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Scienza: 10 big si raccontano alla piccola Ariel, ‘sogno intervista al Papa’

Milano, 4 apr. (AdnKronos Salute) – Oggi un teorema porta il suo nome. Ma Amalia Ercoli Finzi da piccola cosa sognava? Voleva fare l’esploratrice e scoprire mondi, persino fiori nuovi. Come hobby smontava le bici per capirne il funzionamento, e da grande in fondo fa quello che desiderava quando era ragazzina. Bandiera del ‘pink power’ fin dalla tenera età, nelle vesti di ingegnere aerospaziale ha solo allargato i confini della sua ricerca all’universo. A tirare fuori il suo lato bambino – e quello di altri 9 grandi – è stata una scrittrice 11enne alla sua prima esperienza editoriale: Ariel Spini Bauer, che ora sogna già la prossima intervista: “Mi era venuto in mente Papa Francesco”, confida con semplicità all’AdnKronos Salute. Il Pontefice è saldamente in cima a una lista in cui figurano a seguire “Jovanotti e anche i miei professori”, elenca.

Il suo libro (pubblicato con Editoriale Scienza) è sugli scaffali da ieri, mercoledì 3 aprile. S’intitola ‘Da grande farò…’, è una raccolta di interviste a uomini e donne di scienza, nata da una curiosità che accomuna molti bambini: quella sul futuro. Emergono ritratti umani, sprazzi dell’infanzia dei protagonisti, i loro percorsi. Paolo Nespoli guardava a bocca aperta le immagini in bianco e nero di astronauti sulla Luna. Un destino segnato il suo, che da ragazzino innamorato della meccanica collezionava pezzettini di giradischi vecchi, radio, forni. L’archeologo Ausilio Priuli fin da piccolo andava sui Massi di Cemmo a caccia di incisioni rupestri e ne diventò così esperto che gli studiosi lo cercavano come guida. Valter Longo, ricercatore che insegue i segreti della longevità, si definisce tuttora “una macchina da sogni”. Il suo lavoro del cuore, visto con gli occhi di bimbo, era il calciatore o il musicista. Ma nell’età adulta ha vinto la scienza. E non si è pentito. Anzi racconta che qualche anno fa, seduto per caso in aereo accanto alla band ‘Foo Fighters’, ha pensato che sarebbe stato bello suonare con loro. Ma “solo un concerto – si è detto – prima di volare in Ecuador a studiare la popolazione dei Laron per le mie ricerche sulla genetica dell’invecchiamento”.

Il libro nasce da un quesito comune. “A 9 anni – racconta Ariel, che vive a Milano – ho cominciato a chiedermi che lavoro avrei potuto fare, cercavo di farmi venire in mente idee e professioni che nessuno aveva mai pensato. Per esempio, immaginavo un camion con a bordo degli strumenti scientifici per fare esperimenti”, o un qualche marchingegno per fare “dei calcoli per trovare le anime gemelle delle persone. Ogni volta scoprivo che esistevano già cose simili. Alla fine ci ho rinunciato. Ma la domanda mi assillava. Un giorno a cena fuori con la mia famiglia ci è venuta questa idea. E mi sono messa all’opera”.

E’ stata un’avventura lunga in tutto 2 anni e mezzo, solo per completare le interviste Ariel ha lavorato da novembre 2016 a settembre 2018. Quella che è partita come una ricerca personale l’ha voluta condividere con i coetanei. Tutti i big che ha interpellato del resto hanno sottolineato quanto sia importante accendere le passioni dei piccoli. Lei vorrebbe continuare a farlo, dare una mano a chi vorrebbe avere “più chiari i propri sogni”, ragiona. “Non ho in realtà intenzione di scrivere un altro libro – dice – Mi piacerebbe aprire un canale Youtube, in cui intervistare altre persone. Non è detto che tutti i ragazzi siano interessati alla scienza. Vorrei allargare anche ad altri campi”.

Come la musica. Tema sul quale la quasi 12enne Ariel ha in corso un’esplorazione che la porta indietro nel tempo. La sua playlist spazia dai Queen a Boy George, da Celentano ai Beatles, ma non contempla l’avanguardia ‘trap’. Sentendo la parola, la sua reazione è solo un punto interrogativo. Dei personaggi intervistati custodisce aneddoti, parole e insegnamenti. Con alcuni il contatto è stato una videochiamata, altri li ha incontrati di persona in ambienti molto diversi. “Sono andata a casa della nipote di Amalia, con Elisabetta Dejana sono stata dove lavora e ho fatto anche un giro in laboratorio. Con Priuli sono andata all’Archeopark che lui ha ideato” a Boario Terme (Brescia), “ci siamo divertiti tanto con le canoe”, racconta.

“Quello che mi ha colpito è che, per quanto importanti e famose, e nonostante il successo, queste persone sono sempre rimaste loro stesse, persone normali come noi. Con me sono stati tutti gentili, non mi hanno trattato da bambina”. Questo è il momento di Greta Thunberg, 16enne in grado di muovere il mondo in difesa dell’ambiente, adulti compresi. Per Ariel “sarebbe molto bello se generazioni diverse potessero in qualche modo comunicare di più tra loro, e i ragazzi potessero esprimere la loro opinione. Credo si debbano aiutare i bambini a individuare la loro passione, cosa che si fa sempre meno”.

Stringendo l’obiettivo sulle donne, Ariel osserva che “tutte le intervistate hanno raccontato anche delle difficoltà incontrate nell’inseguire i propri sogni. Mi ha colpito che sono riuscite comunque a portare avanti i loro desideri e che le femmine erano quelle che andavano meglio a scuola rispetto ai maschi”. Oggi, riflette, la condizione femminile “è decisamente migliorata grazie all’intervento di queste grandi donne”. Ma, aggiunge, “credo sia rimasta ancora l’idea della distinzione fra il lavoro da maschi e il lavoro da femmine. Non ne parliamo più di tanto fra noi ragazzi, ma per esempio a scuola se ci dobbiamo dividere in gruppi durante l’ora di educazione fisica le femmine scelgono sempre la pallavolo e i maschi il calcio”.

Tutti i personaggi che si sono raccontati ad Ariel – dall’archeologo al giornalista scientifico, dalla biologa allo scrittore, dall’esperta di robotica vegetale all’astrofisica – le hanno spiegato “che bisogna seguire la propria passione ma anche essere concreti nelle scelte, continuare con determinazione sulla strada in cui si crede ma essere disposti a cambiare idea se i fatti suggeriscono questo, che ci vuole umiltà e bisogna sapersi adattare per sopravvivere pur restando sempre se stessi. Ripensando ai suoi intervistati Ariel ammette che “tutti quanti hanno conservato un lato bambino, alcuni tratti di loro da piccoli. Per esempio Amalia è sempre stata curiosissima e dice che non si accontenta di sapere che se schiacci un bottone il calcolatore fa questo o quello, lei vuole scoprire perché succede”.

C’è chi ha fatto esattamente quello che sognava da piccolo e chi ha sparigliato le carte: “La biologa Dejana ad esempio voleva fare la segretaria”, cita Ariel. Gli hobby di questi personaggi illustri sono spesso abbastanza diversi dalla loro professione: “Piero Angela dice di mettersi al piano appena ha un momento, anche la fisica Fabiola Gianotti lo suona ed è appassionata di musica. C’è anche chi dice di non avere tempo libero”. Alle interviste Ariel è andata in compagnia. “Con me per esempio c’era sempre mio fratello di 8 anni. Anche lui pensa molto al futuro. Fa i sogni più assurdi. Adesso vuole fare l’agricoltore, poco prima parlava del cassiere o del cameriere”. Dopo le chiacchierate, le riflessioni, le storie di vita raccolte, Ariel si sarà chiarita le idee sul suo di futuro? “Le avrò confuse per tutta la vita, credo. Cambierò ancora almeno mille volte, ma mi sono fatta un’idea del lavoro che mi piacerebbe fare: la professoressa di matematica alle medie”.

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