più bassi, Foggia, Molise e Catanzaro. Una situazione non dissimile dalle passate edizioni del test, ma quest’anno ha avuto un’importante conseguenza pratica: per la prima volta la graduatoria per gli aspiranti medici è unica e nazionale. Questo vuol dire  che se uno studente ha ottenuto una votazione relativamente alta, ma insufficiente per accedere all’università di sua scelta in cui ha sostenuto la prova di ammissione, può immatricolarsi in un’altra sede in cui i candidati interni abbiano avuto votazioni peggiori. Pertanto dei 4.743  studenti provenienti dalle regioni del Nord in graduatoria per l’iscrizione: 3.828 studieranno al Nord, 556 al Centro e 359 si dovranno “accontentare” del Sud. Di converso, dei 3.785 studenti meridionali in graduatoria per l’iscrizione: 3.045 rimarranno al Sud, 517 si sposteranno al Centro e 223 al Nord.

La differenza fra i due flussi migratori sta nel fatto che per coloro che si sposteranno da Sud a Nord non si tratterà di un ripiego poiché questi studenti, nella maggior parte dei casi, avevano indicato come prima scelta un ateneo fuori delle loro regioni. Un aspetto poco sottolineato riguarda il Centro: dei 2.517 posti disponibili, solo 57% sarà occupato dai residenti, una percentuale molto più bassa di quella che si osserva per  le regioni settentrionali (93%) o per quelle meridionali (83%). Il bilancio numerico del concorso nazionale in definitiva è positivo per i ragazzi meridionali: 740 di loro infatti potranno studiare negli Atenei del Centro-Nord contro i 601 posti degli Atenei del Sud assegnati ai fuori regione. I numeri non sono però un conforto per il bilancio umano perché confermano la scarsa fiducia che i giovani del Sud hanno di potersi realizzare nella loro terra. E i titoli ad effetto non aiutano. 

Maria Vittoria Cubellis

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