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Personal assistant: nuova figura della chirurgia estetica

pobrane Nata con lo scopo di seguire passo passo il paziente nella fase post operatoria, la personal assistant diventa anche amica e confidente.

«Sono passate tre settimane dall’intervento di rinoplastica e la punta mi sembra gonfia». «Mi sono sottoposta a un intervento di aumento del seno due settimane fa e ho la sensazione che il braccio “mi tiri”». «Dopo la liposuzione, che ho fatto tre settimane fa, la zona trattata è gonfia al mattino e si sgonfia la sera. È normale?». Dopo gli interventi di chirurgia estetica, quasi tutti i pazienti sono assaliti da dubbi. «Non importa quanto possa essere stata accurata e dettagliata l’informazione del medico prima dell’operazione: una volta a casa, il paziente si pone domande e ha l’esigenza di confrontarsi con qualcuno per saperne di più» dicono Pierfrancesco Bove e Raffaele Rauso, chirurghi plastici fondatori del surgery network ChirurgiadellaBellezza che opera sempre con la stessa equipe chirurgica e con standard elevati, in diverse città d’Italia, tra cui Napoli, Salerno, Caserta, Roma, Milano e Firenze.
Per rispondere a questa esigenza, ChirurgiadellaBellezza ha deciso di istituire all’interno del proprio team, che è fisso in tutte le sedi d’Italia in cui operano, oltre alle figure di chirurgo plastico, anestesista e infermiere, anche quella della personal assistant: «Questa nuova figura professionale piace ai pazienti che in questo modo si sentono più sicuri e coccolati anche nel post operatorio –dicono Rauso e Bove– il paziente instaura prima un rapporto telefonico con loro, quindi le incontra di persona il giorno dell’intervento e resta costantemente in contatto dopo l’operazione e anche negli anni successivi per programmare le visite di controllo con il chirurgo plastico. Spesso nasce un rapporto di amicizia e fiducia, tanto che il paziente arriva a chiedere cose che magari non ha osato chiedere subito al medico».
Il primo contatto con la personal assistant avviene via telefono qualche giorno dopo che il paziente ha deciso di eseguire l’intervento: «A ogni paziente è assegnata una personal assistant, che seguirà il paziente per tutto l’iter –spiegano i chirurghi–. Prima dell’operazione, la personal assistant chiama il paziente per confermare la data dell’intervento e per ricordare le accortezze da rispettare, ad esempio come vestirsi il giorno dell’intervento o cosa portare nella borsa».
Il giorno dell’intervento, la personal assistant incontra il paziente di persona pur non sostituendosi, ovviamente, alla visita pre-operatoria che rigorosamente va fatta dal chirurgo: «È una figura che fa parte dell’équipe di ChirurgiadellaBellezza e quindi si sposta con noi chirurghi, con gli infermieri e gli anestesisti nelle varie sedi d’Italia in cui operiamo» affermano Bove e Rauso. «L’incontro vis-à-vis tra personal assistant e paziente- continuano i chirurghi- dà modo di entrare più in confidenza, un aspetto importante soprattutto nella fase più delicata, quella del post intervento. Capita spesso che il paziente, non avvertendo dolore e ritenendosi soddisfatto del risultato, nei giorni successivi all’intervento tenda a sottovalutare le istruzioni che noi chirurghi diamo, come ad esempio evitare certi movimenti, seguire una terapia farmacologica o utilizzare alcune accortezze dettagliatamente fornite nel pre-operatorio. Sono indicazioni che, se non osservate con attenzione, possono inficiare il risultato di un’operazione perfettamente eseguita e portare a complicazioni più o meno gravi».
Per questo dopo l’operazione il ruolo della personal assistant è determinante: chiama il paziente più volte al giorno nei giorni successivi all’intervento per assicurarsi che segua alla lettera le istruzioni. Inoltre sono a disposizione per rispondere a domande e chiarire dubbi: «Le personal assistant sono formate per fronteggiare i casi più frequenti e per relazionarsi con i pazienti. Molto importante è l’aspetto psicologico: spesso li tranquillizzano e rassicurano».
La prima personal assistant di ChirurgiadellaBellezza è stata Maria Grazia Piccirillo, 35 anni, di Capua (CE). Dopo aver ricevuto una formazione ad hoc e aver appreso i protocolli dell’équipe, oggi partecipa alla formazione delle sue colleghe. «Per svolgere questa professione è richiesta tanta pazienza e la capacità di intercalarsi nella psiche della paziente –afferma Piccirillo–. Inoltre è fondamentale non sostituirsi al medico e, dopo ogni telefonata, effettuare un report ai chirurghi in modo tale che possano consigliare cosa suggerire alle pazienti».


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