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Pfas: alterano coagulazione sangue, la scoperta a Padova

Roma, 24 gen. (AdnKronos Salute) – Nuovo studio degli scienziati padovani sulle conseguenze sulla salute umana dell’esposizione ambientale ai composti perfluoroalchilici (Pfas): sarebbero capaci di alterare il profilo di coagulazione del sangue, aumentando il rischio di patologie cardiovascolari. In particolare, secondo la ricerca diffusa dall’Università di Padova, emerge la capacità dello Pfoa, il principale inquinante ambientale nel territorio veneto, di interferire con i meccanismi della coagulazione del sangue. In alcune zone della regione, infatti, è stato rilevato un importante inquinamento da Pfas, soprattutto nelle falde acquifere delle province di Vicenza, Padova e Verona.

A diffondere i risultati del lavoro è il team di Carlo Foresta, ordinario di Endocrinologia dell’Università degli Studi di Padova, in collaborazione con Luca De Toni e Andrea Di Nisio, che hanno pubblicato gli esiti sulla rivista scientifica internazionale ‘International Journal of Molecular Sciences’. Questa ricerca nasce dalle osservazioni epidemiologiche riportate sia in alcuni studi internazionali che dal Servizio epidemiologico regionale e che indicano un aumento del rischio cardiovascolare associato all’inquinamento da Pfas.

Va precisato che la normale fluidità del sangue è mantenuta dall’equilibrio tra elementi che ne bloccano la coagulazione e altri che la stimolano. In questo delicato ‘dialogo’ giocano un ruolo chiave le piastrine, microscopiche componenti del sangue capaci di percepire la presenza di danni ai vasi sanguigni e di innescare molto rapidamente il processo della coagulazione, al fine di impedire i fenomeni emorragici. Ma in presenza di fattori di rischio cardiovascolari quali il fumo di sigaretta, il diabete e l’eccessivo peso corporeo, l’equilibrio si rompe rendendo le piastrine molto più reattive e inclini a innescare la coagulazione. Il risultato sono l’infarto cardiaco e l’ictus cerebrale.

“Stando alle nostre scoperte, lo Pfoa sarebbe in grado di attivare le piastrine, rendendole più suscettibili alla coagulazione, anche in condizioni normali, predisponendo a un aumento del rischio cardiovascolare”, spiega Foresta. “Il meccanismo attraverso il quale lo Pfoa si suppone alteri l’equilibrio della coagulazione sanguigna è complesso: sembra infatti che l’inquinante agisca modificando la struttura della membrana cellulare delle piastrine, ovvero la struttura che protegge le cellule ematiche e ne media l’interazione specifica con i diversi tessuti corporei. In sostanza – chiarisce – studi in vitro hanno documentato, oltre alla modificazione della struttura della membrana, parametri piastrinici che esprimono una maggior propensione all’aggregazione piastrinica e quindi alla coagulazione”.

Il significato clinico di queste sperimentazioni è stato poi approfondito eseguendo, in collaborazione con Paolo Simioni dell’Università di Padova, dei test di valutazione dell’attività piastrinica in 78 soggetti con diversi livelli di esposizione a Pfas. “I risultati hanno confermato dei segnali di aumentata attivazione piastrinica con conseguente incremento della propensione all’aggregazione delle stesse”, precisa ancora Foresta. “Questi dati potrebbero spiegare l’osservazione epidemiologica tra Pfas e patologie cardiovascolari, soprattutto se sussistono altri fattori di rischio noti per queste patologie, come diabete, obesità, fumo e alcol”.

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