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Sanità: Fials a Zingaretti, no a modello lombardo in territorio Lazio

Roma, 11 apr. (AdnKronos Salute) – “No al modello di sanità lombarda che il presidente Nicola Zingaretti vuole imporre nel Lazio”. E’ l’appello della Segreteria provinciale Fials di Roma che ha realizzato un’analisi del settore. “Negli ultimi anni abbiamo assistito a scelte politico-gestionali, da parte della Regione – si legge in una nota – che hanno prodotto un ineluttabile e sistematico smantellamento del servizio sanitario pubblico. E il risultato evidente è a vantaggio pressoché esclusivo della sanità privata. I posti letto oltremodo dimezzati, la settimana corta nelle degenze ospedaliere, le liste d’attesa che fanno il paio con le liste chiuse e non ultimo la carenza di personale nell’assistenza pubblica”.

“Altro che 8.500 assunzioni come piace sbandierare al governatore Zingaretti. Se fossero assunzioni realistiche significherebbe che ne avrebbe dovute fare ben oltre il doppio. Quello che invece è sotto gli occhi di utenti e personale sanitario pubblico sono le grandi realtà come Policlinico Gemelli, Bambino Gesù e Campus Biomedico finanziati a pioggia. A questo modello leghista lombardo di sanità appaltata a privati, diciamo con forza un secco ‘no'”. Nella sua analisi, Fials sottolinea di aver verificato “che nei programmi d’intervento non c’è alcuna valutazione per attuare il rilancio di strutture una volta di estrema eccellenza quali il Policlinico Umberto I, il San Camillo o il San Filippo Neri. Ovvero senza alcuna operazione di equilibrata concorrenza tra azienda pubblica e azienda privata”.

La Regione, si legge nella nota, “nel 2015 ha erogato al Gemelli 336 milioni di euro che diventeranno 405 nel 2018 mentre, l’ospedale San Camillo nel 2017 ha dichiarato un deficit per 65 milioni. E le cause reali per le quali il San Camillo è sul punto di tirare le cuoia e si nascondono dietro altri numeri: i costi dell’ospedale pressoché invariati in otto anni e passati dai 466 milioni del 2005 ai 467 del 2013 (in calo rispetto al 2011 quando si toccò il picco con 523 milioni). Mentre non mancano i tagli di posti letto, scesi dai 1.378 del 2005 ai 976 del 2013, così i medici passati da 1.006 a 822 e gli infermieri da 2.500 a 2.025. Analizzando lo stato dell’ospedale San Giovanni sempre nel 2017 i milioni di deficit risultano 36 , per il Policlinico Umberto I altri 22”.

“La Fials non vuole sostituirsi all’amministrazione regionale e non cerca alcuno scontro ma chiede che l’allarme possa essere ascoltato in difesa del Ssn e Ssr, universalistico e gratuito, che si faccia carico di garantire la cura e la salute di ogni individuo e che sia a garanzia pubblica. Chiediamo – aggiunge la nota – il rilancio degli investimenti in tutte le strutture sanitarie regionali, nuove assunzioni e il ricambio generazionale a coperture delle gravi carenze di personale. Infatti analizzando lo stato degli ospedali chiusi nella provincia, da sostituire ipoteticamente con le Case della salute per concentrarvi le prestazioni ambulatoriali vengono fuori altre magagne”.

“L’obiettivo è stato completamente disatteso: i numeri delle prestazioni ambulatoriali della sanità cattolica rendono chiara la situazione. Il Policlinico Gemelli nel 2017 – riporta la nota – ha erogato 9 milioni e 800 mila prestazioni ambulatoriali, 200 mila in più del 2016, in spregio alla deospedalizzazione delle cure che era uno degli obiettivi dichiarati dal governatore e commissario ad acta per il piano di rientro Zingaretti”.

“Restiamo quindi in attesa di avere risposte convincenti sul futuro della sanità pubblica regionale e sottolineiamo ancora che ci opporremo in ogni modo all’ulteriore depauperamento dell’assistenza dei nostri grandi ospedali nel Lazio: bisogna cambiare perché questo modello Lazio non funziona – conclude la nota -. Faccia chiarezza il governatore perché non vorremmo invece che il suo incarico di segretario nazionale del suo partito lo distolga troppo dai problemi tangibili della sanità ancora in piano di rientro “.

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