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Sanità: Unicef-Oms, 30 mln bimbi prematuri ogni anno

Roma, 13 dic. (AdnKronos Salute) – Ogni anno circa 30 milioni di bambini nascono prematuri, troppo piccoli o si ammalano e hanno bisogno di cure specialistiche per sopravvivere. Lo evidenzia un nuovo rapporto della coalizione globale di organizzazioni che supportano l’Every Newborn Action Plan, che include l’Unicef e l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Secondo il rapporto, senza cure specialistiche molti neonati a rischio non sopravviveranno al primo mese di vita. Nel 2017, circa 2,5 milioni di neonati sono morti, la maggior parte per cause prevenibili. E almeno due terzi di queste morti sono di bambini nati prematuri.

Anche se riescono a sopravvivere, questi bambini vanno incontro a malattie croniche o ritardi nello sviluppo. Inoltre, circa 1 milione di neonati piccoli e malati sopravvivono con disabilità permanenti. Ma con cure adeguate, questi bambini possono vivere senza complicanze importanti. Il rapporto mostra che entro il 2030, in 81 paesi, le vite di 2,9 milioni di donne, bambini nati morti e neonati possono essere salvati con strategie più semplici e efficaci. Per esempio, se uno stesso team sanitario fornisce cure sia alla madre sia al bambino durante la gravidanza, il parto e dopo, può identificare in anticipo i problemi.

“Quando per i bambini e le loro madri sono presenti le cure giuste, al momento giusto e nel luogo giusto, queste possono fare la differenza”, dichiara Omar Abdi, vice direttore generale dell’Unicef. “Ma milioni di bambini piccoli e malati e di donne ogni anno muoiono solo perché non ricevono cure di qualità, che rappresentano un loro diritto e una nostra responsabilità”.

Il rapporto ‘Survive and Thrive: Transforming care for every small and sick newborn’ (Sopravvivere e crescere: trasformare l’assistenza per ogni neonato piccolo e malato) rileva che fra i neonati più a rischio di morte e disabilità ci sono quelli che nascono con complicanze dovute a parto prematuro, danni cerebrali durante il parto, gravi infezioni batteriche o ittero, e tutti coloro che nascono con problemi congeniti. Inoltre, il peso economico e psicologico sulle loro famiglie può avere effetti dannosi sul loro sviluppo cognitivo, linguistico ed emotivo.

Circa il 68% delle morti neonatali può essere evitato entro il 2030 – avverte il report – con soluzioni semplici come l’allattamento, il contatto pelle a pelle tra madre o padre e bambino, medicine e attrezzature di base, accesso a strutture sanitarie adeguate in cui siano presenti operatori sanitari specializzati. Altre misure come la rianimazione di un bambino che non riesce a respirare correttamente, la somministrazione alla madre di un’iniezione per prevenire le emorragie o il ritardo nel taglio del cordone ombelicale potrebbero ulteriormente salvare milioni di vite. Secondo il rapporto, però, il mondo non raggiungerà l’obiettivo globale di garantire la salute per tutti se l’assistenza sanitaria per ogni neonato non cambierà. Senza un rapido progresso, certi paesi non raggiungeranno questo obiettivo per altri 110 anni.

Per salvare i neonati, il rapporto propone alcune raccomandazioni: garantire assistenza ospedaliera 24 ore su 24, 7 giorni su 7 ai neonati; formare gli infermieri a fornire assistenza pratica in collaborazione con le famiglie; sfruttare il potere dei genitori e delle famiglie insegnando loro come diventare esperti nel prendersi cura dei propri bambini, che può ridurre lo stress, aiutare i bambini a prendere peso e consentire un sano sviluppo celebrale; fornire assistenza medica di buona qualità dovrebbe diventare parte delle politiche di un paese e un investimento per tutta la vita di tutti coloro che nascono piccoli o malati; registrare e tracciare ogni neonato piccolo e malato consentirà di monitorare i progressi e migliorare i risultati; allocare le risorse necessarie, con un investimento ulteriore di 0,20 centesimi di dollaro a persona può salvare 2 neonati su 3 nei paesi a basso e medio reddito entro il 2030.

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