Benessere e alimentazione

La chirurgia anti-obesita` salva la vita

Il commento dell’Associazione“INSIEME-Amici Obesi” dopo il decesso della paziente all’ospedale di Genova I PAZIENTI: “LA CHIRURGIA ANTI-OBESITÀ SALVA LA VITA NON CI FACCIAMO OPERARE PER INDOSSARE UN BIKINI” La presidente Marina Biglia: “Questi interventi sono ad alto rischio. Troppe le criminalizzazioni dei medici impegnati nella lotta contro una malattia seria e sottovalutata che colpisce il 10% degli italiani” “I chirurghi dell’obesità meritano rispetto e ammirazione, perché un paziente obeso va incontro a un rischio doppio di complicanze rispetto agli altri. Quando la bilancia supera i 150 kg, si può morire anche per una semplice tonsillectomia. I professionisti dei reparti di chirurgia bariatrica non devono perciò essere criminalizzati”. E’ l’appello lanciato da Marina Biglia, presidente dell’associazione “INSIEME-Amici Obesi” (www.amiciobesi.it)”, dopo il decesso di una donna avvenuto venerdì scorso all’Ospedale Galliera di Genova. La 55enne si era sottoposta a un intervento per ridurre le dimensioni dello stomaco. “È compito esclusivo della magistratura accertare eventuali responsabilità degli operatori sanitari – afferma Biglia -. Ma lo ribadiamo noi siamo pazienti particolarmente difficili da trattare”. In Italia gli obesi sono ormai 6 milioni, di cui circa 700.000 affetti da obesità grave. Purtroppo solo circa 7000 persone ogni anno si sottopongono a operazioni per ridurre il proprio peso corporeo. “Non ci facciamo operare per indossare un bikini, ma per salvarci la vita – sottolinea Marina Biglia -. Siamo pazienti ad alto rischio, perché malattie a basso rischio per un normopeso, possono diventare mortali per chi è obeso”.

“La nostra organizzazione – prosegue la presidente di INSIEME-Amici Obesi – ha tra i suoi scopi quello di sfatare i soliti luoghi comuni e pregiudizi nei confronti degli obesi, spesso etichettati dalla pubblica opinione come esseri deboli, irresponsabili capaci solo di abbuffarsi”. Per raggiungere questo obiettivo, fin dalla sua nascita, l’associazione collabora con la SICOB (Società Italiana di Chirurgia dell’Obesità e delle malattie metaboliche) per divulgare il più possibile un’informazione completa e corretta su i principali temi nella gestione dell’obesità. Un episodio simile a quello accaduto all’Ospedale Galliera di Genova si è verificato nei giorni scorsi in una clinica privata veronese, dove una donna mantovana è deceduta durante un’operazione di bendaggio gastrico. Il presidente della SICOB Marcello Lucchese del Policlinico Careggi di Firenze è intervenuto sottolineando l’importanza e sicurezza della chirurgia bariatrica. “Insieme-Amici Obesi condivide pienamente quanto affermato dal prof. Lucchese – conclude Biglia – rinnoviamo alla SICOB il nostro totale appoggio e stima. Bisogna evitare il sensazionalismo provocato da questi tragici fatti di cronaca e riflettere invece su cosa è possibile fare concretamente per prevenire e contrastare l’obesità, una malattia che nel nostro Paese colpisce ormai il 10% della popolazione”.

Intermedia

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