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Ricerca: cervello francese a Milano, ‘Italia spreca talenti, urgono fondi’

Milano, 4 set. (AdnKronos Salute) (di Paola Olgiati) – “Non c’è Governo, di nessun colore politico, che non debba avere fra le sue priorità un adeguato sostegno alla ricerca di base. La sfida dell’innovazione è una battaglia sulla quale tutti i Paesi occidentali dovrebbero scommettere e che l’Italia non può permettersi di perdere”. A lanciare un appello all’Esecutivo che verrà è Jean-Michel Cioni, scienziato francese di origini italiane, fra i cervelli vincitori degli ‘Starting Grant’ 2019 assegnati oggi dall’European Research Council (Erc) dell’Ue. Il giovane, classe ’84, svilupperà il suo progetto sui meccanismi di sviluppo e di mantenimento dei neuroni all’Irccs ospedale San Raffaele di Milano, che lo festeggia come “new entry fra i group leader della Divisione di Neuroscienze”.

In un’intervista all’AdnKronos Salute, Cioni riflette sul fenomeno per cui, anno dopo anno, i ricercatori italiani premiati con borse Erc si trovino a sviluppare le proprie idee innovative perlopiù all’estero. Grazie a questi fondi, mentre in genere “il francese torna in Francia, il tedesco torna in Germania” e così via per tante altre nazionalità, spesso “l’italiano non torna in Italia. E’ uno spreco enorme”, ammonisce lo scienziato, convinto che “l’attrattività di un Paese passa dal finanziamento alla ricerca”.

“Sono in Italia da pochi mesi, da gennaio appena – precisa Cioni, esperto di biologia molecolare applicata alle neuroscienze – ma mi sembra di capire che qui il problema principale siano le risorse. Gli italiani sono formati molto bene e pur con pochi fondi riescono a fare grandi cose. Immaginiamoci allora cosa sarebbero in grado di fare se fossero sostenuti di più. Se il Governo italiano annunciasse un finanziamento alla ricerca di base, riporterebbe in patria tanti talenti e potrebbe richiamarne ancora di più dall’estero”.

Nel giorno dei test d’ingresso alle Facoltà di Medicina, il giovane ricercatore franco-italiano interviene anche sul dibattito ‘numero chiuso sì o no’. “Non è il mio campo – puntualizza – però relativamente alla carenza di camici bianchi in Italia, anche per effetto dell’andamento demografico, potrebbe essere una soluzione aumentare anche i finanziamenti di specializzazione” per agire sul cosiddetto ‘imbuto formativo’, perché “la sola abolizione del numero chiuso potrebbe impiegare troppo tempo prima di produrre effetti”. Tempo che l’Italia che invecchia non ha.

Jean-Michel, moglie italiana (“mi trovo qui anche per amore”, sorride), arriva a Milano dopo diverse esperienze internazionali e 5 anni di ricerca all’università di Cambridge (Gb), dove ha studiato il trasporto delle informazioni genetiche all’interno dei neuroni. E’ approdato a inizio 2019 al San Raffaele grazie al ‘Career Development Award’ della Fondazione Armenise Harvard. Ora, forte del nuovo finanziamento Erc, potrà avviare il suo laboratorio presso l’Irccs del gruppo San Donato sotto auspici ancora migliori.

“Rispetto alla dimensione delle proteine e delle molecole che la fanno funzionare – spiega sintetizzando l’obiettivo dei suoi studi – la cellula è enorme, come una grande città. Per questo è fondamentale capire come le molecole si fanno trovare al posto giusto e al momento giusto al suo interno”. Con i fondi ricevuti, Cioni spera di “gettare nuova luce sui meccanismi di trasporto e sintesi dentro le cellule, innanzitutto quelle nervose che sono particolarmente vaste e ramificate. I risultati – conclude – potrebbero avere ricadute nella comprensione di diverse patologie neurodegenerative”.

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