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Il dolore oncologico: se ne è parlato alla Cattolica di Campobasso

download-2Ogni anno il dolore oncologico colpisce 9 milioni di pazienti in tutto il mondo. Secondo le proiezioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), entro il 2021 si registreranno 15 milioni di nuove diagnosi di tumore, con 9 milioni di decessi per tale patologia. Questi dati suggeriscono che il dolore correlato al cancro può rappresentare un serio problema di salute pubblica a livello mondiale. Il dolore è il sintomo più frequente nei pazienti affetti da tumore. Alla diagnosi è presente in circa 1/3 dei casi. Nelle fasi avanzate si manifesta nel 60-95%. Il 25% dei pazienti neoplastici giunge alla morte senza trovare sollievo al dolore.

Tali problematiche  sono state oggetto di un incontro promosso dall’U.O.C di Anestesia e Terapia Intensiva e Medicina del Dolore della Fondazione, diretta dal dott. Goffredo Liberatoscioli, lo scorso 12 novembre presso la “Cattolica” di Campobasso. Il tema proposto “Dolore Oncologico: Focus on Therapy”, ha offerto una preziosa occasione di confronto su un argomento molto complesso, che per la sua stessa natura, necessità di un approccio multidisciplinare. Sono intervenuti tra gli altri, il Direttore Generale dott. Mario Zappia, e il Presidente del Corso il prof. Marco Rossi. Si allega programma completo.

Circa la metà dei pazienti affetti da un tumore si lamenta del dolore. La percentuale sale negli stadi avanzati e terminali della malattia (arrivando a circa il 75%), quando spesso aumenta anche l’intensità del dolore. Nei pazienti con tumore, il dolore può essere causato dalla malattia stessa (80% dei casi), dalla terapia a cui si è sottoposti (15-20% dei casi), ma anche, in una minoranza dei casi, da altri fattori come lo stato di debilitazione, una prolungata e forzata permanenza a letto (che provoca piaghe da decubito), o dalle procedure utilizzate per diagnosticare la malattia. Il dolore oncologico può essere classificato in base al suo andamento temporale. Il dolore acuto ha una durata limitata e prevedibile nel tempo, il dolore cronico è costante nel tempo e può essere accompagnato da modificazioni della personalità, dello stile di vita e da depressione. Spesso al dolore cronico si associano episodi acuti che richiedono un aggiustamento della terapia per combattere il dolore. Sia la comparsa di dolore acuto, sia l’aumento dell’intensità di un dolore cronico precedentemente stabile possono indicare una progressione della malattia che deve essere valutata clinicamente.

L’appropriata valutazione del dolore da parte del medico è fondamentale affinché chi ne soffre possa essere sottoposto a un trattamento efficace e personalizzato. Solo il paziente è però in grado di stabilire l’intensità del proprio dolore: la percezione dolorosa è per natura soggettiva, poiché non è solo una sensazione ma anche una vera e propria esperienza emotiva. Per il medico risulta quindi impossibile effettuare una misurazione oggettiva dei sintomi dolorosi, ed è quindi di estrema importanza la collaborazione con il paziente nell’analisi dei sintomi, in modo da non sottovalutarli, e quindi da non sotto trattarli. Una discrepanza nella valutazione dell’intensità del dolore tra paziente e medico rappresenta un fattore predittivo del fallimento della terapia e ostacola sensibilmente il raggiungimento di un adeguato controllo del dolore.

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