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Smog: fa male al cervello, scuole ‘green’ contro danni e per voti migliori

Roma, 28 gen. (AdnKronos Salute) – Lo smog fa male anche al cervello. I danni da inquinamento non si limitano solo ai polmoni, ma sono collegati a una vasta gamma di problemi di salute che vanno dalle malattie cardiovascolari alle demenze e all’Alzheimer. Lo hanno ricordato gli esperti che si sono riuniti a Milano per il seminario internazionale ‘RespiraMi 3: Air Pollution and our Health’, organizzato dalla Fondazione Irccs Policlinico e dalla Fondazione internazionale Menarini. Ma le prestazioni cognitive si possono difendere sin dall’infanzia: “Se nella scuola o nelle immediate vicinanze ci sono alberi e piante gli studenti hanno voti migliori – sottolineano gli specialisti – Il verde mitiga gli effetti negativi dell’inquinamento anche sulle prestazioni cognitive, migliorando la memoria e la capacità di attenzione”.

“Un numero crescente di studi – ricordano – mostra che l’esposizione all’aria inquinata, fin dal periodo fetale, si associa a performance cerebrali peggiori e anche a un maggior rischio di deficit cognitivi correlati all’età”. Una svolta green può dunque aiutare, “ma attenzione agli effetti allergizzanti di alcune piante come le graminacee, che vengono amplificati dallo smog e pertanto vanno evitate. Piante anti-smog consigliate negli ambienti chiusi – suggeriscono invece gli esperti – sono ficus benjamin, edera e gerbera: alleati preziosi contro benzene, ammoniaca e xilene, principali sostanze inquinanti presenti in scuole, case e uffici”.

“I meccanismi precisi attraverso cui lo smog può diventare tossico sul sistema nervoso centrale non sono noti – precisano gli specialisti – ma sembra che possano essere coinvolti un incremento dell’infiammazione delle cellule immunitarie presenti soprattutto nei bronchi e nei polmoni, che a loro volta innescano una reazione infiammatoria generalizzata e sistemica, nonché un’alterazione delle difese antiossidanti. I danni sono evidenti a ogni età e perfino se si è esposti allo smog durante il periodo fetale: una recente ricerca su oltre 700 bambini olandesi, seguiti dalla gestazione fino a 10 anni d’età, ha verificato che anche livelli di inquinamento inferiori alle soglie stabilite dall’Unione europea (medie annuali di Pm10: 40 microgrammi per millimetro cubo) comportano alterazioni nello sviluppo del cervello dei bimbi. La corteccia cerebrale risulta più sottile in alcune aree e questo sarebbe correlato a una maggiore impulsività e quindi a un maggior rischio di problemi come il disturbo da deficit dell’attenzione e iperattività”.

“Altrettanto dimostrati sono i rischi per le donne in gravidanza – commenta Sergio Harari, co-presidente del seminario e direttore Unità operativa Pneumologia, ospedale San Giuseppe di Milano – L’esposizione prolungata alle polveri sottili si associa a una riduzione del peso alla nascita del neonato che, in proporzione, respira volumi d’aria doppi rispetto all’adulto, mentre elimina in modo meno efficiente le sostanze tossiche”.

“L’esposizione allo smog è dannosa sulle capacità cognitive, ma c’è un modo per proteggersi – interviene Pier Mannuccio Mannucci, co-presidente del seminario, professore emerito di Medicina interna università degli Studi di Milano – Il verde delle piante purifica l’aria delle nostre città intrappolando le polveri sottili, con un effetto positivo non soltanto per la salute cardiorespiratoria (non a caso infatti in città più verdi si vive più a lungo), ma anche per il cervello. Uno studio spagnolo su quasi 2.600 bambini della scuola primaria ha dimostrato che gli spazi verdi nella scuola e nell’ambiente circostante aiutano l’apprendimento, portando a un miglioramento dello sviluppo cognitivo. Piante e alberi riducono l’inquinamento atmosferico e in parallelo nell’arco di un anno portano i ragazzini ad avere un miglioramento nelle capacità di memoria e di attenzione, a tutto vantaggio della performance scolastica”.

“Tutto ciò dimostra che, se l’urbanizzazione che oggi riguarda il 55% della popolazione mondiale e raggiungerà nel 2050 il 75% ha ridotto drammaticamente la qualità e la quantità delle aree verdi, è ormai necessaria un’inversione di rotta – ammonisce l’esperto – Aumentare gli spazi verdi nelle città e soprattutto vicino alle scuole sarebbe certamente il miglior mezzo per proteggere il ‘capitale mentale’ della popolazione. Tuttavia le piante vanno scelte con attenzione – precisa Mannucci – evitando quelle che possono avere effetti allergizzanti, che possono essere amplificare dall’inquinamento atmosferico, come ad esempio le graminacee. La capacità degli alberi di ripulire l’aria da particolati e ozono però dipende soprattutto dalla specie. Bisogna pertanto prevedere la scelta di determinate piante in determinate aree in base alle sostanze inquinanti presenti in quella zona. Anche negli ambienti chiusi è preferibile scegliere piante ‘anti-smog’ come ficus benjamin ed edera più efficaci contro benzene e ammoniaca che sono le sostanze inquinanti maggiormente presenti in scuole, case e uffici”.

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