Questo sito contribuisce
alla audience di
style="display:block" data-ad-client="ca-pub-1066057409729537" data-ad-slot="5926663695" data-ad-format="auto" data-full-width-responsive="true">

Avvelenamento da cibo

L’avvelenamento da cibo costituisce uno dei disturbi più fastidiosi e potenzialmente pericolosi in cui si può incorrere, e si verifica quando l’organismo reagisce alle tossine prodotte dai batteri che contaminano gli alimenti. L’avvelenamento di origine alimentare è il più frequente ed è provocato da batteri della salmonella, da campilobatteri e da stafilococco. I sintomi vanno dalla nausea, alla debolezza generale, alla febbre e ai crampi addominali, fino ad episodi acuti di vomito e diarrea, perché l’organismo tenta di espellere il cibo contaminato.

La maggior parte dei casi di avvelenamento da cibo potrebbe essere evitata. Spesso è causata da metodi inadeguati di preparazione, conservazione e cottura dei cibi. Questo motivo è sempre bene lavarsi le mani con il sapone prima di mangiare e prima di preparare i pasti. Gli alimenti come la maionese, l’insalata di uova o patate, sformati di riso e riso fritto devono essere sempre conservati in frigo poiché possono essere facilmente contaminati dai batteri. Un altro errore è non cuocere i cibi sufficientemente a lungo oppure alla temperatura corretta, in particolare la carne.

Si consiglia di evitare di consumare gli avanzi se non si è assolutamente certi che siano ancora commestibili. L’avvelenamento di origine alimentare può essere provocato dall’ingestione di piante che contengono sostanze chimiche (come ad esempio alcuni tipi di funghi) oppure cibi contaminati da sostanze chimiche (metalli pesanti come il piombo). È bene in questi casi rivolgersi al medico immediatamente. La maggior parte degli episodi di avvelenamento da cibo si risolve in breve tempo e anche l’appetito si normalizza. È assolutamente necessario, però, recarsi immediatamente al pronto soccorso nel caso in cui si soffre di patologie a carico del sistema immunitario, come l’HIV o l’epatite, pure se si manifestano i seguenti sintomi:

  • Violenti attacchi di vomito
  • Temperatura superiore ai 38 ,8° C
  • Disturbi della vista
  • Gradi scariche di diarrea che si proteggono oltre un giorno o con tracce di sangue
  • Difficoltà respiratorie e fonatorie
  • Cefalea e vertigini
  • Disidratazione

Esempi di avvelenamento da cibo

Avvelenamento da stafilococco

I cibi manipolati da persone colpite da infezioni cutanee possono essere contaminati se conservati a temperatura ambiente. Un esempio è l’insalata di patate lasciata troppo a lungo fuori dal frigo. Di solito l’insorgenza dei sintomi è rapida, dalle 2 alle 8 ore, e in genere il malessere regredisce entro 12 ore. I sintomi possono comprendere:

  • Forte nausea e vomito
  • Crampi addominali
  • Diarrea
  • Mal di testa e febbre

Avvelenamento da campilobatteri

Questo tipo di infezione è causata da pollame infetto non sufficientemente cotto o da latte non pastorizzato e dall’acqua contaminata. I sintomi si manifestano da 2 a 5 giorni dall’ esposizione e possono includere:

  • Diarrea
  • Nausea e vomito
  • Febbre
  • Dolore e crampi addominali

Avvelenamento da salmonella

In questo caso l’infezione è dovuta uno dei numerosi ceppi di salmonella. Alimenti che più spesso vengono contaminati sono il latte non pastorizzato, le uova e il pollame non cotti adeguatamente. L’avvelenamento da salmonella causa disturbi intestinali, con insorgenza di cefalea, dolori addominali, febbre, diarrea, nausea e a volte vomito. Nei neonato può presentarsi disidratazione acuta. I sintomi si manifestano entro 16-48 ore dall’ingestione del cibo avariato e posso protrarsi fino ad una settimana.

Botulismo

Le fonti più comuni di botulismo sono le conserve fatte in casa. A volte gli alimenti in scatola o in barattolo confezionati industrialmente possono essere contaminati. Le spore del botulino sono molto resistenti al calore, per questo per eliminarle si consiglia di bollire i barattoli ad una temperatura di 120°C per 30 minuti. Le tossine prodotte dalle spore possono, invece, essere eliminate cuocendo i cibi ad almeno 80° C per 30 minuti. I sintomi compaiono generalmente nell’arco di 18-36 ore dall’ingestione della tossina, e può provocare intossicazione grave e a volte anche letale. I sintomi possono comprendere:

  • Nausea, vomito, crampi addominali seguiti da complicanze neurologiche come:
  • Disturbi della vista
  • Debolezza muscolare
  • Difficoltà respiratorie
  • Stipsi

Nota: i botulismo infantile colpisce spesso i neonati sotto i sei mesi. Poiché è possibile che le spore di botulino siano presenti nel miele, si sconsiglia di darlo ai bambini al di sotto di un anno di età, poiché l’organismo potrebbe non essere ancora in grado di gestire l’intossicazione.

Escherichia coli

L’infezione da Escherichia coli è causata dal consumo di carne poco cotta, latte non pastorizzato o può essere trasmessa per via fecale-orale. Il batterio colpisce lì apparato digerente e di solito causa diarrea con tracce di sangue ed insufficienza renale. I bambini sotto i 5 anni e gli anziani sono più vulnerabili ai danni provocati da questa infezione. I sintomi sono:

  • Crampi addominali acuti
  • Feci liquide con presenza di sangue, solitamente per una durata da 1 a 8 giorni
  • Febbricola

Clostridium perfringens

Questo batterio è presente nelle feci, nel terreno, nell’acqua e nell’aria. L’infezione si diffonde quando la carne viene lasciata a temperatura ambiente. I sintomi si manifestano dalle 6 alle 24 ora successive all’ingestione e scompaiono entro le 24 ore. I sintomi più diffusi sono:

  • Feci liquide
  • Crampi addominali

Diarrea del viaggiatore

L’infezione è provocata da batteri endemici nell’acqua oppure da virus e viene contratta nelle zone dove l’acqua non viene depurata adeguatamente. I sintomi sono:

  • Nausea e vomito
  • Borborigmi addominali
  • Crampi addominali
  • Diarrea che si manifesta dalle 12 alle 72 ore dall’ingestione di cibi o acqua contaminati

Infezione da parassiti

La giardiasi è l’esempio più diffuso di questo tipo di avvelenamento. Viene trasmessa per via fecale-orale e attraverso la contaminazione dell’acqua. La condizione non presenta sintomi prima delle 2-3 settimane dal contagio. I sintomi sono:

  • Feci liquide e maleodoranti
  • Crampi e distensione addominale
  • Flauto lenza ed eruttazione
  • Nausea
  • Febbricola
  • Affaticamento

Avvelenamento da sostanze chimiche contenute nei cibi

In questa classificazione rientrano specie vegetali o carni animali che contengono qualche tipo di veleno naturale. Alcuni esempi sono:

  • Funghi selvatici (ad es. Amanita falloide)
  • Piante selvatiche e domestiche (tasso, belladonna, ricino, ipomea e molte altre)
  • Pesci
  • Crostacei

Anche la frutta e la verdura trattate con insetticidi e sostanze chimiche possono provocare avvelenamento se non lavate adeguatamente. I casi più gravi necessitano un trattamento di tipo convenzionale per individuare i tipi di organismi responsabili dell’ infezione. Le terapie naturali, però, si dimostrano spesso efficaci nei casi di minore gravità e possono essere affiancate alle cure convenzionali.

Come curare l’avvelenamento da cibo: il trattamento

La dieta

Alimenti consigliati: L’idratazione è fondamentale e può essere garantita assumendo mezzo litro di acqua ogni 2 ore. L’acqua può essere sostituita da succhi di frutta e verdura diluiti, integratori idro-salinici e brodo. La bocca secca e la pelle ipotonica, cioè che non si tende Immediatamente dopo essere stata pizzicata, sono indice di grave disidratazione. Si consiglia di consumare alimenti facilmente digeribili come zuppe, brodo e verdure al vapore.

Alimenti da evitare: Durante le fasi più acute della diarrea, l’appetito è scarso e, per questo, si consiglia di non sforzarsi di assumere cibi solidi ma ingerire fluidi in abbondanza. Non appena si individuano i primi segni di miglioramento e si riacquista l’appetito si consiglia di evitare cibi grassi, oli e latticini che potrebbero irritare nuovamente lo stomaco. Se non si è intolleranti, questi alimenti possono essere reintrodotti progressivamente nella dieta. Astenersi dal consumare zucchero, soprattutto in caso di infezione batterica. Lo zucchero, infatti, favorisce la proliferazione dei microrganismi e acuisce le infiammazioni e ne rallenta la guarigione. Evitare alcol e caffeina poiché stimolano l’apparato digerente in maniera eccessiva. Se il disturbo non è evidente, è bene determinare se la diarrea è causata da allergia o da un’intolleranza alimentare. Ai primi segni di miglioramento, ricorrere alla dieta ad eliminazione. In molti casi, la diarrea può essere dovuta a un’intolleranza al glutine. Per questo si consiglia di osservare attentamente gli effetti del grano e dei semi sull’apparato digerente. Quando la condizione migliora, consumare cibi semplici facilmente digeribili come zuppe, frutta e verdura cotta e riso integrale. Fanno bene anche mele, banane, carote e patate poiché contengono pectina, una sostanza dalle proprietà astringenti. Anche la farina di carruba tostata è molto utile poiché accelera la scomparsa della diarrea. Si consiglia di scioglierne qualche cucchiaio in poca acqua.

Disintossicazione: La diarrea è un effetto messo in atto dall’organismo per disintossicarsi. Si consiglia di assumere durante il primo giorno soltanto liquidi, nonostante si possa provare molto appetito.

Tecniche di indagine

I seguenti esami possono aiutare a stabilire le cause dell’avvelenamento da cibo:

  • esame completo delle feci per il riscontro di infezioni batteriche e parassitarie nonchè squilibri della flora batterica

Rimedi naturali contro l’avvelenamento da cibo

7 PRESCRIZIONI FONDAMENTALI – AVVELENAMENTO DA CIBO

  1. Rimedi omeopatici combinati contro la diarrea e nausea/vomito: In caso di diarrea e nausea o vomito, alternare una dose del rimedio combinato specifico per la diarrea con una dose contro nausea e vomito 4 volte al giorno. Se si notano miglioramenti sospendere la somministrazione.
  2. Zenzero (Zingiber officinale): Bere una tazza di infuso fresco di zenzero o assumere 500 mg in capsule o 2 ml in tintura ogni 2 ore. Questa radice riduce l’infiammazione intestinale e attenua gli effetti dell’avvelenamento di origine alimentare.
  3. Probiotici: Assumere due o tre volte al giorno un prodotto che contenga almeno 4 miliardi di microrganismi attivi. I batteri benefici aiutano a combattere l’infezione intestinale.
  4. Idraste (Hydrastis canadensis): Assumere 1 ml di tintura o 300 mg in capsule 4 volte al giorno per alleviare la diarrea dovuta a infezione intestinale.
  5. Olio di origano (Origanum vulgare): Assumere 500 mg in capsule 4 volte al giorno o seguire le indicazioni sulla confezione. Questo olio ha potenti effetti antimicrobici.
  6. Menta piperita (Mentha piperita): Assumere 1 ml di tintura o 250 mg in capsule o bere una tazza di infuso fresco ogni 2 ore. Menta piperita dà sollievo contro nausea e crampi.
  7. Carbone attivo: Assumere 3 capsule ogni due ore per tre volte. Il carbone attivo aiuta ad assorbire le tossine responsabili dell’ avvelenamento da cibo. Ha maggiore efficacia se si assume nelle prime fasi dell’intossicazione.

Rimedi omeopatici contro l’avvelenamento da cibo

Assumere una diluizione 30C  quattro volte al giorno. Sospendere l’assunzione se si notano miglioramenti. è comunque consigliabile consultare un omeopata.

Arsenicum album è il rimedio più adatto in caso di avvelenamento da cibo. Tra i sintomi ci sono diarrea (associata a bruciore), vomito, brividi di freddo, ansia e irrequietezza che peggiorano tra mezzanotte e le 2 del e migliorano con ingestione di bevande calde. Si soffre di bruciore addominale.

China (Chinchona) efficace contro diarrea e gonfiore che danno spossatezza e debolezza. Aiuta a ritrovare le forze dopo un episodio acuto di avvelenamento da cibo.

Ipecacuanha (Chephaelis ipecacuanha) è indicata in caso di forte nausea e vomito. Il soggetto sente un vuoto allo stomaco e il vomito non riesce ad alleviare i sintomi.

Mercurius corrosivus è utile in caso di avvelenamento da cibo associato a diarrea con bruciore e tracce di sangue. Il paziente presenta brividi di freddo e sudore.

Nux vomica (Strychnos nux vomica) è utile nei casi di avvelenamento di origine alimentare che provocano bruciori di stomaco, crampi e diarrea dolorosa che migliora temporaneamente dopo l’evacuazione delle feci o con applicazioni di calore. Il soggetto è irritabile e freddoloso. Questa sostanza è efficace anche contro gli effetti di cibi piccanti e pesanti.

Phosphorus viene prescritto in caso di diarrea accompagnata da bruciore, addominali e vomito che migliorano con l’assunzione di Cibi e bevande fredde.

Podophyllum è utile contro la diarrea associata a flautolenza. Nelle feci può essere presente muco giallastro.

Veratrum album per la diarrea profusa e coleriforme associata a violenti conati di vomito. Il soggetto ha forti crampi e freddo intenso.

Aromaterapia: aggiungere 2 gocce di olio essenziale di camomilla e una goccia di pepe nero e massaggiare l’addome.

GoSalute e InFormaTv insieme per l’informazione scientifica

Gruppo Salatto
/* ]]> */