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Medicina: si chiude NeuroMLab, incubatore della neurologia futura

Roma, 22 ott. (Adnkronos Salute) – Due anni di cambiamento che, attraverso la pandemia, hanno visto l’emergere di nuove priorità e nuovi modelli di sanità: un percorso imprevisto quello del biennio di lavori del Neurology management Lab (NeuroMLab), che si è chiuso oggi presso il Campus Sda Bocconi di Milano. Il progetto, frutto della partnership tra Biogen e Sda Bocconi School of Management e con l’egida della Società italiana di Neurologia (Sin), è un vero e proprio laboratorio in continua evoluzione – riferisce una nota – che coinvolge i principali attori del sistema salute. Neurologi, farmacisti, infermieri e direttori di strutture sanitarie in questi due anni hanno avuto la possibilità di confrontarsi e lavorare insieme a diversi filoni di ricerca, facendo emergere punti di vista, bisogni e metodi di lavoro per raccogliere le sfide della sanità di domani.

Suddivisi in quattro ambiti di ricerca, i lavori si sono concentrati su temi chiave per la trasformazione del sistema delle cure neurologiche per malattie croniche ad altra complessità e grandi numeri. L’analisi della rete di servizi territoriali per la malattia di Alzheimer, la leadership al femminile in ambito neurologico, la sinergia del sistema di risorse sanitarie in neurologia e l’utilizzo del digitale sono state le tematiche affrontate dai team multidisciplinari.

“L’ambito neurologico include pazienti cronici e ad alta complessità e, sebbene la pandemia che stiamo attraversando abbia creato enormi difficoltà, è stata anche lo sprone per attivare una modalità diversa per erogare i servizi clinici, a vantaggio anche dei pazienti, in un’ottica di maggiore prossimità e con un ruolo sempre più determinante della tecnologia digitale”, dichiara Gioacchino Tedeschi, direttore della Clinica neurologica e neurofisiopatologia, Aou Luigi Vanvitelli di Napoli e past president della Sin). “Il biennio di lavori appena concluso – ha aggiunto – è stato testimone attivo dei cambiamenti innescati dalla pandemia, nonché l’occasione per riflettere e lavorare sulle priorità e i bisogni gestionali e organizzativi, nell’ottica dell’evoluzione del sistema delle cure neurologiche e della messa a punto di nuovi paradigmi di cura che siano in grado di recepire e anticipare gli sviluppi in corso a livello scientifico e rispondere alle nuove esigenze di medici e pazienti”.

Un cambio di passo: è questo il messaggio che emerge dagli interventi tenuti oggi dai protagonisti di questo percorso di lavoro, che auspicano un’evoluzione del sistema delle cure neurologiche per rendere la rete territoriale di assistenza più organizzata in termini di coesione e collaborazione tra centri e professionisti sul territorio, volti a garantire al paziente la prossimità e la qualità della cura. Le analisi svolte nell’ambito dei 4 filoni di ricerca e dei 2 workshop che hanno coinvolto i partecipanti hanno evidenziato la profonda complessità del sistema di cure neurologiche, attraversate da importanti innovazioni tecnologiche, diagnostiche e terapeutiche, accelerate dalla pandemia.

Per rispondere a questa complessità – si legge ancora nella nota – è emersa quindi la necessità di trovare risposte integrate ai bisogni di cura, attraverso la sinergia tra tutte le risorse sanitarie coinvolte, come commenta L’innovazione tecnologica (terapeutica e diagnostica) sta attraversando trasversalmente le discipline specialistiche (dalla rivoluzione degli anticorpi monoclonali fino alle terapie avanzate) e la Neurologia è terreno di importanti innovazioni.

“La sinergia tra attori e servizi – commenta Valeria Tozzi, Associate professor of Practice of Government Health and Not for Profit Division presso la Sda Bocconi – è uno degli elementi ricorrenti all’interno dei lavori di questo biennio, così come il digitale o l’organizzazione territoriale nell’ottica della prossimità delle cure. In generale tutti i temi di ricerca hanno contribuito a fare luce sui molteplici fattori che concorrono alla definizione dei percorsi di cura e di assistenza in ambito neurologico considerando le sfide che il sistema sanitario sta affrontando e le frontiere dell’innovazione in campo neurologico. Temi che con la pandemia hanno assunto un ruolo di primo piano e che oggi sono protagonisti dell’evoluzione sanitaria in corso”.

“L’ambito neurologico – continua Tozzi – per sua natura si trova di fronte ad alcune tra le più difficili sfide gestionali, perché si rivolge a pazienti cronici ad alta complessità che assumono volumi crescenti e in questo senso la neurologia può essere un importante banco di prova e terreno di lavoro per l’intero sistema. Per questo – conclude -sono convinta che l’esperienza di questo biennio sia andata oltre i confini specialistici e si sia rivelata un efficace incubatore di analisi e di idee per meglio comprendere la trasformazione che stiamo vivendo”.

“Biogen considera la ricerca e l’innovazione come il fulcro necessario su cui basare il progresso. Gli ultimi due anni, in particolare – sottolinea Giuseppe Banfi, Amministratore Delegato Biogen Italia – hanno rappresentato una sfida senza precedenti per i sistemi sanitari, un momento storico unico, che ci impone di accogliere il cambiamento e valorizzare le opportunità positive, sia nel breve sia nel lungo periodo. Ciò che auspichiamo e per cui lavoreremo è che il NeuroMLab diventi sempre di più un incubatore di idee e un catalizzatore di nuovi percorsi, capace di unire tutti gli attori del ‘sistema salute’ per lavorare fianco a fianco con lo scopo di identificare le criticità del presente e definire le priorità e le soluzioni per il futuro”.


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