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Luc Montagnier e le nuove sfide della Medicina

Il Premio Nobel ha tenuto una conferenza al Neuromed seguita anche da Gosalute

foto consegna d'ordineÈ stato un incontro intenso e pieno di contenuti. La visita al Neuromed di Pozzilli, in Molise, del Premio Nobel Luc Montagnier, ha aperto numerosi spunti di riflessione sul futuro della Medicina. Era il 1983 quando l’équipe dell’Istituto Pasteur di Parigi, guidata dallo steso Montagnier, riuscì a individuare il virus responsabile dell’Aids. Il professor Montagnier ha tenuto al Neuromed (in provincia di Isernia) una conferenza scientifica dal titolo: “La Biologia alla luce delle teorie fisiche: Nuove frontiere in medicina”, alla presenza di autorità politiche, medici e ricercatori e giornalisti.

La medicina – ha detto Luc Montagnier – ha fatto molto per prolungare la vita delle persone, ma ora si trova davanti a nuove sfide, costituite non solo dalla cura, ma soprattutto dalla medicina preventiva e della medicina predittiva. E’ la sfida della personalizzazione verso il paziente. Il campo in cui queste sfide saranno giocate è quello dei nuovi fattori emergenti che oggi sono presenti nel nostro ambiente. Come le onde elettromagnetiche, i cambiamenti climatici e lo stress ossidativo, comune a patologie come cancro e malattie cardiovascolari. Dobbiamo inoltre considerare l’azione di quegli agenti infettivi che si installano in maniera cronica nell’organismo”. “Siamo circondati da virus e batteri – ha continuato – C’è molto lavoro da fare in medicina in questo campo. Dobbiamo individuare le cosiddette “infezioni fredde”, che persistono per mesi ed anni e che possono causare malattie molto gravi”.

In questa caccia alle infezioni latenti, Montagnier ha posto un particolare accento su una tecnologia completamente nuova: l’individuazione di onde elettromagnetiche provenienti dal DNA. Lo scienziato ha esposto i suoi studi nei quali sono state rilevate onde elettromagnetiche in filtrati di colture batteriche, dove i microrganismi erano assenti, ed anche nel plasma di sangue umano diluito ad un livello in cui non può esserci più DNA, ma solo acqua. Le onde si generano, secondo lo scienziato francese, in risposta ad emissioni radio, un fenomeno comunemente conosciuto come risonanza.

Sottoposte a onde elettromagnetiche a bassa frequenza – ha specificato Montagnier – queste diluizioni producono segnali ad una frequenza più elevata, nei quali è possibile individuare i segni specifici di una particolare sequenza genetica. Considerando che le diluizioni sono tali da non avere più presenza di DNA, dobbiamo ammettere che ad indurre quelle emissioni siano strutture costituite dalle sole molecole dell’acqua. Ciò che può essere successo è che il DNA abbia indotto nell’acqua o nel plasma del sangue la formazione di pseudocristalli, capaci di risuonare”.

Sono concetti estremamente nuovi nel mondo scientifico, che pongono molte domande, come ha sottolineato lo stesso Montagnier: “Ciò che osserviamo è un artefatto di laboratorio? Esistono veramente queste strutture? E che ruolo hanno? Sarà necessaria una stretta collaborazione tra fisici, matematici e biologi per approfondire questi temi”.

Le prospettive, secondo il premio Nobel, sono estremamente interessanti. Prima di tutto nuove opportunità di diagnosi per le malattie croniche attraverso una migliore identificazione degli agenti patogeni. E poi la possibilità che le strutture dell’acqua individuate dal suo gruppo possano avere un’azione diretta nel causare patologie.

“Naturalmente – ha sottolineato Montagnier – sono ancora solo ipotesi. Ma potrebbero innovare la medicina con diagnosi più sensibili e nuovi approcci terapeutici”.

“L’ obiettivo di questa visita – ha affermato Mario Pietracupa, presidente della Fondazione Neuromed – è quello di realizzare una Fondazione a nome Montagnier a Pozzilli. Sarà un progetto internazionale di ricerca con cui si possano integrare i due saperi. Offriamo un progetto internazionale che supera la logica del richiedere fondi sulla base di uno storico, bensì basando i finanziamenti sulla reale attività e i risultati ottenuti. Se saremo bravi arriveranno anche i finanziamenti, noi ci confrontiamo con la qualità della ricerca”.

L’Ordine dei giornalisti del Molise ha donato a Montagnier il gagliardetto ufficiale della categoria, il volume “Diario” dell’insigne uomo di cultura molisano Giambattista Masciotta e la pubblicazione “il Palazzo della Prefettura di Campobasso”, curato dal consigliere dell’ Ordine Sergio Bucci. A consegnare i doni sono stati il presidente e il vicepresidente dell’Ordine, Antonio Lupo e Domenico Bertoni. Al professor Montagnier hanno detto di aver appreso con orgoglio la decisione del premio Nobel di essere nel Molise e di aver scelto il posto giusto per farlo, l’Istituto Neuromed, fiore all’occhiello della medicina e della nostra terra. All’incontro con il Premio Nobel ha partecipato anche l’editore di Gosalute, il giornalista Roberto Zarriello. (nella foto di Luigi Calabrese: il professor Montagnier (seduto) con, in piedi da sinistra: Mario Pietracupa, Domenico Bertoni e Antonio Lupo). Ecco l’intervista rilasciata dal professor Montagnier:

Cosa è cambiato da quanto ha scoperto il virus dell’AIDS?

La medicina si sviluppa sia  su criteri classici conservativi ma ci sono altri concetti che non sono l’unico a sviluppare. Come il discorso sulle onde elettromagnetiche che purtroppo è mal capito. E’ una mia teoria che si fonda su basi biofisiche. Ci sono test che si conducono che ci aiutano a prevenire le basi irreversibili delle malattie croniche”.

Relativamente a queste nuove teorie, dove si spingono le ricerche per trovare nuovi conferme?

Cerchiamo di fare molti centri del mondo e dimostrare che questi centri con sperimentazioni le nostre tesi attraverso tecniche cliniche  ed epidemiologiche. La varietà geografica di questi centri può verificare la teoria su diverse popolazioni e avere quindi una varietà epidemiologica”.

 Saranno necessarie nuove tecnologie per avvalorare la sua tesi?

“Si, abbiamo bisogno di collaborazioni multidisciplinari che mettono insieme fisici, matematici, biologi”.

 Che tipo di aiuto possono dare alla ricerca medica le nuove tecnologie?

Dobbiamo soffermarci insieme su un paziente. Con il malato si istaura un dialogo considerando che spesso il malato non può comunicare. Per quanto riguarda la prevenzione, le nuove tecnologie che si sviluppano rapidamente possono aiutarla e permettere di impedire lo sviluppo delle malattie croniche che costituiscono un problema importante per molte popolazioni, come il cancro, le malattie neurodegenetative. Ci proponiamo di avere test di laboratorio che sono basati contemporaneamente sia sulle tecnologie già in uso sia sulle nuove tecnologie su cui noi lavoriamo da nove anni che sono basate sulla diffusione di onde elettromagnetiche principalmente dal DNA. Abbiamo trovato il DNA di alcuni batteri e virus, a partire dall’analisi del sangue dei pazienti, che emette onde che si possono misurare, quantificare e che quindi permettono di avviare nuovi ipotesi diagnostiche e terapeutiche. Questa è la base della conferenza al Neuromed. Ciò può avere conseguenze pratiche sull’AIDS, su cui credo di essere esperto, e anche sull’autismo. Abbiamo dimostrato con collaborazioni anche con centri italiani che circa nel 80% dei casi ci sono dati fisici e biologici anormali nel sangue dei bambini autistici e abbiamo sperimentato che con trattamenti a base di antibiotici possiamo avere risultati efficaci anche per il trattamento di questa patologia. Per l’AIDS speriamo di poter combattere dei fattori concomitanti con il virus e combattendo questi, possiamo combattere anche l’AIDS”.

 Pensate che ci sia la possibilità di avere qui al Neuromed un laboratorio diretto da lei?

Si può essere possibile”.

 Come ha trovato questa struttura?

“E’ stato un piacere recarmi al Neuromed in visita ho visto una realtà moderna e ben organizzata”.

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