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Salute: la dermatologa, dermatite atopica dei figli mina serenità famiglia

Roma, 4 nov. (Adnkronos Salute) – Secchezza cutanea e prurito intenso sono le manifestazioni più evidenti dela dermatite atopica nei bambini, patologia infiammatoria cronica, a volte talmente invalidanti da compromettere seriamente la serenità del piccolo e della famiglia. Sintomi che si traducono nella perdita del sonno dei figli e nell’impotenza dei genitori che non sanno come interrompere il loro grattarsi e convivono con la paura che si feriscano. Insomma, un pericoloso terzo incomodo nel rapporto tra genitori e figli che può avere serie ricadute sulla qualità di vita di tutti i componenti del nucleo familiare. Lo spiega Annalisa Patrizi, docente di Dermatologia dell’università degli studi di Bologna al 94esimo Congresso della Sidemast, la Società italiana di dermatologia medica, chirurgica, estetica e delle malattie sessualmente trasmesse, in corso in versione digitale fino al 6 novembre.

La dermatite atopica è la patologia più frequente in età pediatrica e interessa circa il 20% dei bambini tra 0 e 10 anni. Solo in Italia 1 milione di bambini ne è affetto. Una malattia che può influire moltissimo sulla qualità della vita non solo del bambino colpito ma anche della sua famiglia, per cui, spiega la dermatologa, “anche questo aspetto va considerato nella definizione della gravità della malattia”.

“Le cause più frequenti della patologia – spiega – sono la predisposizione genetica all’atopia, le alterazioni della barriera cutanea, l’iperreattività nei confronti di stimoli ambientali e agenti infettivi e infine la risposta infiammatoria. Con l’aumentare dell’età, la dermatite atopica spesso regredisce e si eclissa, ma può ripresentarsi in adolescenza o in età adulta; soprattutto nei pazienti con le forme più gravi ed estese la malattia sovente persiste. A volte, inoltre, la dermatite atopica è accompagnata anche da altre patologie che compaiono in un secondo momento e che fanno parte del gruppo dell’atopia come l’asma e la rinocongiuntivite allergica. Patologie, presenti in circa il 30% dei pazienti, che non sempre si associano alle forme clinicamente più gravi di dermatite atopica”.

“La gestione terapeutica del piccolo paziente atopico è estremamente complessa – sottolinea Patrizi – e la gravità della malattia ‘guida’ in un certo senso la terapia. Bisogna infatti valutare l’intensità del prurito e la presenza o meno di perdita di sonno, l’estensione e la localizzazione delle lesioni e il decorso clinico. Obiettivo principale è risolvere i sintomi acuti cercando di ottenere una stabilizzazione a lungo termine e prevenire le recidive, evitando il più possibile gli effetti collaterali dei farmaci utilizzati. Pertanto, bisogna innanzitutto informare bene non solo i pazienti ma soprattutto i genitori perché siano a conoscenza di come curare la pelle”.

“Le finalità terapeutiche principali sono due – conferma l’esperta – la prima è controllare il quadro clinico della malattia limitando la gravità e la durata degli episodi di riacutizzazione e dei sintomi associati; la seconda è ridurre l’impatto della dermatite atopica sulla qualità della vita dei bambini e delle loro famiglie”. È infine fondamentale che i pazienti aderiscano perfettamente alle terapie senza deroghe alle prescrizioni dello specialista.

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