Benessere e alimentazione

Il fegato e la medicina a base di erbe

Gli integratori possono creare problemi? Parla il dermatologo Fabio Rinaldi

pobrane

“Uscite allarmistiche e prese di posizione di questo tipo fanno pensare all’esistenza di interessi commerciali. Le sostanze naturali non sono brevettabili, perciò commercialmente sono poco sfruttabili, a dispetto, invece, dei farmaci. Si tratta di dichiarazioni che mi permetterei di definire poco scientifiche”. Lo sostiene il Dott. Fabio Rinaldi, dermatologo a Milano e presidente dell’IHRF – International Hair Research Foundation (http://www.ihrf.eu/), commentando l’allarme secondo cui gli integratori a base di erbe potrebbero creare grossi problemi al fegato, sollevato qualche giorno fa a Londra dagli esperti riuniti nell’International Liver Congress e rilanciato da Mario Mondelli, infettivologo del policlinico San Matteo di Pavia. 

Eppure le accuse lanciate dal congresso dell’Easl (Associazione europea per lo studio del fegato) sono apparse ben precise. Secondo il parere di alcuni medici, gli integratori avrebbero ingredienti apparentemente «innocenti», come curcuma o tè verde, che però, in alcuni casi, potrebbero essere tossici o, addirittura, mostrerebbero un principio attivo «naturale» in etichetta, pur contenendo dei farmaci come la nimesulide (farmaco antinfiammatorio non steroideo). 

“Non escludo che possa capitare – dichiara al riguardo il Dott. Rinaldi – che alcuni integratori contengano in realtà dei farmaci, ma, se accade, è perché si tratta di prodotti assolutamente illegali. Non dimentichiamo, però, che il 99,9% di essi è composto da sostanze assolutamente legali. Anche se questi moniti vengono da un congresso autorevole, è bene ricordare che gli integratori alimentari, oltre a essere sottoposti a una normativa precisissima e rigorosissima e sono fondamentali in campi medici come la ginecologia, l’ortopedia, l’oculistica e la dermatologia”. Qualche esempio concreto? “Basti pensare alla luteina, che svolge un’attività di prevenzione per la retinopatia maculare, una patologia oculistica molto grave. Ci sono dei campi per i quali si può dire che le sostanze naturali abbiano un’azione equivalente a quella dei farmaci” precisa l’esperto.

Quindi gli avvertimenti lanciati dall’International Liver Congress sono da ritenersi del tutto imprecisi o addirittura impropri?“Dire che ci sono erbe che fanno male al fegato – prosegue il Dott. Fabio Rinaldi – potrebbe essere anche una cosa evidente, nel senso che è chiaro che, se uno assumesse cicuta o mangiasse foglie di oleandro, avrebbe danni non solo al fegato, ma anche al cuore. Tuttavia ci sono mirate ricerche scientifiche che dimostrano come gli integratori che usano la curcuma, il trifoglio rosso o sostanze analoghe abbiano un’azione estremamente positiva e possano essere usati, senza effetti collaterali, anche da persone che soffrono di particolari patologie, addirittura tumorali, in alternativa a farmaci che, invece, in quelle condizioni sono non solo dannosi, ma persino vietati. Mai come in questo caso, insomma, non è sensato fare di tutte le erbe un fascio”.

“C’è tutto un mondo scientifico – conclude il Presidente dell’IHRF – che parla di integratori ed erbe e non è fatto di cialtroni, erboristi e maghi, bensì di farmacologi, medici, ricercatori, che scientificamente fanno questo, per cui è un po’ troppo sminuente lanciare allarmi che appaiono piuttosto sommari. Probabilmente pesa anche il fatto che gli interessi in ballo sono molto piccoli, nulla a che vedere con quelli delle grandi aziende multinazionali del farmaco”.

 

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