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Rapporto con Usa cruciale per J&JAttesa per siero Johnson & JohnsonRapporto con Usa cruciale per J&JAttesa per siero Johnson & Johnson

Bruxelles, 9 mar. (Adnkronos Salute) – AstraZeneca è sempre più nel mirino della Ue. Le consegne di vaccini anti Covid da parte della multinazionale anglosvedese continuano a procedere molto lentamente e, per di più, l’azienda non sembra aver recepito il messaggio inviatole con il divieto di esportare 250mila dosi di vaccino AstraZeneca in Australia, divieto chiesto dall’Italia di Mario Draghi e imposto dalla Commissione Europea di Ursula von der Leyen.

A quanto si apprende a Bruxelles, AstraZeneca terrebbe in magazzino nell’Ue una quantità non piccola di vaccini, perché riterrebbe che il meccanismo di blocco delle esportazioni sia destinato a non essere più utilizzato. Penserebbe quindi di potere esportare le dosi stoccate una volta che il meccanismo, che è temporaneo, terminerà. E’ anche per questo che la Commissione probabilmente lo prorogherà.

Ai piani alti dell’Ue questa viene considerata l’ennesima conferma che la multinazionale anglosvedese, che ha firmato un contratto che non sta onorando, non è un partner affidabile. “E’ chiaro che finché AstraZeneca non rispetterà i contratti” siglati con l’Ue per la fornitura di vaccini contro la Covid-19, ha detto il capogruppo del Ppe Manfred Weber, “dovremo avere una valutazione molto attenta di ogni singola richiesta di esportazione di vaccini da parte di AstraZeneca dall’Ue”.

La Commissione ha ricevuto richieste da parte di altri Stati di vietare l’esportazione di vaccini AstraZeneca, oltre che dall’Italia. E’ probabile che l’esempio italiano faccia scuola, visto che le consegne di AstraZeneca nell’Ue proseguono con il contagocce: “Sostengo totalmente – ha detto Weber – l’approccio adottato da Mario Draghi, la settimana scorsa, di bloccare l’esportazione di vaccini anti-Covid verso l’Australia. Per i nostri amici australiani non è stato positivo, ma non hanno gente che muore di Covid”.

Inoltre, ha ricordato Weber, in Australia attualmente si registrano “pochi casi” di contagio da Sars-CoV-2. “Per questo – spiega – la mossa è stata positiva. E’ questo che chiediamo alla Commissione e il caso italiano è un esempio positivo. Con quelli che rispettano i contratti, come Pfizer, non abbiamo problemi, ma con AstraZeneca dobbiamo essere molto chiari. Siamo pronti per avere una partnership, ma non siamo ingenui”.

Ora ci sono molte attese per il vaccino di Janssen (gruppo Johnson Johnson), che l’Ema dovrebbe autorizzare dopodomani nell’Ue e che è considerato un potenziale ‘game changer’, perché è monodose e per di più può essere conservato senza problemi in un normale frigorifero, cosa che lo rende adatto anche all’uso negli studi dei medici di famiglia.

Questo, naturalmente, sempre che le dosi pattuite arrivino nei tempi previsti. Cosa che potrebbe non essere scontata, a quanto si apprende a Bruxelles, perché J&J è stata finanziata dagli Usa, come molte grandi case farmaceutiche, per sviluppare il vaccino. E, anche se su altri dossier l’amministrazione di Joe Biden ha abbandonato l’atteggiamento unilaterale di Donald Trump, nel campo dei vaccini, dove è in gioco la vita dei cittadini, la svolta finora non si è vista.

L’Ue si aspetta che gli Usa collaborino con l’Europa, anche perché il vaccino di BioNTech, poi sviluppato con il colosso Usa Pfizer, è stato finanziato dall’Ue. Inoltre, come ha detto ieri il commissario Thierry Breton, il problema è la produzione dei vaccini. E, su questo fronte, “la soluzione può venire solo da Ue e Usa, da nessun’altra parte”, perché solo Europa e Stati Uniti hanno l’ecosistema produttivo necessario per produrre nella scala necessaria merce sofisticata come i vaccini anti-Covid. Intanto però altri Paesi, come Russia e Cina, pur disponendo di quantità limitate di vaccini anti Covid, li usano per fare ‘diplomazia vaccinale’, anche all’interno dell’Ue.

Pertanto Bruxelles cercherà un’intesa con Washington, per fare fronte comune tra le democrazie sui vaccini, che è il punto più urgente sul tavolo. Ma se Biden da questo orecchio non dovesse sentirci, si fa notare che Johnson Johnson produce vaccini anche nell’Ue. Insomma, nessuno se lo augura, ma se le cose dovessero prendere una brutta piega anche con J&J (che, come AstraZeneca, non è una multinazionale Ue), il meccanismo di monitoraggio sulle esportazioni potrebbe essere usato bloccando l’export. Esattamente come è stato fatto, finora solo una volta, per AstraZeneca. Per dirla con Weber, “non siamo ingenui”.


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