Sanità

Sanità, avviato il recupero dei ticket non pagati negli ultimi cinque anni

Più di duemila i cittadini interessati: si paga entro trenta giorni, poi la pratica passa ad Equitalia. Presto altri fronti: applicazione della penale per 39.000 prestazioni prenotate e non eseguite; a seguire, recupero dei ticket aggiuntivi non pagati dall’agosto 2011 a maggio 2012. Poco più del 5%. Sono quei cittadini che hanno usufruito della esenzione da ticket per prestazioni sanitarie senza averne diritto. Ma attenzione – dicela Asl– non si tratta di evasori nel senso tradizionale del termine. Nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di utenti in buona fede, che non erano a conoscenza delle regole, tutt’altro che semplici, e che magari non sono stati bene informati, nemmeno ai nostri sportelli.

Molti di questi cittadini, che hanno già ricevuto a casa la richiesta di pagamento dei ticket non pagati nel periodo 2007-2011, in questi giorni si stanno rivolgendo agli uffici della Asl, chiedono spiegazioni e poi, sottolineando la loro buona fede, pagano. Altri, invece, anche in considerazione del periodo di crisi, dichiarano di non voler pagare, sapendo comunque che il credito sarà passato a Equitalia, che poi provvederà al recupero in forma autonoma.Gli uffici hanno riesaminato tutte le cinquantamila richieste di esenzione, incrociando i dati in possesso dell’Azienda sanitaria, con altri contenuti nelle banche dati del Ministero delle Finanze, e ad oggi hanno certificato come “chiaramente esigibili” nel quinquennio i ticket da parte di 2.270 utenti, per un importo di un milione e 29mila euro.

Gli avvisi di pagamento

Le richieste di pagamento non sono state inviate a tutti i 2.270 utenti in una sola mandata, ma al ritmo di un centinaio a settimana, anche per dar modo agli uffici di rispondere compiutamente e con la necessaria documentazione a coloro che chiedono chiarimenti. Ad oggi sono state spedite circa 650 lettere, per un importo vicino ai 260.000 euro. Già incassati 80.000 euro, ma ogni giorno il conto si allunga. Si pensa di terminare questa fase entro l’autunno.“Non si tratta solo di una doverosa operazione di recupero crediti – precisano dalla Asl – ma anche di equità sociale nei confronti di coloro che interpretando correttamente la norma, pagano quotidianamente il ticket dovuto”.

L’iniziativa odierna, promossa dalla Asl, va a sommarsi all’intervento fatto autonomamente dalla Guardia di Finanza nel 2011 e che portò alla scoperta di 80 evasori, per i quali scattarono poi sanzioni e denunce penali.

Si aprono altri fronti

“Se la questione “ticket non pagati” si è sostanzialmente chiusa con l’entrata in vigore delle norme sulla certificazione preventiva – fanno sapere dalla Asl – adesso si aprono altri fronti: quello relativo alle prestazioni prenotate e non eseguite, e quello relativo al recupero dei “ticket aggiuntivi” non pagati, introdotti nell’agosto del 2011 a seguito dei provvedimenti del Governo”.Nel primo caso (prestazioni prenotate e non eseguite), al danno erariale corrispondente al costo del ticket dovuto e che la Asl è comunque tenuta a recuperare, si somma anche un problema di carattere organizzativo ed etico: chi non si presenta dopo aver prenotato una prestazione, infatti, “occupa” nell’agenda un posto che non potrà poi essere utilizzato da altri, allungando così anche le liste di attesa. Un fronte ampio, se si pensa che la Asl effettua ogni anno un milione e trecentomila prenotazioni e che circa il 3% di coloro che prenota (in larga parte, esenti) diserta gli appuntamenti, senza darne alcun preavviso. Siamo nell’ordine delle 39.000 prenotazioni che non vanno a buon fine, provocando disagi sia interni che esterni.  In termini economici, a conti fatti, in un anno si tratta di una cifra di poco superiore ad un milione euro. Un obbligo, quindi, per l’Azienda sanitaria recuperarla. Ma la richiesta di queste somme, sicuramente, servirà anche a sensibilizzare maggiormente, in futuro, coloro che dopo aver prenotato non usufruiscono della prestazione, ad eseguire una disdetta: in fin dei conti, basta una telefonata!Analoga iniziativa per il cosiddetto “ticket aggiuntivo”. Da maggio 2012, chi si presenta per prenotare e non fornisce indicazioni esatte sulla fascia di reddito che lo interessa, viene invitato a pagare il massimale, salvo poi farsi rimborsare se, fatti i dovuti riscontri, si accorge di aver pagato troppo. Ma precedentemente, nel periodo agosto 2011 – maggio 2012, le normative regionali consentivano di rinviare ad un successivo momento il pagamento del ticket dovuto a coloro che non erano in grado di collocare nella giusta fascia il proprio reddito familiare. Ebbene, tra qualche mese anche questi cittadini saranno invitati a sanare le proprie posizioni.

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