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Pisa parte, prima in Toscana, con la radioembolizzazione per la cura del tumore del fegato

Arriva la radioembolizzazione per la cura del tumore primitivo del fegato, una procedura di radiologia interventistica che l’ospedale di Pisa, primo in Toscana, ha avviato dopo un corso di formazione apposito per tutto lo staff sanitario. Si tratta di una radioterapia intra-arteriosa, che si esegue con accesso dalla arteria femorale, portando un catetere all’interno dell’albero vascolare navigando fino all’arteria epatica, dove vengono iniettate microscopiche particelle di vetro caricate con ittrio 90 che emette elettroni mirati selettivamente a colpire i tumori epatici ipervascolarizzati. La procedura, che si esegue nella angio-suite della Sezione dipartimentale di Radiologia interventistica diretta dal Dr. Roberto Cioni (nella foto), è indicata principalmente per la terapia dell’epatocarcinoma complicato dalla trombosi della vena porta e per metastasi epatiche derivanti da tumori neuroendocrini. La metodica, che in Italia è utilizzata solo in pochi centri da circa un anno e mezzo e che in Toscana non è finora mai stata eseguita, è innovativa perché consente di fare radioterapia dall’interno nel fegato e nel tumore, in casi ben selezionati. Si tratta quindi di una opzione terapeutica aggiuntiva rispetto alle terapie sistemiche (chemioterapia e farmaci neo-angiogenetici) e alle metodiche di radiologia interventistica come l’alcolizzazione, la termo ablazione, la chemioembolizzazione (iniezione di farmaco e chiusura dell’arteria). E’ indicata nei casi in cui il tumore è più avanzato, complicato da trombosi portale, e quindi non più trattabile con le metodiche di radiologia interventistica. La radioembolizzazione riesce invece a ottenere spesso una remissione parziale della malattia, con allungamento dell’aspettativa di vita. La metodica è complessa perché prevede uno studio preliminare, con una TC ad alta definizione, e uno studio angiografico che consenta di visualizzare se ci sono arterie che portano sangue verso organi (es. stomaco, pancreas, intestino o polmone) dove le particelle non devono arrivare. Per avere quindi la certezza che non ci siano fughe di particelle caricate con ittrio in sede extraepatica occorre embolizzare (ossia chiudere) le arterie visibili con spirali metalliche e poi iniettare dei macroaggregati, marcati con tecnezio, dalla sede vascolare dalla quale poi sarà iniettato l’ittrio. A quel punto il paziente esce dalla sala angiografica ed entra in medicina nucleare, dove viene eseguita una TC Spect per verificare che i macroaggregati si siano concentrati esclusivamente nell’area tumorale, senza fughe verso altri organi, dove potrebbero determinare gravi complicanze. Successivamente in fisica sanitaria si procede a calcolare, in base al volume del tumore, la quantità di particelle radio-embolizzanti che occorrono, in modo da colpire le cellule cancerose con la dose giusta, limitando l’esposizione degli organi sani. Le particelle utilizzate per questa metodica vengono prodotte in Canada e inviate a Pisa in un apposito contenitore la domenica precedente l’intervento. Occorre aspettare il tempo di decadimento dell’ittrio e l’intervento verrà eseguito in radiologia interventistica, all’incirca in un paio d’ore, il tutto somministrando al paziente una leggera sedazione. All’intervento di radio-embolizzazione, che viene eseguito nella sala angiografica (Dipartimento di Radiodiagnostica, Radiologia vascolare e interventistica e Medicina nucleare diretto dal Prof. Carlo Bartolozzi), partecipa uno staff multidisciplinare e interdipartimentale che comprende, oltre allo staff della Radiologia interventistica, anche i medici e tecnici della Medicina nucleare, cui compete l’utilizzo delle particelle caricate con ittrio, e i fisici e tecnici della Fisica sanitaria, che gestiscono invece il calcolo della dose e le problematiche di radioprotezione. I pazienti destinati alla radioembolizzazione sono in carico ai reparti di Oncologia, Gastroenterologia, Epatologia e il ricovero avviene prevalentemente presso la Chirurgia epatica e del trapianto di fegato.In occasione dell’avvio della procedura, è stato organizzato un seminario sulla radioembolizzazione epatica martedì 27 marzo (Edificio 30 A – Aula didattica Dipartimento di Radiodiagnostica, piano terra – Ospedale di Cisanello). Fra i docenti del seminario, anche un gastroenterologo, un radiologo interventista e un medico nucleare dell’Istituto Tumori di Milano, che supporteranno l’èquipe dell’Aoup per i primi due interventi in programma per l’indomani.

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