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Rottura del crociato, grave per le ginocchia

Il legamento crociato anteriore è una struttura fibrosa di forma allungata composta da due fasci (uno antero laterale e uno postero laterale) che si trova al centro del ginocchio. Secondo quanto riportato da Repubblica.it “Questo legamento è teso tra la tibia e il femore, dato molto importante perché il suo compito è proprio quello di stabilizzare l’articolazione, e in particolare di inibire che la tibia tenda a sublussarsi in avanti”, spiega Arturo Guarino, direttore della Traumatologia Sportiva e dell’Ortopedia Traumatologia I dell’Asst Gaetano Pini-Cto ed ex medico sociale dell’Inter. Perciò, continua l’esperto, ogni tipo di trauma, soprattutto in situazioni
particolari come un’iperestensione del ginocchio o un momento torsionale, cioè un movimento rotatorio dell’articolazione con un’inerzia particolarmente smodata, pone una sollecitazione e tensione eccessiva delle fibre del crociato che può portare a una sua rottura. “Generalmente, il meccanismo traumatico è rappresentato da un trauma “esplosivo” in senso antero-posteriore dell’articolazione oppure un movimento improvviso e combinato di latero-flessione e rotazione esterna”, continua l’esperto. “Ciò si realizza, per esempio, in un cambio repentino di direzione o una brusca decelerazione”. I sintomi variano a seconda della quantità di strutture coinvolte nel meccanismo traumatico. “Se si tratta di una lesione isolata del legamento crociato anteriore la sensazione del paziente è come di una fiondata all’interno del ginocchio, ma poi come per incanto, non sente più nulla se non una sensazione di tendenza al cedimento”, spiega Guarino. “Quando, invece, la rottura del legamento crociato anteriore è affiancata a una lesione dei
legamenti che costituiscono la periferia dell’articolazione il sintomo è molto più marcato, tanto da impedire di stare in piedi o di accennare a un movimento”. Oltre al dolore, un altro sintomo è il gonfiore: nel primo caso molto spesso si crea a distanza di qualche ora un ematoma all’interno dell’articolazione; nel secondo caso, invece, “si può avere un travaso emorragico, ma generalmente c’è bisogno di un po’ di tempo perché tutto si possa manifestare in maniera più evidente”, continua l’esperto. In entrambi i casi,
suggerisce Guarino, bisogna per prima cosa posizionare il paziente in maniera comoda (possibilmente sdraiato), applicare una borsa del ghiaccio, e poi recarsi nel più vicino presidio ortopedico-traumatologico.

 

Intervento e riabilitazione
Il legamento crociato una volta lesionato non ha nessuna possibilità di guarire autonomamente e l’unico modo per ristabilire la sua integrità è quello di ricostruirlo chirurgicamente. “L’intervento, a meno che non si tratti di una lesione che coinvolga più strutture legamentose, non è necessario farlo in acuto”, precisa Guarino. “Anzi, a volte quando ci sono lesioni isolate, si predilige aspettare qualche giorno affinché il paziente possa riprendere possesso dell’articolazione e favorire, così, una ripresa riabilitativa più rapida”.
In caso di lesione complesse, invece, si può procedere nel giro di poche ore con l’intervento che consiste nel ricreare un nuovo crociato anteriore avvalendosi di alcuni tessuti “banca” a cui si può attingere dal corpo del paziente stesso (i cosiddetti trapianti omologhi, che non possono andare in contro a rigetto e intolleranza). “Anche qui differenziamo a seconda dell’età e dell’impegno atletico del paziente”, racconta Guarino. “Per gli agonisti ci si rivolge al prelievo della porzione centrale del tendine rotuleo, o ai semi
tendini, o a una porzione del tendine quadricipitale. Da diverso tempo si può utilizzare il cosiddetto allograft (trapianto da cadavere), un tipo di trapianto che ha un post-operatorio meno lento di quanto potrebbe essere quello con un trapianto omologo, ma che si predilige solo nei casi di ri-rottura del crociato anteriore ricostruito o in pazienti un po’ avanti con l’età, dove non ci si aspettano delle
performance particolarmente impegnative”. Anche la riabilitazione, che ha generalmente una durata di 6-8mesi, cambia in base alla tipologia di lesione subita. “Nel caso di traumi complessi, la riabilitazione viene fatta a fronte di almeno due settimane di apparente riposo, in cui si fanno fare esercizi isometrici e che siano volti a recuperare il tono muscolare. Nella lesione isolata, il momento riabilitativo può cominciare quasi il giorno stesso, con una mobilitazione assistita o passiva dell’articolazione, seguita poi
da un recupero di quella attiva e da una serie di esercizi per tonificare la muscolatura, senza resistenze applicate (quindi senza pesi o macchinari)”.

 

Chi è più a rischio?
Oltre ai calciatori, tutti gli atleti che eseguono esercizi di elevazione e atterraggio (per esempio sport come il basket, lo sci e il rugby) sono più a rischio di subire una lesione del legamento crociato anteriore. Un grave infortunio che, tuttavia, si può verificare anche nelle persone che praticano sport non a livello agonistico. Per questo motivo, suggerisce Guarino, chi esegue esercizi atletici particolarmente impegnativi, che oltre ad essere ad alta energia e velocità comprendono anche eventuali contrasti con gli
avversari, necessita di una ginnastica preliminare. “Questa ginnastica deve armonizzare il tessuto muscolo-scheletrico e prediligere il potenziamento di specifiche formazioni muscolari per poter stabilizzare nel miglior modo possibile l’articolazione”, commenta l’esperto, specificando che nel caso del ginocchio, il quadricipite e i muscoli flessori sono gli stabilizzatori dinamici di questa articolazione.


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