Sanità: paesi che si spopolano e punti nascita in crisi, Italia sfida denatalità

Milano, 5 mar. (Adnkronos Salute) – Cortina d’Ampezzo, quasi 9mila anime nel 1971, circa 5.700 residenti oggi. Sono i paesi montani con i loro numeri a raccontare in maniera efficace l’effetto concreto della denatalità, della crisi di nascite che l’Italia sta attraversando e che ha portato la nazione nel 2020 a registrare più morti che nati, con un saldo demografico negativo che preoccupa gli esperti. “L’anno scorso qui sono nati 23 bambini e sono morte 85 persone – spiega Paola Coletti, assessore all’Istruzione e Politiche educative e giovanili del Comune di Cortina – Abbiamo 5 scuole superiori che da qui a 10 anni andranno a morire. In periodo di Covid” con la chiusura degli asili “le donne hanno vissuto un periodo molto difficile”.

“Il problema – spiega oggi durante l’evento online ‘Denatalità e crisi dell’ostetricia: il diritto di venire al mondo’, la prima di una serie di iniziative promosse dalla Casa di Cura Santa Famiglia di Roma sul tema – è la mancanza di strutture. Abbiamo Pronto soccorso a 30 minuti da casa, punti nascita a un’ora di distanza. Abbiamo sopperito con un sistema di ambulanze, fra cui c’è una piccola unità che fa fronte a problemi legati alla natalità. Siamo positivi e orgogliosi di vivere la montagna. Per questo guardo al futuro e a quello che si può creare per sopperire alle mancanze”. Nel futuro di Cortina c’è l’occasione delle Olimpiadi che saranno ospitate nel 2026, c’è un convitto che si sta realizzando e che potrà poi diventare “attrattivo per i ragazzi che voglio fare sport”, all’idea di realizzare un villaggio attrezzato per gli anziani.

Cortina è il simbolo delle sfide che l’Italia che invecchia si trova ad affrontare. La denatalità mette in crisi anche il sistema di assistenza che ruota intorno alla gravidanza e al parto. Ci si misura oggi con “la scomparsa di tanti punti nascita, con il calo del personale medico specializzato nelle patologie neonatali – fa notare Donatella Possemato, Amministratore delegato della Casa di cura Santa Famiglia – Portare avanti un’Ostetricia è un impegno gravoso con un rischio clinico alto. Un ospedale che fa ostetricia non si ferma mai, tutto l’anno. Ogni giorno 24ore su 24 siamo pronti ad accogliere le donne che mettono al mondo un figlio e si pensi che per un parto naturale lo Stato paga 1.200 euro, meno di quanto si paga per un i-Phone”.

L’esperta auspica che si affronti il fenomeno della denatalità. “Speriamo che la famiglia venga considerata alla stregua di un’impresa e vengano attuale politiche attive che permettano di programmare con serenità una nascita”, incalza Possemato che invita anche a riflettere su cosa ha rappresentato il periodo dell’emergenza Covid per le donne in attesa di un figlio, fra paure e ansie, difficoltà ad avere la loro fianco i papà, i nonni. In generale rispetto al passato “molto è cambiato, in particolare riguardo alla decisione di avere un figlio – riflette Domenico Arduini, ordinario di Ginecologia e Ostetricia Università Tor Vergata, Casa di Cura Santa Famiglia, che mostra alcuni dati secondo cui “oltre il 50% delle cause per cui una coppia non desidera avere un figlio sono legati a problemi di tipo sociale, economico e alla propria volontà di rinviare il momento della gravidanza”.

Bisogna “chiedersi perché – sottolinea l’esperto – Noi medici ci troviamo davanti al problema di come spingere una popolazione sana ad avere figli. Il primo punto è dare un’informazione corretta, sul fatto che l’Italia ha un’assistenza invidiata” dal resto del mondo “che la nascita è un evento naturale seguito per tutto l’arco della gravidanza, che il Paese ha fra i dati più bassi” in termini di mortalità, “che il parto è un evento stressante sì, ma è il sistema più collaudato. E dobbiamo dire agli aspiranti genitori: abbiate fiducia nel futuro, nella classe medica e nella biologia”.

L’Italia si misura anche con il calo degli specialisti. “I pediatri e neonatologi saranno quelli destinati a mancare di più – evidenzia Luigi Orfeo, direttore Neonatologia e Terapia intensiva neonatale Fatebenefratelli Isola Tiberina di Roma – Avremo nel 2025 secondo una stima delle nostre associazioni fino a circa 3.500 specialisti in meno, pediatri e anche neonatologi che potranno andare ad operare nei punti nascita. Questo in parte è dovuto al fatto che i medici italiani sono fra i più vecchi d’Europa, circa il 60% adesso ha più di 55 anni, questi camici bianchi andranno in pensione e non saranno sostituti adeguatamente”.

Basta la crisi a spiegare la scelta di non fare figli? “Credo che il tema del futuro sia centrale – analizza Tonino Cantelmi, professore di Cyberpsicologia Università Europea di Roma – Noi dobbiamo riuscire a coniugare futuro e felicità. E’ una sfida che riguarda tutto, anche il fare figli. La pandemia è una grande minaccia e davanti alle minacce una parte del nostro cervello, l’amigdala, che è un cervello antico e legato all’emotività, ci porta a una risposta immediata a volte irrazionale. Questo tempo che viviamo ci porta a sospendere molto la razionalità. La concezione del futuro condiziona il nostro presente. E dobbiamo riprendere in mano proprio questo: la possibilità di pensare al futuro”.


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