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Procreazione assistita, nuove speranze per le mamme 40enni

Una donna di 42 anni è riuscita a partorire dopo due anni di inutili tentativi

1377170882795L’analisi pre-impianto del globulo polare si conferma uno screening fondamentale nelle donne alla ricerca di un figlio in età avanzata. Da quando il centro per la medicina della riproduzione ProCrea ha attivato al proprio interno la possibilità di effettuarlo, i successi sono raddoppiati. “Considerando la fascia di età 38-43 anni, abbiamo ottenuto una gravidanza con un trattamento di fecondazione assistita nel 42% dei casi, contro il 17% di prima”, premette Thierry Suter, specialista in Medicina della riproduzione del centro ProCrea

L’età è infatti il primo ostacolo ad una gravidanza. E i 40 anni in medicina della riproduzione sono ritenuti un’età avanzata. Si stima infatti che tra aborti spontanei, morti intrauterine e gravidanze ectopiche oltre il 40% delle gravidanze ottenute con fecondazione assistita si interrompa nelle pazienti che hanno tra i 40 e i 42 anni; un tasso che arriva al 65% oltre i 42 anni. “Una causa riconosciuta è la produzione di embrioni con un assetto cromosomico aneuploide, ovvero con anomalie a livello del numero di cromosomi”, ricorda Suter. “Numerosi studi dimostrano che nelle donne di età superiore ai 36 anni gli embrioni aneuploidi possono raggiungere il 63%, superando addirittura l’80% nelle quarantenni”.

Una situazione sempre più diffusa visto che, secondo quanto rilevato dall’Istituto Superiore della Sanità, le over quarantenni che si sono rivolte alla procreazione assistita sono passate dal 20% del 2005 a oltre il 30% del 2011.
Il caso di una donna di 42 anni, che è riuscita a diventare mamma dopo due anni di inutili tentativi, è esemplare. “Lo screening genetico pre-impianto delle aneuploidie cromosomiche ci ha permesso di individuare gli ovociti sani, ovvero senza alterazioni cromosomiche, arrivando così alla gravidanza”, spiega Giuditta Filippini, direttrice del laboratorio di genetica molecolare di ProCrea.

Nel percorso di fecondazione assistita indicato, la donna è stata sottoposta ad un’analisi pre-impianto. “È stato effettuato uno screening genetico delle aneuploidie cromosomiche (PGS) attraverso una tecnica molto sensibile detta Array-CGH che prevede l’analisi di tutti i cromosomi sia per quanto riguarda il loro numero, sia per eventuali anomalie più sottili all’interno di essi. Importante è stato il lavoro effettuato dagli specialisti di laboratorio Simona Cuomo e Gianmarco Momi che hanno effettuato la biopsia del primo e del secondo globulo polare”.

E la donna è oggi mamma di una splendida bimba. Conclude la direttrice di ProCreaLab: “È importante ricordare che l’analisi del globulo polare non va a toccare in alcun modo l’embrione. Anzi, il globulo polare, essendo un cosiddetto “prodotto derivato”, non ha nessuna funzione e non sarà parte dell’embrione. Può quindi essere asportato”.

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