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Meno selvaggina = meno rischi di Pandemie

Le attività umane minano l’integrità di ecosistemi naturalmente equilibrati ed a sostenere questa tesi ci sono stati, negli ultimi decenni, centinaia di focolai di malattie infettive emergenti e la velocità con cui si manifestano è sempre maggiore. Futuri focolai di malattie zoonotiche sono inevitabili poiché, a causa della deforestazione e dell’espansione agricola, le interferenze tra la fauna selvatica e gli esseri umani aumentano.

Infatti, tra il 1940 e il 2004, sono state registrate più di 335 nuove malattie infettive. La maggior parte di queste, compreso il Covid-19, passano dagli animali selvatici all’uomo. L’unica azione pragmatica ed economica che i governi possono intraprendere con effetto immediato sembra essere quella di vietare il commercio di uccelli selvatici e mammiferi per il consumo. Un divieto mondiale di questa portata andrebbe a vantaggio anche dell’economia e della salute locale.

Inoltre, il Centro per la Diversità Biologica ha scoperto che roditori, pipistrelli e primati, che ospitano i virus zoonotici più noti, venivano scambiati vivi e morti con gioielli, carne, pelli, rifiniture e trofei di caccia, sia legalmente che illegalmente. Questo commercio, mescolando specie provenienti da molte geografie e habitat diversi, crea le condizioni perfette per lo scambio e la ricombinazione dei virus.
Un portavoce di CITES, l’accordo globale sul commercio della fauna selvatica, ha affermato che il commercio della fauna selvatica “può essere benefico per la conservazione delle specie e degli ecosistemi o per lo sviluppo della popolazione locale”, aggiungendo che “Qualsiasi azione progettata per affrontare la diffusione di malattie zoonotiche deve tenere pienamente conto di tutti i loro effetti sulla salute umana, animale e ambientale. Negli ultimi tempi ci sono state molte richieste di divieti come questo. Questi sono solitamente realizzati da gruppi che si oppongono a tutte le forme di commercio di specie selvatiche di fauna e flora, indipendentemente dalla loro forma, scopo o valore di conservazione. Sebbene il segretariato della Cites rispetti queste opinioni, questa non è la politica delle parti della convenzione”.

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