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Il virus dell`epatite B reclutato come ricercatore per studiare la funzione del fegato

Importante scoperta del gruppo del Laboratorio di Genetica molecolare e patologia virale epatica dell’Unità operativa di Epatologia dell’Aoup pisana diretto da Maurizia Rossana Brunetto, pubblicata oggi su PloS ONE, prestigiosa rivista della Public Library of Science (PLoS) degli Usa. Essa consente di effettuare studi predittivi sui micro Rna utilizzando il siero, senza dover ricorrere a esami invasivi come la biopsia epatica.Il virus dell’epatite B (HBV), nonostante il piccolissimo genoma, è capace di esprimere la più disparata varietà delle funzioni biologiche del mondo virale. Conserva il proprio patrimonio genetico (DNA), replica avvalendosi di una trascrizione inversa in RNA e come un retrovirus può integrare proprie sequenze geniche nel genoma umano. Infine, come nessun altro agente infettivo finora noto, si trasforma in minicromosoma per passare, assieme ai cromosomi umani, dalle cellule madri alle cellule figlie. In tal modo sia l’HBV che gli altri membri della famiglia HepDNAvirus infettano cronicamente milioni di uomini, roditori e uccelli senza produrre nella maggioranza di essi malattie importanti. La malattia compare solo se il sistema immune riconosce la presenza del virus e reagisce, cercando di eliminare le cellule che lo albergano. L’abilità virale di persistere nei soggetti infettati deriva dalla capacità d’indurre tolleranza immunologica attraverso la produzione dei principali antigeni virali in eccesso rispetto a quanto necessario per il montaggio delle nuove particelle virali. Ciò genera un’enorme quantità di particelle difettive di HBsAg, vuote, costituite solo dall’involucro superficiale, che circolano nel sangue eccedendo le particelle virali complete (o virioni), da migliaia a milioni di volte. Negli anni ’80 il primo vaccino anti-epatite B fu prodotto proprio grazie all’aiuto del virus, in quanto era costituito dall’eccesso di particelle subvirali di HBsAg, purificate dal sangue umano. Nella ricerca pisana il gruppo di Maurizia Brunetto dimostra, per la prima volta, che le particelle HBsAg veicolano nel sangue microRNAs (miRNA) epatocellulari. Tali piccoli RNA (circa 20 nucleotidi) regolano l’espressione genica in tutte le nostre cellule. Perché la scoperta è importante? Perché questi miRNA sono delle sentinelle, fanno da campanello di allarme per le patologie in agguato. Il profilo quali-quantitativo dei principali microRNA presenti in una cellula definisce infatti indirettamente il suo stato funzionale e risulta alterato in condizioni patologiche. Alcuni microRNA possono rappresentare biomarcatori prognostici di malattia e fungere da obiettivi terapeutici. La caratterizzazione delle variazioni dei profili di microRNA epatici richiede però l’uso di esami bioptici ripetuti, improponibili perché invasivi. I microRNA cellulari vengono anche dismessi nel sangue o all’interno di microparticelle cellulari, ma il loro studio non permette di capire da quali cellule provengano. La scoperta che le particelle HBsAg veicolano miRNA epatocellulari permette di superare il problema della loro non specifica identificazione nel siero. Infatti, le cellule epatiche dei portatori di infezione cronica da HBV (oltre 400 milioni di persone al mondo, di cui circa un terzo con malattia epatica indotta dal virus, un terzo con fegato normale e un terzo con epatopatia da altra causa) rilasciano nel sangue particelle subvirali di HBsAg, facilmente isolabili dal sangue mediante immunoprecipitazione. Perciò, nei portatori cronici di HBsAg, è possibile studiare le variazioni del profilo dei microRNA epatocellulari e correlarle con le diverse condizioni patologiche. L’ecletticità produttiva del HBV ritorna ancora una volta utile all’uomo mettendo a disposizione un efficace strumento di conoscenza in grado di farci decifrare importanti elementi della fisiologia e patologia epatica, che potranno tradursi in interventi di diagnosi e cura, utili alla pratica clinica.

 

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