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Lotta ai tumori: passi avanti con le biotecnologie

Se ne è parlato a Reggio Emilia durante un seminario scientifico.

medicinaL’approccio nella lotta ai tumori è cambiato molto nel corso degli ultimi anni: i passi da gigante realizzati dalle biotecnologie permettono oggi di intervenire in maniera mirata sulla singola patologia. Risultati inediti, ancorché non definitivi, sono alla portata contro patologie come il melanoma e il carcinoma polmonare, che fino a poco tempo fa erano spesso incontrollabili.

 “Biotecnologie e anatomia patologica molecolare per l’ottimizzazione di diagnostiche e terapie” è l’oggetto del seminario che si è tenuto mercoledì scorso a Palazzo Rocca Saporiti di Reggio Emilia. L’incontro ha fatto parte del ciclo di eventi di formazione Gained in Translation, promossi dal Dipartimento Infrastruttura Ricerca e Statistica dell’ASMN – IRCCS e ideati da Adriana Albini con Lucia Mangone, a cui prendono parte i più illustri luminari italiani sull’oncologia e le tematiche correlate. 

Tra i relatori dell’incontro c’è stato anche Leonardo Santi, Coordinatore scientifico dell’Istituto Superiore di Oncologia – Consorzio Nazionale e Presidente Onorario del CNBB – Comitato Nazionale per la Biosicurezza e le Biotecnologie della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Santi parlerà dell’evoluzione degli ultimi anni del settore delle biotecnologie e delle sue ricadute in medicina e non solo: “Quello delle biotecnologie è un settore molto pervasivo e dà un grande contributo allo sviluppo economico del Paese”, spiega Santi, che ha analizzato nello specifico l’importanza per la diagnostica e la pratica clinica delle biobanche, che consentono la conservazione e lo studio del materiale biologico.

Altro relatore è stato Gabriella Fontanini, Professore Ordinario di Anatomia Patologica presso l’Università di Pisa, che ha focalizzato il suo intervento sulle neoplasie polmonari, in particolare sul carcinoma. “Sono alcuni dei tumori più frequenti, sia per incidenza che per mortalità – dice Fontanini – Per intervenire su di essi oggi non possiamo più prescindere da alcune informazioni, sia morfologiche che genetiche e genotipiche”. È lo studio delle alterazioni genetiche della neoplasia, infatti, a far capire qual è il suo funzionamento e a dare informazioni sul miglior percorso diagnostico e terapeutico possibile.

 Ha chiuso il seminario l’intervento di Massimo Barberis, Direttore dell’Unità Diagnostica Istopatologica e Molecolare dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, che ha parlato dei grandi progressi nella lotta contro il melanoma. “Fino a pochissimi anni fa questo tipo di tumore era considerato difficilmente curabile – dice Barberis – oggi invece esistono dei farmaci che servono a controllarne la progressione e quindi a ottenere risultati inediti, sia per quanto riguarda la sopravvivenza che la qualità della vita”. Ciò è possibile grazie all’analisi molecolare del tumore: “Il compito del patologo oggi – conclude Barberis – non è soltanto effettuare la diagnosi, ma anche analizzare le caratteristiche molecolari del tumore, che danno informazioni su come esso risponderà a un certo tipo di farmaco”.

 “La target therapy ha cambiato radicalmente l’aspettativa di vita di un paziente con melanoma avanzato” conferma Giuseppe Argenziano, Medico della Struttura Complessa di Dermatologia ASMN –IRCCS, che ha moderato l’incontro insieme a Francesca Zanelli, Medico della Struttura Complessa di Oncologia. “Non dobbiamo però dimenticare che la nostra battaglia quotidiana consiste anche nell’impedire che il paziente arrivi allo stadio di melanoma avanzato – conclude Argenziano – Grazie agli strumenti di prevenzione e di diagnosi precoce noi possiamo oggi guarire il 90% dei pazienti con melanoma: anche su questi strumenti bisogna continuare a investire”.

 

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