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Sanità: Agcm, sproporzionati limiti pubblicità introdotti da legge Bilancio

Roma, 2 apr. (AdnKronos Salute) – “I limiti introdotti dalla legge di Bilancio alla pubblicità sanitaria non risultano proporzionati, comprimendo ingiustificatamente la libertà dei professionisti di pubblicizzare la propria attività economica”. E’ quanto rileva nel suo bollettino settimanale l’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm), riferendosi alla norme che, in Manovra, hanno introdotto limiti stringenti alla diffusione delle comunicazioni informative in ambito sanitario, prevedendo in particolare che le comunicazioni informative da parte delle strutture sanitarie private di cura e degli iscritti agli albi degli Ordini delle professioni sanitarie “devono essere funzionali a garantire la sicurezza dei trattamenti sanitari, escluso qualsiasi elemento di carattere promozionale o suggestivo”.

Ma in definitiva, secondo l’autorità, “la legge di Bilancio 2019 sottrae l’intero comparto delle professioni sanitarie alla possibilità di ricorrere alla leva pubblicitaria, limitando la concorrenza tra professionisti sanitari in misura non proporzionata all’interesse generale di tutelare la sicurezza dei consumatori; viola le disposizioni che attribuiscono all’Autorità la competenza a vigilare sulla correttezza e trasparenza delle comunicazioni informative sanitarie; introduce ingiustificati vincoli all’esercizio della figura del direttore sanitario”.

Secondo l’Agcm in questo modo si limita “ingiustificatamente l’impiego da parte dei professionisti di un’importante leva concorrenziale e si ostacola la possibilità per i consumatori di effettuare scelte maggiormente consapevoli. Si rileva peraltro che la sicurezza dei trattamenti sanitari attiene piuttosto alle concrete misure e modalità di esercizio dell’attività sanitaria adottate dai professionisti, nonché ai controlli effettuati sulle stesse da parte dei soggetti preposti”.

In più, la legge di Bilancio ha previsto che “le strutture sanitarie private di cura sono tenute a dotarsi di un direttore sanitario iscritto all’albo dell’Ordine territoriale competente per il luogo nel quale hanno la loro sede operativa entro 120 giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge”, ma l’autorità rileva che “anche questa previsione costituisce una ingiustificata restrizione della concorrenza nell’offerta dei servizi professionali in ambito sanitario, non supportata da obiettive esigenze di interesse generale”.

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