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La gastroenterologia, tra il laboratorio e la clinica

Il Simposio promosso dall’Associazione Roberto Farini

digerente[1]E’ stato intitolato “La Gastroenterologia tra il laboratorio e la clinica” il XXV Simposio di Gastroenterologia organizzato a Padova lo scorso fine settimana dall’associazione Roberto Farini e integrato dal Corso pratico per “addetti ai lavori” su “Diagnosi e Terapia in Endoscopia Digestiva”. Durante il Simposio, come aveva annunciato il professor Giacomo Carlo Sturniolo, presidente dell’Associazione Roberto Farini Onlus, sono stati trattati temi di attualità che cominciano a trovare un ruolo clinico dopo un lungo percorso in laboratorio, come il trapianto di feci (o trapianto di microbiota fecale).

Le indagini di laboratorio hanno infatti consentito di comprendere il ruolo sempre più importante della flora intestinale sulla nostra salute. A partire dalla nascita, il nostro microbiota è in continua evoluzione: un’alterazione del microbiota intestinale è associata a un numero crescente di malattie gastrointestinali, inclusa l’infezione da “clostridium difficile”, che causa una forma molto grave di colite, e altre malattie del colon come la “colite ulcerosa”. E’ stato dimostrato che il trapianto di microbiota fecale può correggere la disbiosi che caratterizza l’infezione e rappresenta una cura apparentemente sicura, poco costosa ed efficace. Anche la terapia delle epatopatie ha tratto vantaggio dai progressi fatti in laboratorio. Conoscere i meccanismi alla base delle malattie consente di affrontare nuovi metodi di diagnosi e nuove terapie con vantaggio per i pazienti.  Durante il Congresso si è parlato inoltre di nuove prospettive nella tecnologia endoscopica e sono stati illustrati nuovi strumenti e nuove tecniche come l’endomicroscopia confocale laser che permette una diagnosi più accurata di alcune malattie intestinali direttamente durante l’endoscopia di routine.

Durante i lavori è stato posto l’accento anche sugli ultimi progressi della ricerca scientifica in campo gastroenterologico che da esperimenti di laboratorio si trasferiscono alla pratica clinica. Un esempio recente è la realizzazione di nanoparticelle Ananas prodotte da uno spin off dell’Università di Padova, modulate per il trasporto di traccianti fluorescenti e di farmaci, che sono attualmente in studio come adiuvanti nelle terapie farmacologiche nell’ambito delle infiammazioni croniche intestinali.

Il dialogo tra la ricerca di base e la clinica – ha spiegato il professor Sturniolo – è essenziale per orientare gli sforzi dei nostri ricercatori verso obiettivi concreti e attuabili a breve termine”. Questo è proprio uno degli obiettivi che si propone l’Associazione Roberto Farini, che nel 2014 compie trent’anni di attività.

 

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