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“La sua religione era la scienza”: Rita Levi Montalcini, quando un Nobel è immortale

La notizia avrebbe meritato più spazio se non altro per l’impegno  e la dedizione che lei stessa ha da sempre manifestato, nel portare avanti le sue idee, durante tutto l’arco della sua vita. Noi di Gosalute abbiamo deciso di dedicarle ampio spazio come tributo al valore di una donna che non potrà mai essere dimenticata.

La Montalcini è stata un pilastro della scienza italiana, come esperta neurologa (è proprio a lei che si deve la scoperta e l’identificazione del fattore di accrescimento della fibra nervosa o NGF, scoperta per la quale è stata insignita nel 1986 del premio Nobel per la medicina) ma anche impegnata nella vita politica, nella quale per anni ha ricoperto il ruolo di senatrice a vita.

Il suo mondo era votato interamente alla scienza. “La sua stessa religione era la scienza”, lo ha detto Beppe Segre, presidente della comunità ebraica di Torino (città natale dove il 2 gennaio scorso si sono tenuti i funerali). Infatti la Montalcini si professava agnostica.

Proprio la sua grande passione per tale disciplina unita alla sua tenacia nel perseguire la strada che riteneva più giusta e alla noncuranza per le difficoltà le avevano permesso di raggiungere gli obiettivi che si era prefissata.  In quanto ebrea sefardita, Rita era stata costretta a emigrare in Belgio quando nel 1938 Benito Mussolini aveva pubblicato il “Manifesto per la difesa della razza”. Quest’ultimo, e la successiva promulgazione di alcune leggi razziali erano state, infatti,  la causa del blocco delle carriere accademiche che le avevano impedito di terminare gli studi specialistici di psichiatria e neurologia. Poco prima dell’invasione del Belgio era riuscita a tornare nella sua Torino, dove, durante l’inverno del 1940, aveva allestito anche un laboratorio domestico situato nella sua camera da letto per proseguire le sue ricerche. Proprio in quel periodo, grazie anche all’aiuto del suo primo e unico assistente, Giuseppe Levi, Rita Levi-Montalcini aveva scoperto il meccanismo della morte di intere popolazioni nervose nelle fasi iniziali del loro sviluppo. Fenomeno, quest’ultimo, riconosciuto solo tre decenni più tardi (1972) e definito con il termine apoptosi.

Per ben 2 volte , era stata costretta ad abbandonare i suoi “rifugi” e il suo laboratorio che, lei stessa, aveva prontamente ricostruito: nel 1941, dopo essersi rifugiata  nelle campagne di un paese dellAstigiano  a causa del bombardamento, ad opera delle forze aeree angloamericane, che aveva interessato Torino e nuovamente nel  1943  a causa dell’invasione dell’Italia da parte delle forze armate tedesche.

Tra le sedi dei suoi continui spostamenti anche Firenze, nella quale era rimasta fino all’agosto 1944, quando  gli Alleati avevano costretto i tedeschi a lasciare la città (in tale occasione aveva spesso cambiato  abitazione per non incorrere nella deportazione).

Terminata la guerra (1944), era tornata dalla famiglia a Torino dove aveva ripreso gli studi accademici. Nel 1947 il biologo Viktor Hamburger, al quale si era ispirata per molti suoi lavori, l’aveva invitata a St. Louis, a prendere la cattedra di docente del corso di Neurobiologia al Dipartimento di zoologia della Washington University.   Nel dicembre 1951, nella New York Academy of Sciences,  Rita era riuscita a presentare la sua tesi che cercava di spiegare la differenziazione dei neuroni e la crescita di fibre nervose e l’esistenza di fattori, liberati da altre cellule, capaci di controllare questa differenziazione. La sua caparbietà e l’amore per ciò che faceva avevano fatto in modo che la sua permanenza negli Stati Uniti  si prolungasse da pochi mesi a circa trent’anni (1977). Proprio in America, tra il 1951 e il 1952, durante la sperimentazione di un trapianto di tumore di topo sul sistema nervoso dell’embrione di un pulcino, Rita Levi Montalcini era riuscita finalmente a scoprire quel fattore di crescita nervoso, una proteina che gioca un ruolo essenziale nella crescita e differenziazione delle cellule nervose sensoriali e simpatiche. Grazie a questi studi e alla collaborazione con Stanley Cohen (1954) Rita era riuscita a individuare il  Nerve Growth Factor (NGF), grazie al quale nel 1986 ricevette il Premio Nobel per la medicina. La sua “grandezza” d’animo, oltre che nella sua disciplina, erano tali da portarla a devolvere una parte dell’ammontare del premio alla comunità ebraica, per la costruzione di una nuova sinagoga a Roma.

Per la sua Tenacia e soprattutto grazie ai traguardi raggiunti è stata insignita di numerosi premi e riconoscimenti: è stata la prima donna a essere ammessa alla Pontificia Accademia delle Scienze. Nel 1987 ha ottenuto dal Presidente Ronald Reagan la National Medal of Science, l’onorificenza più alta del mondo scientifico statunitense. Il 1º agosto 2001 è stata nominata senatrice a vita «per aver dato lustro alla Patria con altissimi meriti nel campo scientifico e sociale». E’ stata socia nazionale dell’Accademia dei Lincei per la classe delle scienze fisiche e tra i soci fondatori della Fondazione Idis-Città della Scienza.

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