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Obesita`, un`epidemia che costa 10 anni di vita

A Roma il Primo Congresso Nazionale della Chirurgia Italiana con 4000 specialisti. Il prof. Marcello Lucchese (presidente SICOB): “Gli interventi che riducono il peso corporeo hanno una funzione preventiva. Sconfiggono anche le malattie associate come i disturbi cardiovascolari. 34% per l’ipertensione”.  Più del 90% dei pazienti obesi che hanno affrontato un intervento chirurgico per ridurre il proprio peso è guarito dal diabete. E, secondo una ricerca italiana, il 34% dall’ipertensione arteriosa. Gli obesi italiani sono circa 6.000.000 e rappresentano il 10% della popolazione. La loro vita è minacciata in 9 casi su 10 da gravi malattie come disturbi cardiovascolari e respiratori, cancro e diabete. Uno strumento di prevenzione contro queste patologie è rappresentato dalla chirurgia cosiddetta bariatrica e metabolica (in grado di ridurre il peso corporeo e modificare il metabolismo). Ogni anno nel nostro Paese 7000 persone si sottopongono a questo tipo di interventi. Ma i potenziali candidati sono molti di più, circa un milione. “È necessario un cambiamento culturale – afferma il prof. Marcello Lucchese, presidente della Società Italiana di Chirurgia dell’Obesità e delle Malattie metaboliche (SICOB) – vogliamo far capire ai cittadini che siamo di fronte a operazioni salvavita, non a ritocchi estetici. L’aspettativa di vita nella popolazione severamente obesa è ridotta di 9 anni nelle donne e di 12 negli uomini. Purtroppo pochi sanno che il bisturi può essere un’arma in grado di allungare la vita di queste persone e di assicurare una cura definitiva nel 60-80% dei casi. Invece le terapie non chirurgiche hanno una percentuale di successo durevole nel tempo compresa tra il 2 e il 4%”. La prevenzione attraverso la chirurgia è uno dei temi centrali del Primo Congresso Nazionale della Chirurgia Italiana (a cui aderiscono 19 Società scientifiche) in corso a Roma fino al 27 settembre con la partecipazione di 4000 esperti. “Un recente studio italo-americano – continua il prof. Lucchese – ha dimostrato come l’83% di obesi sottoposti a bypass gastrico e il 95% di quelli che hanno subito una diversione biliopancreatica sia riuscito ad ottenere una remissione completa del diabete di tipo 2”. Se il peso eccede quello ideale del 30%, la persona viene considerata in sovrappeso, del 60% obesa, del 100% obesa in maniera severa. “Siamo di fronte a una vera emergenza sanitaria – spiega il prof. Nicola Basso, Past President SICOB -. Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel mondo 1 miliardo e mezzo di adulti sopra i 20 anni è in sovrappeso. Di questi, 200 milioni di uomini e circa 300 milioni di donne sono obesi. Queste cifre spingono gli esperti a parlare di ‘globesità’, che oggi rappresenta il secondo rischio prevenibile per la salute dopo il fumo. In Italia il numero di persone con gravi problemi di peso è cresciuto del 25% dal 1994 a oggi. È prioritario sostenere ed incentivare la chirurgia bariatrica come strumento di prevenzione della salute dei cittadini. Investire in questi interventi significa risparmiare risorse. Nel nostro Paese i costi sanitari diretti annui legati all’obesità grave sono valutabili intorno ai 23 miliardi di euro, di cui 11 a carico del Servizio Sanitario Nazionale. Quelli indiretti (morti premature, riduzione della produttività, assenza dal lavoro, disoccupazione, ecc.) sono circa il triplo, stimabili nell’ordine di 65 miliardi di euro annui. Per ognuno di questi pazienti la perdita di 7 Kg consentirebbe un risparmio di 390 euro l’anno solamente in termini di farmaci per tenere sotto controllo le malattie associate”.

La chirurgia bariatrica non fa solo perdere durevolmente peso ma ha un impatto decisivo sulle malattie metaboliche, in particolare sul diabete mellito di tipo 2 (che colpisce il 90% degli obesi gravi). “I numeri lasciano sbalorditi: gli interventi di chirurgia dell’obesità curano il diabete nell’80-100% dei casi – sottolinea il prof. Basso -. Questo significa non prendere più farmaci per il diabete già da pochi giorni dopo l’intervento e prevenire tutte le complicanze della malattia, che spaziano dalla cecità, all’insufficienza renale, all’infarto fino all’amputazione di un arto”.
Nel 2011 sono state effettuate – in totale – 7214 operazioni di chirurgia bariatrica: 4093 al Nord, 1983 al Centro e solo un migliaio (880 e 258 rispettivamente) al Sud e nelle isole. “Solo un intervento su 7 è stato svolto in regioni meridionali – sottolinea Luigi Angrisani presidente eletto dell’international Federation For The Surgery Of Obesity And Metabolic Disorders (IFSO) -. I dati epidemiologici nazionali attestano, invece, come siano proprio gli abitanti del Mezzogiorno gli italiani più gravemente in sovrappeso. Campania e Puglia possono vantare il primato europeo di obesità infantile: il 36%. Di fronte a questa contraddizione è necessario ristrutturare e riorganizzare la chirurgia dell’obesità nel Sud d’Italia. In una macroregione che conta oltre 20 milioni di abitanti, solo a Napoli sono presenti 4-5 centri attivi, più qualche altra struttura operante in Sicilia. Per il resto del Meridione non esiste una rete organizzata ed efficiente. Bisogna quindi investire maggiori risorse in questa importante branca della chirurgia che vanta ottimi professionisti riconosciuti a livello internazionale”.

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