Eventi Sanità

Lettera aperta ai commissari ad acta Filippo Basso e Nicola Rosato

La proposta di Piano Sanitario da Voi elaborata, ha suscitato numerose reazioni, da parte di mass-media ed esponenti politici, quasi tutte focalizzate sui tagli al sistema ospedaliero. Poco clamore, purtroppo, hanno provocato le novità inerenti la Medicina del Territorio ed in maniera specifica il Servizio di Continuità Assistenziale: nella malaugurata ipotesi venisse attuato il Vostro Piano Sanitario, l’operazione di ridimensionamento delle sedi  e degli organici della Continuità Assistenziale determinerebbe lo smantellamento del servizio con un ulteriore impoverimento dell’offerta sanitaria per i cittadini di questa regione.

Il modello organizzativo proposto dal Piano prevede la riduzione dei presidi di CA attraverso la cancellazione e l’accorpamento delle sedi dalle attuali 52 a 25 con un organico di 92 medici a fronte dei circa 200 che attualmente operano su tutto il territorio regionale. Questo “piano di riordino” che assomiglia più ad un “razionamento” che ad una “razionalizzazione” comporterà grosse difficoltà specialmente per i pazienti più fragili: gli anziani, i malati cronici ed oncologici rischieranno di non avere risposte al loro domicilio o saranno costretti a rivolgersi alle strutture ospedaliere; questo in contrapposizione alle attuali linee guida ministeriali, orientate a spostare risorse dall’Ospedale al territorio.

La vicenda assume aspetti paradossali se si analizzano i metodi e le motivazioni che hanno determinato il Vostro agire: giustificare il drastico ridimensionamento della Continuità Assistenziale con l’applicazione dell’art. 64 dell’Accordo Collettivo Nazionale, ripreso dall’art. 23 dell’Accordo Decentrato Regionale, in ossequio all’istituto del rapporto ottimale che individua i parametri numerici per definire, sulla base della reale presenza, il rapporto abitanti residenti/medici convenzionati, appare chiaramente errato.

Più volte i Tribunali della Repubblica Italiana (TAR Calabria sentenza n° 329/2010; TAR Lazio sent. n°9909/2007; Consiglio di Stato sent. n°241/2009) hanno sentenziato che tale rapporto è da riferirsi alla postazione di Continuità Assistenziale nella sua unicità e che il rapporto 1 medico ogni 3500 abitanti deve essere inteso come medico in servizio e non come medico in organico.

Alla luce di queste sentenze, la corretta applicazione degli articoli di cui sopra obbligherebbe la regione Molise ad aumentare di alcune unità i presidi di CA, altro che tagli! Sarebbe alquanto singolare voler  perseverare sulla linea tracciata dal Piano Sanitario trascurando o ignorando leggi e sentenze dello stato italiano costringendo i medici, loro malgrado, a far ricorso alla via giudiziaria per far ripristinare la legalità.

Altro punto, sinceramente discutibile, è la proposta di istituire una Centrale unica di chiamata per la CA. E’ un vero controsenso che in un momento di grosse difficoltà economiche si vada ad aggiungere un ulteriore centro di costo di cui si fa fatica a percepirne l’utilità. Le novità previste dal Decreto Balduzzi, che saranno recepite dal prossimo ACN, introducono il ruolo unico e le aggregazioni mono e multiprofessionali finalizzate all’assistenza H24 nelle quali i medici di CA saranno attori protagonisti. In un contesto simile non si vede che ruolo possa avere la Centrale unica di chiamata a meno di non voler essere coerenti fino in fondo e prevederla h24, coinvolgendo quindi tutta la Medicina Generale!

Si fa notare, infine, che il rapporto diretto col paziente è una delle peculiarità della Medicina Generale e al tempo stesso uno dei suoi punti di forza che verrebbe sicuramente inficiato dall’interposizione di un “centralino”.

Ultima considerazione: l’attuazione di questo Piano Sanitario significherebbe la “morte” lavorativa di decine di medici attualmente impegnati come sostituti di CA; si tratta di colleghi che  hanno vinto un regolare concorso per l’accesso al corso triennale di formazione in Medicina Generale, il cui numero di posti è stabilito proprio in base al fabbisogno previsto. In pratica, le istituzioni hanno stabilito un patto con questi medici  garantendogli un avvenire lavorativo a seguito del conseguimento  di una formazione specifica.

Ora gli si dice: “Spiacenti, ci siamo sbagliati, i nostri calcoli erano inesatti, cambiate i vostri programmi”. Istituzioni serie evitano tali accadimenti, cercano di rispettare i patti.

Anche da queste cose, non solo da freddi calcoli economici, deriva  il grado di fiducia che i cittadini ripongono nelle istituzioni; allo stesso tempo è fondamentale che, chi è deputato a governare processi importanti abbia l’umiltà di confrontarsi e rapportarsi con gli operatori del settore prima di prendere decisioni che avranno un impatto pesante sul sistema sanitario regionale. (FIMMG CONTINUITA’ ASSISTENZIALE ISERNIA)

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