in

L’appello, ‘consumo ridotto con nota Aifa ma si valuti costo-beneficio di minor utilizzo

Roma, 30 apr. (Adnkronos Salute) – “La primavera è il momento in cui la vitamina D è per tutti più bassa, perché siamo più distanti dall’ultima esposizione al sole utile, tra agosto e settembre. Da lì in avanti infatti, il ‘pieno di carburante’ di questa vitamina, fatto in estate grazie al sole, si esaurisce. E’ quindi proprio questo il periodo in cui la carenza è più evidente. E visto che c’è una relazione tra vitamina D è sistema immune è il momento di prestare attenzione. E, se è necessario, integrare anche per ‘armare’ il sistema immunitario”. Lo spiega all’Adnkronos Salute Sandro Giannini, docente di Medicina interna all’Università di Padova e presidente del Gruppo Italiano Bone Interdisciplinary Specialists (Gibis).

“La storia della vitamina D – ha ricordato Giannini – è ovviamente centrata sullo scheletro. Infatti il problema principale di salute che la vitamina D è in grado di gestire al meglio è proprio la fragilità ossea. Ma ormai ci sono una serie di altre novità scientifiche solide, relative ad altre funzioni. Una, ad esempio, che in questa fase pandemica è particolarmente importante, riguarda la stimolazione del sistema immunitario. Questa vitamina è coinvolta in un meccanismo che permette al sistema immune di essere più pronto ad affrontare infezioni, in particolare di tipo virale, come il Covid”.

In Italia, però, negli ultimi 2 anni, “è diminuito il consumo di vitamina D come terapia. E questo non sempre in maniera appropriata”, ha spiegato ancora Giannini. “Nel 2019 – ha ricordato l’esperto – nell’ottica di una riduzione della spesa farmaceutica, l’Agenzia italiana del farmaco, ha emanato una nota per limitare l’impiego della vitamina D. E già allora avevamo sollevato qualche preoccupazione, in particolare sulla necessità di fare attenzione all’appropriatezza della terapia. A marzo 2020 c’è stato un report dell’Aifa incentrato sull’elevato risparmio ottenuto e senza nessun accenno agli effetti negativi della diminuzione dell’impiego, per esempio sulla popolazione anziana. Dopo, con un incredibile allineamento temporale, è partita la pandemia e tutti abbiamo scoperto che la mancanza di vitamina D favorisce l’infezione, la comparsa della malattia e la gravità del Covid”.

Giannini ribadisce dunque la mancata valutazione del rischio-beneficio nel monitoraggio Aifa. “E’ stato valutato, in maniera brillantissima, l’impatto economico ma nemmeno una parola su eventuali elementi da rivalutare. E la storia si ripete. Nei giorni scorsi, infatti, è stato pubblicato un altro monitoraggio Aifa che per molti aspetti è simile a quello dello scorso anno, con tutte le spiegazioni sull’impatto economico e nessun accenno a quello che questa contrazione comporta come rischio”, dice l’esperto. Che lancia un appello: “è sicuramente giusto guardare al risparmio e a un utilizzo più appropriato possibile della vitamina D, che ha avuto sicuramente risvolti di inappropriatezza in passato. Ma è necessario anche considerare il beneficio che possiamo avere mancato, di questi tempi, con una contrazione così elevata dell’utilizzo”.

Lascia un commento

Avatar

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

GIPHY App Key not set. Please check settings

Sanità: Fnomceo, ‘1 maggio amaro, non chiamateci eroi, ridateci nostri diritti’

Covid: Altems, Puglia in testa per nuove aperture hub vaccinali