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Sanità: Bindi, ‘preoccupante sentire ‘fuori la politica dal settore”

Perugia, 4 mar. (AdnKronos Salute) – “Quando sento affermare ‘fuori la politica dalla sanità’ mi preoccupo molto, a meno che non si intenda ‘fuori la cattiva politica dalla sanità, la spartizione partitica, fuori le nomine fatte non in base alle competenze ma alle tessere o alle clientele’. Perché la politica, intesa come perseguimento del bene comune e dell’interesse generale, deve essere impegnata in prima persona nella gestione del sistema sanitario”. A parlare è l’ex ministro della Sanità Rosy Bindi, da Perugia, dove ha tenuto una lectio magistralis sui 40 anni del Servizio sanitario nazionale, in occasione dell’inaugurazione dell’Anno accademico 2018-2019 della Fondazione Onaosi.

“Laddove c’è un diritto importante come quello della salute da garantire e le risorse sono limitate – spiega Bindi – e per assicurare questo bene si mettono in gioco dinamiche che vedono da una parte chi offre molto forte, case farmaceutiche, i professionisti medici e la stessa politica, e dall’altra parte chi domanda, come il malato, molto fragile, è evidente – sostiene – che la politica non può non esserci, non può non decidere, leggendo la domanda di salute, quali sono le prestazioni davvero fondamentali da assicurare ai cittadini. Non può non programmare, non può non governare, non può non dire dei sì o dei no. Senza politica – ribadisce Bindi – non si assicura un sistema delicato e prezioso come quello della salute del nostro Paese. La politica dunque se ne assuma la responsabilità e al tempo stesso riconosca la necessità di collaborare con tutte le altre competenze, dai medici ai manager, e soprattutto ascolti i cittadini, sappia capire la domanda di salute e investa con coraggio risorse in quel settore, perché il nostro sistema sanitario italiano universalistico è sostenibile, molto più di altri sistemi e molto più di molte altre opere pubbliche nel nostro Paese”.

“Guai a disinvestire – ammonisce l’ex ministro – un settore che non è solo di spesa, ma che produce anche crescita, ricchezza culturale, lavoro, professionalità, innovazione. Ricordare i 40 anni del Ssn significa rilanciarlo, capire le criticità di oggi, ma amare quest’opera pubblica e farla funzionare davvero per la dignità dei nostri cittadini”.

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