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‘Organi competenti, da ministero ad Aifa e Ordini, verifichino e fermino condotte che mettono a rischio persone’ ‘Da ivermectina a idrossiclorochina, da cortisonici ad antibiotici, ecco quello che sappiamo’

Milano, 16 set. (Adnkronos Salute) – Eparina? “Usarla a domicilio” in caso di Covid “non è raccomandato, specie per pazienti non immobilizzati”. I cortisonici con pochi o zero sintomi? Si rischia un autogol a prenderli in modalità preventiva o precoce perché “riducono la risposta immune”. Anche nei casi indicati, la somministrazione non deve avvenire prima di 4 giorni dall’insorgenza dei sintomi. E poi non sono tutti uguali: per la terapia è indicato il solo desametasone. Idrossiclorochina: non raccomandata né a scopo terapeutico né preventivo, non esistono prove di efficacia. L’ivermectina tanto chiamata in causa in questi giorni? “Non raccomandata né come terapia né come prevenzione per la sua inutilità contro il coronavirus e l’altro profilo di rischio”.

Sono alcuni dei 10 punti con cui gli esperti riuniti nel ‘Patto Trasversale per la Scienza’ insieme all’Associazione Biotecnologi Italiani smontano quelle che definiscono “bufale sulle cure domiciliari”. Gli scienziati analizzano una per una quelle terapie definite ‘precoci’ e da fare a casa, promosse attraverso i social, invitando a diffidare: “Anche se vengono presentate come miracolose, non lo sono e costituiscono un rischio per i malati”, avvertono, ricordando alcuni casi eclatanti del passato, di trattamenti proposti con lo stesso copione, da Stamina alla cura Di Bella.

“Le cure domiciliari, serie, in Italia esistono e sono quelle regolamentate e basate su evidenze scientifiche”, puntualizzano gli esperti che chiedono anche “agli organi competenti” di intervenire, dal ministero all’Istituto superiore di sanità (Iss), dall’Aifa al Consiglio superiore di sanità (Css) e al Garante per la privacy, ma anche gli Ordini professionali e le Società scientifiche. Viene chiesto loro “di adempiere al proprio ruolo e di verificare ed intervenire rispetto a comportamenti che mettono potenzialmente a rischio la vita delle persone”.

E per fare chiarezza su quello che non torna in alcune proposte che circolano in rete gli esperti condividono “almeno 10 cose che sappiamo sulla gestione domiciliare della Covid-19”. Oltre a quelle già ricordate viene affrontato il capitolo antibiotici: non sono raccomandati, a meno che dopo visita medica si sospetti un’importante infezione batterica. Gli antivirali come lopinavir, ritonavir non sono raccomandati in quanto si sono dimostrati inefficaci, mentre il remdesivir è raccomandato solo per uso ospedaliero.

Il parvulan, altro nome che ha cominciato a circolare vorticosamente in relazione a Covid, è “un generico immunostimolatore registrato in Brasile, ma non in Italia, come coadiuvante per il trattamento dell’acne, non è raccomandato per la sua inutilità contro Sars-CoV-2”. Non esistono prove, viene ripetuto nuovamente. Così come “l’utilizzo di vitamina D, lattoferrina, quercetina ed altri integratori alimentari non è raccomandato per inefficacia terapeutica e di profilassi”.

Viene anche spiegato il senso di uno dei concetti più osteggiati dai promotori delle cure domiciliari subito e in abbondanza: la vigile attesa. Gli esperti, che invitano a non assumere “farmaci inutili e potenzialmente dannosi”, chiariscono che “l’85% di chi entra in contatto col virus Sars-CoV-2 resta asintomatico o paucisintomatico. Questo è il dato che giustifica la ‘vigile attesa’, perché nella maggior parte dei casi il nostro sistema immunitario è in grado di gestire autonomamente l’infezione, ed è sufficiente il semplice ausilio di paracetamolo e antinfiammatori in presenza di febbre, dolori articolari o muscolari. La terapia farmacologica è indicata solo in particolari casi ed esistono protocolli” precisi per la gestione dei pazienti domiciliari.

Ultimo punto: anticorpi e plasma. “I monoclonali – spiegano il Patto per la scienza e i biotecnologi italiani – sono ad oggi indicati, entro 10 giorni dalla comparsa di sintomi, per alcune categorie a rischio come obesi, dializzati. Il plasma iperimmune non ha invece dimostrato di poter dare benefici certi”.

Gli scienziati tornano sul convegno che si è tenuto nei giorni scorsi e stigmatizzano “il fatto che informazioni pseudoscientifiche abbiano trovato spazio in una sala del Senato della Repubblica”. “I casi Stamina e Di Bella ci dovrebbero aver insegnato a dubitare di chi promuove pseudoterapie senza portare prove scientifiche, ma solo racconti molto spesso privi di ogni riscontro. Abbiamo bisogno di una medicina basata sulle evidenze, che devono essere pubblicate, discusse e condivise all’interno della comunità scientifica, e non di slogan dati in pasto alle piazze o sui media, il cui unico risultato è di creare false speranze nelle persone e indurle a non adottare comportamenti che potrebbero salvare loro la vita”.

Alle istituzioni gli esperti chiedono di intervenire contro comportamenti come ad esempio: “La prescrizione di terapie off-label che utilizzano farmaci e integratori inutili o dannosi, senza tener conto della tempistica di somministrazione (come ad esempio il cortisone o l’eparina), né della posologia raccomandata o dell’interazione tra essi – elencano – la pubblicizzazione e prescrizione di tali terapie via web, senza la visita del malato e senza che vi sia un razionale scientifico né una adeguata fase di raccolta dati per il monitoraggio dei risultati ottenuti; la continua travisazione e denigrazione del protocollo domiciliare ufficiale e del lavoro delle migliaia di medici di medicina generale che lo applicano; la richiesta di firmare non un consenso informato, ma una liberatoria per il medico che prescrive tali ‘cure’, in cui viene scaricata sul paziente ogni responsabilità civile e penale, cosa illegittima nel nostro Paese; l’assenza di una chiara e precisa informativa sul trattamento dei dati personali e sensibili che vengono raccolti anche con mezzi del tutto inadeguati a garantirne la protezione; la continua richiesta di ‘donazioni’ con modalità opache quali Bitcoin o conti svizzeri”.


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