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Sanità: Marmot, ‘Italia non è peggiore in Ue per diseguaglianze’

Roma, 27 feb. (AdnKronos Salute) – L’Italia “non è la peggiore in Europa per le diseguaglianze in salute. Ma l’Atlante mostra che in ogni regione persone con livello medio di istruzione hanno maggiore mortalità rispetto a quelle con un alto livello e coloro che invece hanno un livello basso hanno maggiore rischio di mortalità di chi ha un livello di educazione medio”. Lo ha detto Sir Michael Marmot dell’Institute of Health Equity, uno dei massimi esperti al mondo sugli effetti delle disuguaglianze sulla salute pubblica, a margine di un convegno all’Inmp di Roma, dove ha tenuto una lectio magistralis.

Oggi l’Inmp, l’Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e il contrasto delle malattie della povertà, in collaborazione con Istat ha presentato ‘Atlante italiano delle disuguaglianze di mortalità per livello di istruzione’. “All’interno di ogni regione italiana – ha aggiunto Marmot – c’è un gradiente sociale e alcune regioni hanno un livello di mortalità più basso rispetto ad altre. C’è una combinazione tra avere un basso livello di istruzione e vivere ad esempio in regioni come la Campania, la Puglia o la Calabria, peggiore per la salute rispetto a vivere a Bolzano o Trento”.

“Per la prima volta in Italia si fa uno studio che analizza la mortalità di 60 milioni di persone (tra il 2012-2014) a fronte di un censimento Istat del 2011 per 35 raggruppamenti di patologie diverse. Si tratta quindi di un dato reale – ha sottolineato Concetta Mirisola, direttore generale dell’Inmp – La sintesi dell’Atlante è evidenziare il rapporto tra livello di istruzione e mortalità e come il gradiente di quest’ultima si differenzia in Italia. Ebbene, le persone meno istruite di sesso maschile rispetto alle più istruite mostrano in tutte le regioni una speranza di vita inferiore di tre anni”.

Secondo Mirisola, per invertire la rotta occorre “mettere al centro dell’agenda politica di ogni ministero l’equità. Ne ho parlato con il professor Marmot e secondo noi basterebbe affrontare tutte le politiche avendo sempre come oggetto l’equità, spostando l’ago della bilancia in tal senso – ha concluso – si corregge l’istruzione, il reddito e tutti i fattori determinanti che incidono per l’80% sulle risultanze di salute di una popolazione”.

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