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Portare contratti formazione specialistica a 10.000 l’anno

Roma, 20 mar. (AdnKronos Salute) – Sos camici bianchi. Nel periodo 2018-2025 è previsto un ammanco di circa 16.700 medici. E’ la stima di un nuovo studio dell’Anaao Assomed, che ha calcolato la carenza di specialisti nei prossimi anni basandosi sull’analisi delle curve di pensionamento e dei nuovi specialisti formati, con un margine di errore – precisa lo stesso sindacato – del 5% (+/-835).

Le carenze più elevate si osservano in Piemonte, -2.004, e Lombardia, -1.921, al Nord, in Toscana al Centro (- 1793 medici), e al Sud in Puglia (1.686), Calabria (1.410) e Sicilia, dove nel giro di 6 anni circa mancheranno ben 2.251 medici. Unica eccezione in Lazio, che avrà un surplus di 905 specialisti, ma non in tutte le discipline. Nessuna regione, dunque – sottolinea l’Anaao – sarà in grado di soddisfare il disavanzo netto determinato dalla fuoriuscita di specialisti, accelerata dall’entrata in vigore di ‘Quota 100’, che prevede il diritto a un pensionamento anticipato a 62 anni anziché intorno agli attuali 65.

Dall’analisi emerge che la gran parte delle specialità andranno in deficit, rischiando di impoverire la qualità dei servizi offerti dal Ssn. Per alcune – spiega l’Anaao – la carenza rispetto al numero di specialisti formati sarà maggiore, andando a costituire una vera e propria emergenza, insostenibile già nel breve termine. In tutte le regioni italiane mancano anestesisti e rianimatori, chirurghi generali, internisti e cardiologi, ma anche ginecologi, psichiatri e ortopedici. Le specialità per la quali la programmazione risulta più deficitaria, rispetto alle necessità determinate dall’entrata in vigore delle nuove modalità previdenziali, sono tuttavia la medicina d’emergenza urgenza e la pediatria.

L’emorragia di camici bianchi è destinata a peggiorare. Oltretutto, rileva l’Anaao, le carenze riscontrate, calcolate sui medici in uscita dal Ssn, sono da considerarsi comunque “prudenziali: va tenuto conto del fatto che le condizioni di lavoro nel pubblico sono in rapido deterioramento e i recenti vantaggi fiscali favoriscono il lavoro nel privato. In linea generale, i fabbisogni di specialisti espressi dalle regioni ogni 3 anni appaiono per lo più sottostimati rispetto al fabbisogno reale. Anche il Miur non è del tutto lineare nella distribuzione dei contratti specialistici delle varie discipline, andando a favorirne alcune a discapito di altre”.

La proposta del regionalismo differenziato, presentata da Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna, “potrebbe dilatare in modo significativo le differenze tra le regioni nell’accesso alla formazione post laurea e, in prospettiva, nella qualità dei servizi offerti”. Eppure, per l’Anaao, “dati alla mano, si potrebbe eseguire una programmazione adeguata, partendo da questa analisi e cercando di essere coerenti con i dati sui pensionamenti stimati nei prossimi anni. Andando avanti con questa programmazione approssimativa perpetrata negli anni, si rischia di creare un imponente deficit di specialisti, ancor più grave” di quello attuale.

E’ “urgente affrontare il problema della carenza di specialisti. Recenti dati Eurostat evidenziano che in Italia negli ospedali nel 2016 operavano circa 213 medici ogni 100.000 abitanti, mentre in Francia erano 264, in Germania 237 e in Spagna 227. Senza interventi in Italia nel 2025 si rischia di passare a 181 medici ogni 100.000 abitanti”.

Diventa, dunque, “urgente – ribadisce l’Anaao – trovare delle soluzioni razionali. Aumentare gli ingressi alla scuola di Medicina e chirurgia è una scelta irrazionale e lontana dalla realtà, oltre che uno spreco di risorse pubbliche. Ciò che serve oggi è incrementare i contratti di formazione specialistica portandoli a 10.000 l’anno, recuperare tutti i contratti persi o mai assegnati dal Miur, nonostante i finanziamenti, favorendo il riassorbimento dell’imbuto formativo che vede circa 10.000 medici in attesa di uno sbocco formativo, infine avviare rapidamente una vigorosa campagna di assunzioni nel Ssn. E’ in gioco il nostro sistema sanitario e le poche risorse che abbiamo a disposizione non possono essere sprecate per incompetenza o per scelte demagogiche”, avverte la sigla.

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