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SIMIT, bioterrorismo: “Italia pronta, rischio basso, protocolli già avviati”

bioterrorismo“Un problema complesso ma reale – afferma il Prof. Massimo Andreoni, Past President SIMIT, Società Italiana Malattie Infettive e Tropicali – esistono varie possibilità di armi biologiche per sviluppare  il bioterrorismo: un problema che deve essere discusso e affrontato. Questo problema è debitamente considerato dalle istituzioni: attualmente esistono diversi tavoli, a diversi livelli, promossi del Ministero e delle Forze armate che hanno affrontato i temi e le priorità emerse, e negli anni passati sono stati creati dei protocolli per intervenire e dei master per istruire in caso di intervento”.

Attualità, cronaca e prevenzione in queste ore di grande tensione e massima all’erta. Si è parlato anche di bioterrorismo durante la conferenza stampa moderata da Laura Berti del Tg2 Salute di presentazione del Libro Bianco delle Malattie Infettive, tenutasi nella sala Isma del Senato, alla presenza di Antonio Chirianni, Presidente SIMIT, Direttore Dipartimento Malattie Infettive ed Urgenze Infettivologiche – Azienda   Ospedaliera  Ospedali dei Colli ”Monaldi-Cotugno-CTO”, Napoli, di Massimo Andreoni., Primario Malattie Infettive PTV Università Tor Vergata; Massimo Galli, Vicepresidente SIMIT, e Primario all’Ospedale Sacco di Milano e Marco Tinelli, Segretario SIMIT, Primario Ospedale di Lodi; infine Tullio Prestileo, Consigliere SIMIT, Ospedale Civico-Benfratelli Palermo che ha posto l’accento sull’equazione migranti-malattie infettive.

IPOTESI BIOTERRORISMO – “Al momento da un punto di vista teorico siamo pronti, ma purtroppo non possiamo prevedere scenari qualora si verificasse un’emergenza – ha dichiarato il Prof.Andreoni – Dotarsi di una rete di malattie infettive è l’unico sistema per poter affrontare gravi problemi e emergenze. I protocolli di intervento coinvolgono nord, centro e sud, perché includono istituzioni distribuite su tutto il territorio nazionale. Abbiamo poi dei centri di riferimento, gli ospedali Sacco e Spallanzani, qualora si verificassero delle dispersioni di agenti biologici che richiedono il contenimento in zone ad altissima capacità di isolamento”.

 

“Maneggiare un agente bioterroristico – chiarisce il Prof. Massimo Gallinon è cosa semplice neanche per chi fosse abituato o avesse intenzione di farlo. Anche nell’eventualità tragica di un kamikaze, il rischio più evidente è rappresentato dal trasporto, e sta nel raggiungere la posizione giusta nei tempi giusti, e il rischio di fallire nell’attacco è altissimo. La cosa apparentemente più semplice potrebbe essere attaccare le fonti idriche, ma sarebbe più conveniente farlo con mezzi chimici piuttosto che con tossine, batteri e microorganismi capaci di provocare un’epidemia. Si potrebbe infine – conclude Galli – sviluppare un attacco per via aeree, ma anche in questo caso servono strumenti adatti. Quindi direi che, il rischio di questa tipologia di attacchi con simili armi è basso, ma è importante mantenere, al contempo, un alto stato di allerta e l massima attenzione”.

COS’E’ IL LIBRO BIANCO DELLE MALATTIE INFETTIVE  – Il Libro Bianco delle Malattie Infettive, redatto dalla SIMIT, Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali, approfondisce numerosi temi strettamente connessi alla cronaca e alle emergenze di questi ultimi anni: dalle malattie e ai fenomeni migratori, alle cure per l’epatite, all’Ebola. Poi, l’emergenza vera è rappresentata dalle nuove infezioni emergenti, quello dell’HIV e dell’epatite, la preoccupazione delle infezioni da germi multiresistenti verso i quali non c’è contromisura. Inoltre il Libro affronta, per la prima volta in Italia, due argomenti di grande interesse: statistiche economiche, costi, governance e ottimizzazione delle risorse e come gestire al meglio, i fondi, i pazienti infetti nei reparti di malattie infettive, e la creazione di una vera e propria rete infettivologica nazionale in grado di confrontarsi con tali urgenti problematiche.

“Il XXI secolo vedrà un’enfasi sempre crescente nel campo delle malattie infettive, quarta causa di morte, sia perché alcune infezioni emergenti e/o riemergenti continueranno a sfidarci, sia perché la globalizzazione ha condotto a una consapevolezza e, di conseguenza, a un impegno maggiori nell’affrontare il terribile carico delle malattie infettive nei Paesi in Via di Sviluppo”, dichiara Massimo Andreoni, Past President SIMIT, a cui si deve la promozione e il coordinamento dell’iniziativa volta ad aprire un nuovo capitolo nell’approccio terapeutico delle malattie infettive in Italia.

LO SCENARIO ITALIANO – Il futuro della salute globale è, allo stato attuale, particolarmente incerto, anche in considerazione dell’emergenza di infezioni quali Ebola, Sars, influenza aviaria, chikungunya e H1N1. Ma non possiamo abbassare la guardia di fronte a pandemie come l’AIDS, né si può trascurare l’impatto che potrebbero avere in Paesi del nord del mondo, altre patologie infettive quali l’encefalite da morso di zecca, la west Nile fever, la dengue e il monkeypox. Nello scenario qui rappresentato, il Libro Bianco presenta uno strumento utile per supportare il Sistema sanitario nazionale e per renderlo migliore.

OBIETTIVI DEL LIBRO BIANCO – I dati ISTAT evidenziano che in Italia più di 20mila decessi ogni anno sono causati da epatiti croniche, cirrosi ed epatocarcinoma. Ogni anno l’1-2% di soggetti con epatite cronica va incontro a cirrosi e il 4% dei cirrotici muore, nel 75% dei casi in seguito allo sviluppo di un epatocarcinoma. Ma sarebbe urgente intervenire anche sulle infezioni nosocomiali: in Italia sono stimati 5-7mila decessi annui, con un costo annuo di circa 100 milioni di euro. Il nuovo network sanitario punta a promuovere nuove politiche sanitarie per risolvere le problematiche presenti e per anticipare quelle future.

“Il Libro Bianco è innanzitutto un importante risultato in quanto mette a regime un problema – aggiunge Ranieri Guerra, Direttore Generale della Prevenzione sanitaria del Ministero della Salutema è anche un punto di partenza, perché fornisce uno strumento valido con cui cominciare a lavorare in maniera uniforme. Credo che sia questo il compito fondamentale di una società scientifica che ha la capacità di aggregare professionisti, ricercatori ed operatori del sistema, a prescindere dalle suddivisioni campanilistiche, regionali o aziendali. Tale strumento aumenta la sicurezza del nostro sistema: la parte infettivologica, infatti, è fondamentale, perché il rischio di una diffusione epidemica, soprattutto in presenza di un calo di vaccinazioni e di coperture immunitarie come quelle che abbiamo ora in Italia, è fondamentale”.

 


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