Terza età

Libro bianco 2012 e Decalogo Healthy Ageing: “Invecchiare in buona salute… la sfida di una vita”

L’Italia è (e ancor di più in futuro) il Paese più vecchio d’Europa. L’Ufficio Statistico
Europeo ha stimato che in Europa, entro il 2060, ci saranno solo due persone in età
lavorativa (15-64 anni) per ogni persona oltre 65 anni, rispetto al rapporto di 4 a 1 di oggi. Analizzare le principali tematiche che ruotano intorno alla salute ed
all’assistenza della popolazione anziana e molto anziana del nostro Paese, in modo da delineare ireali bisogni assistenziali, sottolineare le eventuali differenze territoriali e identificare i possibili gaps tra l’ attuale offerta di assistenza ed i traguardi ottimali cui mirare. Questo l’obiettivo del Libro Bianco 2012 “La salute dell’anziano e l’invecchiamento in buona salute: Stato di salute, opportunità e qualità dell’assistenza nelle regioni italiane”, redatto dall’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, con il contributo incondizionato di ABBOTT, presentato oggi in Senato.
È stata anche l’occasione per presentare il Decalogo “HEALTHY AGEING”: regole basate sulle
prove di efficacia per invecchiare in salute. Queste raccomandazioni si rivolgono alla popolazione
adulta e anziana per rendere la vecchiaia sinonimo di salute, secondo lo spirito dell’anno 2012
dedicato “all’invecchiamento attivo e alla solidarietà intergenerazionale” dall’Unione
Europea.
“La situazione italiana, relativa alla popolazione anziana e molto anziana, evidenzia sia i progressi
conseguiti nell’ambito dello stato di salute e della qualità dell’assistenza nel nostro Paese, sia le
aree di intervento dove è necessario implementare e concentrare maggiormente l’attenzione per
raggiungere livelli più soddisfacenti. Infatti, i dati analizzati mostrano un quadro complessivamente
buono dello stato di salute degli anziani, ma sottolineano importanti differenze, oltre che a livello
regionale, anche tra generi e classi di età, soprattutto per quanto riguarda gli stili di vita ed i
comportamenti, così come l’accesso e l’utilizzo dei servizi.” Ha detto Walter Ricciardi, Direttore
Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane.
“Bisogna incentivare le attività di prevenzione ed educazione alla salute e adeguare l’offerta dei
servizi alla domanda di assistenza, attraverso un maggiore coinvolgimento degli stessi cittadini per
giungere ad una più corretta pianificazione ed allocazione delle risorse, in un’epoca di crisi
finanziaria e di ridimensionamento della spesa pubblica.” Ha tenuto a precisare il Senatore
Antonio Tomassini, Presidente XII Commissione Igiene e Sanità del Senato e Presidente
dell’Associazione Parlamentare per la Tutela e la Promozione del Diritto alla Prevenzione.
“Per Abbott, la prevenzione delle malattie croniche lungo tutto il corso della vita e in tutte le sue
forme (primaria, secondaria e terziaria), nonché un approccio integrato alla cura, rappresentano
un elemento essenziale della strategia volta ad estendere gli anni di vita in buona salute dei
cittadini europei ed italiani. Nuove soluzioni sono sempre più necessarie per migliorare gli esiti per
i pazienti e la società e assicurare, al contempo, la sostenibilità dei sistemi sanitari. Tale risultato
può essere raggiunto solo mediante un impegno congiunto di industria, governo e pazienti.” Ha
aggiunto Fabrizio Greco, General Manager ABBOTT.
Dal Libro Bianco si evince una forte tendenza all’invecchiamento della popolazione con uno
sbilanciamento, nelle età più avanzate, a favore delle donne: anche l’aspettativa di vita è a
vantaggio del genere femminile, ma il divario si sta riducendo a favore degli uomini.
La famiglia al centro: nel nostro Paese, il benessere degli anziani è ancora essenzialmente legato al
contesto familiare in cui essi vivono, per cui la famiglia continua a svolgere una primaria azione
di assistenza e cura, rappresentando l’elemento centrale per una qualità di vita accettabile; la
maggiore concentrazione di anziani disabili si riscontra nel Meridione e nelle Isole e tra le diverse
tipologie di disabilità esaminate la più diffusa è “difficoltà nelle funzioni”. Nell’arco delle 24 ore di
un giorno medio settimanale gli anziani dedicano maggior tempo alle attività fisiologiche di base; le
persone sole di 65 anni ed oltre risultano molto o abbastanza soddisfatte delle relazioni
familiari, tanto che in caso di necessità gli anziani reputano più probabile il poter contare sui
propri familiari e, poi, sugli amici, sui vicini di casa, sui volontari e, infine, su altri soggetti
piuttosto che fare ricorso all’Assistenza Domiciliare Integrata o all’Ospedalizzazione, cosa assai
più frequente per i molto anziani.
Corretti stili di vita: l’abitudine al fumo è più diffusa tra gli uomini e, con l’avanzare dell’età,
aumentano i non fumatori e diminuisce il numero medio di sigarette fumate; negli anziani la
prevalenza dei consumatori a rischio di alcol è più elevata tra gli uomini che si contraddistinguono
per un eccessivo consumo di vino ai pasti; la percentuale di persone anziane in sovrappeso ed
obese presenta un trend in aumento e, considerando la distinzione per genere, l’obesità risulta più
diffusa tra le donne, mentre il sovrappeso lo è tra gli uomini; con l’avanzare dell’età diminuisce
l’interesse per lo sport, ma cresce quello per l’attività fisica, praticata di più dal genere maschile.
Come si invecchia oggi: in generale, nella classe di età 65-74 anni, c’è una riduzione della
mortalità nettamente più marcata per gli uomini rispetto alle donne. Tale tendenza può essere,
in parte, ricondotta al valore dei tassi femminili, che risultano molto più bassi e pari a circa la metà
di quelli maschili. Nella classe di età 75 anni ed oltre si invertono le tendenze. Più di un anziano
ogni quattro vive in un nucleo monocomponente (trend in crescita) ed anche in questo caso si
osserva un netto sbilanciamento verso il genere femminile. Questo divario può essere imputabile
sia alla differenza di età fra i coniugi, che alla più elevata mortalità maschile, che rende le donne
più a rischio di sperimentare l’evento vedovanza e di vivere sole per il resto della vita.
I rischi dell’anziano: una riduzione dell’epidemia influenzale stagionale, con le percentuali di
copertura vaccinali attualmente conseguite (l’obiettivo minimo previsto dalle vigenti indicazioni
ministeriali è del 75%) resta lontano dall’essere raggiunto. Si prevede un aumento dell’incidenza e
della prevalenza delle Malattie di Parkinson e di Alzheimer, che colpiscono maggiormente gli
uomini e che andranno a costituire una priorità socio-sanitaria per il servizio sanitario nazionale.
Negli anziani, poi, la mortalità per suicidio ed autolesione è maggiore nel genere maschile ed
aumenta con l’avanzare dell’età.

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