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Gli italiani obesi sono oltre sei milioni

Un dato allarmante e in costante crescita, secondo gli esperti

metodi-chirurgia-dellobesitàSono circa sei milioni gli italiani obesi. Un dato allarmante, in costante crescita, dichiarato  in occasione di un recente congresso della Sicob (Società Italiana di chirurgia dell’obesità e malattie metaboliche). I chili di troppo compromettono seriamente salute e qualità di vita, e incidono, di conseguenza, sulle risorse economiche del Servizio Sanitario Nazionale. Quando le modifiche degli stili di vita (dieta, attività fisica, ecc.) non riescono da sole a risolvere il problema, una soluzione potrebbe provenire dalla chirurgia bariatrica, quella branca della chirurgia il cui scopo è ottenere significativi cali ponderali. Nei casi di grave obesità, il calo ponderale ottenuto dall’intervento chirurgico è associato ad un miglioramento della qualità di vita e del controllo delle malattie connesse con un conseguente aumento della sopravvivenza nel lungo termine.

Per prevenire l’obesità, l’arma più efficace resta, infatti, una corretta educazione alimentare, associata a uno stile di vita dinamico, in cui sia favorita l’attività fisica sin dai primi anni di scuola. Tuttavia, non sempre la combinazione di adeguate regole alimentari e movimento può risultare sufficiente per contrastare i casi di obesità di grado importante, dai valori di BMI di 35 kg/m2 (Body Mass Index, Indice di Massa Corporea) in su: quando questi approcci risultano fallimentari,l’unica possibile soluzione è costituita dalla chirurgia, che negli ultimi decenni, grazie all’introduzione delle procedure laparoscopiche, è diventata più sicura e meno invasiva.

“Le tecniche chirurgiche mininvasive odierne puntano, ove possibile, a ridurre il trauma chirurgico, minimizzando l’accesso o gli accessi addominali – dichiara il professor Paolo Gentileschi, responsabile dell’Unità Operativa di Chirurgia dell’Obesità del Policlinico Tor Vergata di Roma – Inoltre, si sta superando il concetto di ‘chirurgia bariatrica’ e si parla sempre più di ‘chirurgia metabolica’, intesa come l’insieme di tutti gli interventi che agiscono sul metabolismo, restringendo la capacità dello stomaco di assumere cibo o modificando il meccanismo di assorbimento del cibo introdotto. Con questo tipo di interventi, molti pazienti obesi riescono a controllare anche i valori del diabete, o a mantenere la pressione entro valori accettabili”.

Tuttavia, nonostante l’alto numero di pazienti che potrebbero giovarsi della chirurgia e nonostante molti di essi di fatto scelgano l’intervento chirurgico, sono solo 7.000 i pazienti che nel nostro Paese ogni anno riescono ad essere operati. Un gap notevole, le cui motivazioni  sono da attribuire a molteplici fattori.

Esiste, in Italia, un problema di ridotta accessibilità ai trattamenti di chirurgia bariatrica dovuto a più cause: – prosegue il dottor Gentileschi  – se da una parte c’è una coscienza piuttosto diffusa, da parte dei pazienti, relativa all’efficacia dell’intervento chirurgico per ridurre il peso, le malattie associate e quindi migliorare la qualità e l’aspettativa di vita, dall’altra mancano le risorse e l’organizzazione per aumentare il numero degli interventi. Nel nostro Policlinico di Tor Vergata, da molti anni ci dedichiamo a questa malattia e siamo adesso uno dei maggiori centri specializzati in Italia, eseguiamo circa 200 interventi l’anno dal 2010, ma le liste d’attesa sono ancora molto lunghe”.

Una situazione grave, se si considera l’impatto globale del problema: gli obesi, infatti, spesso presentano un quadro clinico complicato dal diabete e dall’ipertensione, patologie associate che incidono gravemente sulla vita privata e sul lavoro. “I pazienti con obesità dai 18 ai 65 anni  devono spesso prendere farmaci a carico del Servizio Sanitario Nazionale, chiedere ore di permesso lavorativo per visite specialistiche o per ricoveri ospedalieri – continua Gentileschi – Tutti costi diretti e indiretti, che potrebbero essere ridotti se l’accesso alle procedure chirurgiche fosse maggiore”.

 L’utilizzo delle tecniche di chirurgia mininvasiva, infatti, permette un recupero e reinserimento lavorativo più rapidi. “E’ dimostrato da molteplici studi che l’intervento chirurgico è associato ad un migliore controllo delle malattie, ad un migliore controllo del peso corporeo e quindi, a lungo termine, a una sopravvivenza maggiore rispetto alla semplice dietoterapia.” conclude il professor Gentileschi.

 

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