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La qualità dei servizi mentali valutata dagli stessi pazienti

Migliorare i servizi di salute mentale tenendo conto del punto di vista del paziente: un obiettivo ambizioso intorno al quale hanno lavorato sette Aziende sanitarie italiane, tra cui quella astigiana. Il tratto singolare del progetto, finanziato dal Ministero della salute attraverso il Centro controllo malattie, è che a intervistare i fruitori dei servizi sono stati altri pazienti e che la stessa modalità ha interessato i loro famigliari e gli operatori sanitari: mille le persone complessivamente coinvolte, dalle quali è stato ricavato un campione di 300 soggetti.

“L’enorme mole di dati raccolti – spiega la dottoressa Caterina Corbascio, coordinatrice scientifica del progetto e direttore della Psichiatria Valle Belbo – costituisce ora la base di un piano per migliorare i servizi: la fase successiva potrebbe essere costituita proprio dalla sua applicazione pratica”.

I pazienti, attraverso interviste libere basate su oltre 60 domande, hanno potuto esprimere opinioni sulla funzionalità dei servizi (ad esempio: “Cosa pensi degli orari di apertura del Centro di salute mentale?“), la terapia farmacologica (“E’ mirata alla tua persona e alla tua qualità di vita?”), il rapporto con le figure professionali (“Il tuo operatore è stato in grado di creare con te un rapporto di fiducia a lungo termine?”, “Senti se è interessato a chiederti ciò che ti manca a essere felice?”), l’efficacia della cura (“Questo servizio ti aiuta nel percorso di guarigione?”). Altre risposte hanno riguardato i bisogni in rapporto alla malattia (“Il servizio come si prende cura dei problemi dei tuoi famigliari in relazione alla tua sofferenza?”) e a progetti lavorativi (“I percorsi di inserimento corrispondevano alle tue aspirazioni o necessità?”).

L’esposizione dei risultati costituirà l’ossatura del convegno ospitato giovedì 25 e venerdì 26 ottobre al Teatro Alfieri. Insieme all’Asl astigiana sono state impegnate nello studio quelle di Reggio Emilia, Livorno, Bari,la TO2 e due di Bologna.

I lavori si apriranno giovedì alle 15 con il saluto del direttore sanitario dell’Asl AT Massimo Uberti. Dopo l’esposizione del progetto a cura della dottoressa Corbascio, si passerà a trattare esperienze internazionali e nazionali. Dalla Columbia University di New York arriverà la psichiatra Courtenay Harding (già trent’anni fa ha condotto importanti studi sulla malattia mentale grave), mentre Giovanni Tognoni (Consorzio Mario Negri Sud, attivo in provincia di Chieti) guarderà ai “soggetti dei servizi, con le loro storie, come produttori di conoscenza”: quasi un’introduzione alla ricerca svolta dalle sette Asl.

La giornata di venerdì 26 sarà interamente dedicata ai risultati dello studio. Alle 9,15 la sociologa Monica Savio e lo psicologo Emanuele Montorfano relazioneranno su “La qualità della salute mentale nei discorsi dei pazienti, dei familiari e degli operatori dei servizi: processi ed esiti del progetto”. Dalle 11 alle 13.10 si alterneranno le voci dei protagonisti coinvolti, mettendo a confronto le esperienze delle sette Asl.

Alle 14,30 tavola rotonda su “L’impatto del progetto delle Unità operative” aperta alle osservazioni e domande del pubblico; seguiranno gli interventi conclusivi, a bilancio del progetto e del convegno, a cura di Tognini, Harding e Corbascio.

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