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Salute: dai trionfi al crollo psicologico, tennis sport tra più stressanti

Roma, 22 nov. (Adnkronos Salute) – Le lacrime di Matteo Berrettini che, infortunato, deve abbandonare il campo alle Atp Finals di Torino al suo esordio e deve rinunciare alla Coppa Davis, segna ancora un punto a favore dell’infausto destino dei tennisti che vivono a folle velocità le montagne russe dei trionfi e del crollo psicologico. “Certamente lo sport e l’attività fisica in generale giocano un ruolo positivo nel benessere mentale delle persone e possono rappresentare un veicolo di socializzazione. Ma quando lo sport diventa l’attività principale della vita, e soprattutto quando è individuale ed è portato avanti in solitudine, può invece incidere in senso negativo. In particolare, nel tennis si è spesso soli con se stessi, con i propri pensieri, con le proprie convinzioni ed emozioni, che possono cambiare nel tempo”. Lo spiega all’Adnkronos Salute lo psichiatra Massimo Cozza, direttore del dipartimento di Salute mentale dell’Asl Roma 2.

Per il tennis, complice la pandemia Covid, il 2021 è stato l’anno che ha svelato la fragilità dei campioni. Naomi Osaka, già numero uno del ranking mondiale e con 4 tornei Slam già vinti a 24 anni, ha deciso di confessare a tutto il mondo la sua depressione abbandonando il Roland Garros e prendendosi una pausa. Non è il primo caso. Mardy Fish, buon tennis statunitense, ha raccontato nel documentario ‘Untold’ l’ansia da prestazione che lo annichiliva quando era in campo. Nel 2012 abbandonò l’Us Open per il troppo stress. Anche l’esuberante australiano Nick Kyrgos ha parlato, in un’intervista al ‘Daily Telegraph’ di uno stato depressivo: “Non penso che la gente capisca quanto puoi sentirti solo nel tennis”, ha confessato. Ma in passato altri ‘big’ hanno avuto momenti di crisi, Bjorn Borg ad esempio. O Andre Agassi che ha raccolto questi periodi più cupi in alcune pagine della sua autobiografia di grande successo ‘Open’.

Chi non mastica il tennis si chiede: come può essere depresso un famoso tennista che guadagna cifre enormi? “In primo luogo, dobbiamo partire dal dato che a livello professionistico, in particolare ad alti livelli, il tennis può diventare uno sport stressante – osserva lo psichiatra – Si passa da una situazione di vita ‘normale’ al dover crescere in fretta senza poter maturare tutti passaggi dall’adolescenza al mondo degli adulti. La propria vita è in giro per il mondo, da un torneo all’altro, senza pausa. Senza poter mettere radici solide in una stessa abitazione, senza poter coltivare una rete territoriale e sociale stabile. Pensiamo alla sensazione positiva che si può riscontrare tornando nella propria casa rispetto a chi continuamente ritorna in alberghi, anche di extra lusso, ma che possono diventare una gabbia dorata”.

“Vi è inoltre da aggiungere il dovere di parlare di parlare con i giornalisti, che di solito può rappresentare un positivo ritorno narcisistico, ma in una fase psicologica negativa – precisa Cozza – può alimentare un ulteriore stress. Peraltro, dal 2020, con la pandemia, la situazione è peggiorata, perché i tennisti, così come gli altri atleti professionistici, sono costretti a vivere in una bolla. Si è costantemente sottoposti alla pressione di dover vincere comunque, ad allenamenti continui e a una situazione senza alternative: si esce dal campo vittoriosi o perdenti. Una sfida continua, con il rischio di infortunio”.

“In una situazione generale di solitudine – analizza ancora lo psichiatra – nella quale non è consentito mostrare debolezze e paure. Ci si trova da soli nel campo, contrariamente agli sport di squadra dove è possibile condividere la tensione con gli altri compagni di squadra. Basti pensare al calciatore che sbaglia il rigore, che comunque non rimane solo – rimarca lo specialista – E anche nella vita un tennista ad alto livello si può sentire solo, senza veri aiuti, soprattutto nelle situazioni dove gli affetti sono lontani.

“Peraltro nel tennis quello che conta maggiormente è vincere il torneo, non il piazzamento. Anche la gestione finanziaria di cifre enormi guadagnate velocemente, e la gestione degli sponsor con le loro richieste, possono paradossalmente diventare un problema e generare disagio psicologico. La propria autostima – ragiona l’esperto – rischia di essere condizionata esclusivamente dalle vittorie o dalle sconfitte piuttosto che dalle relazioni e dagli affetti nella vita extrasportiva, così come da altri valori sociali. Fondamentale è però tenere ben presente che dietro alla facciata di qualunque famoso campione che ci sembra forte e indistruttibile c’è sempre una persona, con la sua storia individuale, con le sue possibili fragilità, le sue convinzioni, le sue debolezze e le sue emozioni”.

In questo senso 2 anni fa il tennista statunitense venticinquenne Noah Rubin “ha aperto il profilo Instagram, oggi con oltre 36mila follower, e il sito web ‘Behind the racquet, everyone has a story’, dove ci sono le foto dei tennisti dietro una racchetta che raccontano le loro storie”, ricorda Cozza. I social sono diventati una finestra aperta sulla vita privata dei tennis e anche la possibilità per il campione di parlare al suo pubblico del proprio privato senza filtri.

“Dopo le ultime esternazioni pubbliche di famosi atleti, la tematica dei problemi di salute mentale di alcuni più sotto i riflettori sta finalmente diventando oggetto di discussione pubblica e di diffusione nei media. Grazie agli atleti che hanno avuto il coraggio di dichiarare il proprio disagio mentale, così come sta accadendo nel mondo dello spettacolo – sottolinea lo psichiatra – è stato infranto il muro dello stigma per il quale rilevare i propri problemi di salute mentale è segno di debolezza. Parlare del proprio disagio mentale non è una debolezza. Va equiparato a un disagio fisico”.

“Come affermato da tempo dalla stessa Organizzazione mondiale della sanità (Oms), non c’è salute senza salute mentale. Perché – evidenzia Cozza – i problemi di salute mentale quali stati d’ansia, attacchi panico, stati depressivi, si possono trattare e superare, a partire dal supporto psicologico e dalle psicoterapie. E nei casi di maggior gravità, se appropriato, su indicazione medica, anche attraverso cure psicofarmacologiche per il tempo necessario”.

Il canale Eurosport proprio in questo mese di novembre “ha deciso di pubblicare una specifica serie sul tema: sport e salute mentale, centrando il primo episodio sulla storia della tennista giapponese Naomi Osaka, e il secondo sempre sul tennista Mardy Fish che giustamente ha affermato di voler raccontare la sua storia perché può essere di aiuto per altri. Questo potrebbe aiutare diversi altri atleti, così come le altre persone, a non nascondere i propri disagi mentali, a parlarne. Un primo passo importante verso il superamento di questa situazione”, conclude lo psichiatra.


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