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Ricerca: anticorpo monoclonale possibile arma contro Alzheimer, studio italiano

Roma, 13 dic. (Adnkronos Salute) – L’anticorpo monoclonale 12A12 determina miglioramenti significativi nelle principali alterazioni prodotte dall’Alzheimer. A dimostrarlo è uno studio coordinato dall’Istituto di farmacologia traslazionale (Ift) e dall’Istituto dei sistemi complessi (Isc) del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), al quale hanno collaborato l’Istituto di biomembrane, bioenergetica e biotecnologie molecolari (Cnr-Ibiom), la Fondazione e Clinica Irccs S. Lucia, la Fondazione Ebri, il Policlinico universitario A. Gemelli e l’Irccs Fondazione Bietti e pubblicato sull’International Journal of Molecular Sciences.

La ricerca ha mostrato l’efficacia dell’anticorpo nel contrastare uno tra i principali processi neuropatologici responsabili della malattia di Alzheimer ovvero l’alterazione della proteina Tau, che tende ad accumularsi nel cervello dei pazienti affetti da questa patologia e ad aumentare col progredire della malattia. “Lo studio preclinico che abbiamo condotto – spiega Roberto Coccurello del Cnr-Isc – ha mostrato che l’anticorpo monoclonale 12A12 agisce contro un frammento tossico che si genera nella proteina Tau patologica, e così facendo produce un netto miglioramento e una regressione di alcuni deficit cognitivi di memoria, come quella spaziale o di riconoscimento, così come delle più gravi e importanti alterazioni neuropatologiche presenti in questa malattia”.

L’importanza dei risultati raggiunti è data anche dalla modalità con cui sono stati ottenuti. “Nello studio è stato utilizzato un modello murino non genetico della malattia di Alzheimer, che – sottolinea Coccurello – in quanto tale riproduce l’ampio ventaglio di caratteristiche neuropatologiche presenti nell’uomo nella forma non ereditaria della patologia, forma che rappresenta circa il 95% della totalità delle diagnosi di Alzheimer”. Inoltre, è stata studiata una tossina che induce il diabete. “Dati scientifici dimostrano che il rischio di sviluppare demenze e Alzheimer è maggiore in soggetti diabetici con instabilità glicemica e che – afferma Giuseppina Amadoro del Cnr-Ift – un’alterazione della funzione dell’insulina nel cervello può innescare una serie di processi neuropatologici che ricalcano quanto osservato a livello neuroanatomico e molecolare nel cervello dei pazienti”.

Questo anticorpo è stato sviluppato dal gruppo di ricerca coordinato da Pietro Calissano, a lungo collaboratore del premio Nobel Rita Levi-Montalcini, presso la Fondazione Ebri. Incoraggianti i dati ottenuti con la metodologia usata.

“Somministrando per tre settimane nei modelli murini di Alzheimer l’anticorpo monoclonale 12A12, che neutralizza la proteina Tau alterata – spiega Amadoro – abbiamo potuto dimostrare un significativo recupero dei deficit cognitivi di memoria, una riduzione di Beta amiloide (altra proteina il cui accumulo nel cervello caratterizza l’Alzheimer) e un ristabilimento di meccanismi molecolari legati all’azione dell’insulina nel cervello che hanno poi favorito processi riparativi sia dei mitocondri sia dello stress ossidativo. Lo studio conferma l’effetto neuro-protettivo dell”anticorpo 12A12, già precedentemente validato in modelli geneticamente modificati di Alzheimer, aprendo così la possibilità al passaggio alla sperimentazione clinica di fase 1 sull’uomo”, conclude Amadoro.

“Infatti questi risultati – rimarca Coccurello – rafforzano notevolmente il ruolo svolto dall’alterazione della proteina Tau come uno dei fattori patologici causa della malattia, mostrano la potenzialità offerta dalla sua neutralizzazione attraverso la terapia anticorpale ed estendono la loro influenza alla maggiore comprensione delle forme prevalenti della patologia, in cui spesso convivono disordini metabolici e declino cognitivo”.


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