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Ricerca innovativa del Mario Negri per capire la resistenza ai farmaci

Sull’ultimo numero del giornale scientifico PloS ONE, il laboratorio di Farmacologia Antitumorale del Dipartimento di Oncologia dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche ‘Mario Negri, diretto da Maurizio D’Incalci, in collaborazione con il Dipartimento di  Biologia dell’Università di Padova, la Fondazione “Edmund Mach” Centro Ricerca e Innovazione di Trento, il laboratorio di Genomica  del cancro della Fondazione Edo Tempia di Biella e il CNR di Napoli, ha pubblicato un articolo che riporta dei nuovi dati sulla resistenza del farmaco di origine marina trabectedina in cellule di liposarcoma sensibili e resistenti al farmaco.

Combinando i dati di trascriptomica (i diversi RNA messaggeri e micro RNA presenti nelle cellule) con i dati di proteomica (le proteine presenti nella cellula) è stato possibile identificare il ruolo centrale di alcuni geni che regolano il ciclo cellulare e la morte cellulare nel meccanismo di resistenza al farmaco.

L’aspetto originale del lavoro è l’impiego di un approccio di “systems biology” per caratterizzare la complessa rete di eventi biologici che portano la cellula ad essere resistente al farmaco. In modo semplice si può dire che i dati biologici che riguardano l’espressione dei geni di queste cellule e le proteine che vengono fabbricate dalle cellule  vengono integrati in modo tale da comprendere la sequenza delle reazioni che sono alterate nelle cellule resistenti al farmaco.

Il meccanismo d’azione dei farmaci antitumorali – commenta Maurizio D’Incalci, che guida il Dipartimento di Oncologia dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche ‘Mario Negri’ –  e le basi biologiche della sensibilità e della resistenza dei tumori sono argomenti di studio importanti perché il successo dell’impiego clinico delle terapie antitumorali si basa in grande misura  su queste conoscenze. Ancora oggi però le nostre conoscenze sono limitate anche perché la biologia dei diversi tumori è eterogenea e complessa ”.

L’approccio ‘system biology’ – conclude D’Incalci – è stato utilizzato con successo per affrontare  un problema specifico come quello della sensibilità e la resistenza ad un farmaco come trabectedina, che viene, appunto, utilizzato in clinica per la terapia dei sarcomi, ma potrebbe avere delle ampie applicazioni per lo studio della biologia dei tumori e per ottimizzare le terapie antitumorali”.

 

 

 

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