Adnkronos Salute e Benessere

L’immunologo, ‘non si può promettere vaccino in pochi mesi’

Milano, 31 gen. (Adnkronos Salute) – “Credo che francamente nessuno possa promettere” che contro il nuovo coronavirus “ci sia un vaccino efficace nell’uomo fra 3 mesi”, o addirittura 40 giorni come prospettato da ricercatori di Pechino. “Metterlo a punto e dimostrarne l’efficacia è un percorso a ostacoli che richiede tempo”. A spiegarlo all’AdnKronos Salute è l’immunologo Alberto Mantovani, direttore scientifico dell’Istituto clinico Humanitas di Rozzano (Milano) e docente di Humanitas University, commentando le prime due positività al nuovo coronavirus cinese registrate in Italia.

In questa situazione, evidenzia lo scienziato italiano più citato al mondo, “la prima linea di difesa è mettere in campo misure di contenimento e avere dei test rapidi e a basso costo per le diagnosi. Perché ricordiamo che l’Organizzazione mondiale della sanità ha dichiarato un’emergenza globale” e quindi la risposta “va pensata in ottica globale”.

“Più a lungo termine – prosegue Mantovani, direttore scientifico di Humanitas e docente di Humanitas University – ci sono i farmaci e il vaccino, che è una sfida scientifica. Nel caos dell’emergenza Ebola di qualche anno fa il percorso è stato estremamente rapido e si è arrivati alla dimostrazione clinica nel giro di un paio di anni. Quindi dobbiamo essere onesti. E dire per esempio che per altre infezioni come la tubercolosi o la Dengue abbiamo vaccini che non sono soddisfacenti. Dobbiamo ricordare anche i fallimenti, come per esempio è successo per l’Hiv. E’ un problema di ricerca scientifica, una sfida da raccogliere. E mi piace sottolineare che in questo Paese opera il più grande vaccinologo vivente e si chiama Rino Rappuoli. Uno scienziato premiato l’anno scorso con il prestigioso premio Robert Koch, che oltre al suo lavoro nell’industria farmaceutica peraltro gestisce anche un istituto non profit che si occupa di malattie nei Paesi del terzo mondo”.

Sul fronte vaccini quindi “l’Italia può dire la sua – conclude – Anche per Ebola è stato così. Il lavoro di ricerca di base per il vaccino contro quel virus è stato fatto in questo Paese. I vaccini scoperti e prodotti in Italia hanno contribuito a migliorare la salute del mondo. Abbiamo una grande tradizione e siamo inoltre grandi produttori ed esportatori di farmaci, Ci sono tutti gli strumenti per dare un contributo”.

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