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Salute: 2.200 diabetici visitati dal ‘dottor Ai’, il 15% rischia la vista

Milano, 20 mar. (AdnKronos Salute) – Oltre 300 diabetici potranno salvarsi la vista grazie all’intelligenza artificiale e ai camici bianchi ‘in carne e ossa’ che l’hanno utilizzata durante la prima Campagna nazionale di prevenzione e diagnosi della retinopatia e maculopatia diabetiche, l’iniziativa promossa dal Centro ambrosiano oftalmico (Camo) e dall’Irccs ospedale San Raffaele di Milano con visite gratuite offerte dal 4 al 28 febbraio in circa 30 centri italiani. Lo screening si è chiuso con un bilancio di 2.200 persone con diabete esaminate, i cui dati sono stati analizzati dal software americano di Ai (Artificial intelligence) ‘Eye-Art’ che ha permesso di rilevare nel 15% dei pazienti (330) la presenza di alterazioni riconducibili a maculo-retinopatia diabetica.

A questi, e ai 374 dei quali per via di una cataratta non è stato possibile valutare le immagini retiniche, è stato consigliato di sottoporsi presso l’oculista di fiducia a una visita completa con dilatazione pupillare. Tra i risultati della campagna – annunciati oggi dai promotori Lucio Buratto, direttore scientifico del Camo, e Francesco Bandello, ordinario di oftalmologia all’università Vita-Salute San Raffaele – spicca anche un altro dato. Se per dosare i livelli della glicemia le persone diabetiche effettuano controlli frequenti, l’esame del fondo oculare appare largamente trascurato: il 17% degli esaminati non si era mai sottoposto a visite oculistiche, l’8% aveva effettuato l’ultimo controllo più di 4 anni fa. Eppure, secondo le stime degli esperti in Italia oltre un milione di diabetici rischierebbero la vista per complicanze che attaccano la retina.

“L’incidenza di maculo-retinopatia diabetica evidenziata con le visite del ‘dottor A’ è “importante” e rappresenta “un grosso risultato in termini di prevenzione – commenta Buratto all’AdnKronos Salute – Si tratta di una patologia in continuo aumento anche a causa degli stili di vita, alimentazione in primis. La diagnosi precoce è fondamentale per poter affrontare meglio il percorso di cura”, e “avere diagnosticato una malattia così invalidante in così tante persone prima che degenerasse è motivo di grande soddisfazione. Significa che la strada della prevenzione attraverso gli screening gratuiti effettuati da noi del Camo con l’ospedale San Raffaele e gli altri centri coinvolti è quella da seguire”. Da mutuare, “anzi, facendone un modello di ‘benessere sociale’ attraverso la collaborazione di più figure”.

Per partecipare alla campagna bisognava avere una diagnosi di diabete (tipo 1 o 2, gestazionale o altre forme ancora) e non avere una diagnosi pregressa di retino o maculopatia diabetica. Delle 2.200 persone vistate (56% uomini e 44% donne, con diverse fasce d’età equamente rappresentate), il 69% soffriva di diabete 2 e il 44% conosceva la propria malattia da più di 10 anni. Il 48% era in cura con farmaci orali e il 35% con insulina, mentre il 17% non assumeva terapie farmacologiche, con l’indicazione però di un’alimentazione corretta e un’attività fisica regolare. L’ultima misurazione dell’emoglobina glicata (parametro chiave per valutare il controllo del diabete) era stata eseguita nella maggior parte dei casi (49%) negli ultimi 3 mesi, con un 11% che dichiarava tuttavia di averla effettuata oltre un anno prima.

La retinopatia diabetica non proliferante (Npdr), caratterizzata dalla presenza nella retina – ‘antenna’ capta-luce e quindi area dell’occhio chiave per la vista – di microaneurismi, emorragie, essudati e trombosi, “rappresenta il primo e meno aggressivo stadio della malattia – precisano gli specialisti – mentre la complicanza più grave è l’edema maculare” che, stando alle statistiche, farebbe registrare nella Penisola 220 mila casi e che grazie alla campagna è stato evidenziato nel 6% dei pazienti. Per indagarla è stata fatta una scansione 3D della macula, il ‘cuore’ della retina, con tomografia a coerenza ottica (Oct); del fondo oculare sono state invece acquisite tramite Fundus Camera due immagini per occhio, una centrata in macula e una al nervo ottico. Tutti i dati raccolti sono poi passati all’esame del sistema di Ai Eye-Art, completamente automatizzato e basato su cloud.

“Il sistema di intelligenza artificiale Eye-Art semplifica notevolmente le procedure di screening – commentano Buratto e Bandello – permettendo di visitare un numero molto consistente di pazienti. I programmi di screening hanno un forte impatto sociale – aggiungono i promotori – poiché la diagnosi precoce e gli eventuali trattamenti per la retinopatia diabetica consentono di ridurre in maniera significativa le gravi complicanze visive e i casi di ricovero”.

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