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Gimbe, allarme medici famiglia, ne mancano quasi 2.900

Roma, 24 mag. (Adnkronos Salute) – Allarme medici di famiglia: in Italia ne mancano quasi 2.900 ed entro il 2025 ne perderemo oltre 3.400. Intanto oggi il 42,1% dei medici supera il tetto massimo di 1.500 pazienti, riducendo così la qualità dell’assistenza. E’ quanto denuncia la Fondazione Gimbe, che per bocca del suo presidente Nino Cartabellotta spiega come “la carenza dei medici di medicina generale (Mmg) oggi riguarda tutte le Regioni per ragioni diverse: mancata programmazione, pensionamenti anticipati, medici con numeri esorbitanti di assistiti e desertificazione nelle aree disagiate che finiscono per comportare l’impossibilità di trovare un medico di base nelle vicinanze del domicilio, con conseguenti disagi e rischi per la salute”. Secondo quanto previsto dall’Accordo collettivo nazionale (Acn) – che regola il rapporto di lavoro del medico di famiglia – il numero massimo di assistiti di un Mmg è fissato a 1.500: in particolari casi può essere incrementato fino a 1.800 assistiti, ma molto spesso questo numero viene superato attraverso deroghe disposte dagli Accordi integrativi regionali, deroghe locali per indisponibilità di Mmg e scelte temporanee del medico, ricorda Gimbe in una nota. “Per ciascun Mmg – commenta Cartabellotta – il carico potenziale di assistiti rispetto a quello reale restituisce un quadro molto eterogeneo, dove accanto a troppi medici ‘ultra-massimalisti’ ci sono colleghi con un numero molto basso di assistiti”. I dati Agenas per l’anno 2021 documentano infatti che su 40.250 Mmg il 42,1% ha più di 1.500 assistiti; il 36,7% tra 1.001 e 1.500 assistiti; il 13,6% da 501 a 1.000; il 6,2% tra 51 e 500 e l’1,4% meno di 51.

In particolare, il massimale di 1.500 assistiti viene superato da più di 1 medico di medicina generale su 2 in Campania (52,7%), Valle d’Aosta (58,2%), Veneto (59,8%) e da quasi 2 su 3 nella Provincia autonoma di Bolzano (63,7%), in Lombardia (65,4%) e nella Provincia autonoma di Trento (65,5%) “con ovvia riduzione della qualità dell’assistenza – sottolinea il presidente Gimbe – accendendo ‘spie rosse’ su varie Regioni in relazione a tre criticità: la reale disponibilità di Mmg in relazione alla densità abitativa, la capillare distribuzione territoriale e la possibilità per i cittadini di esercitare il diritto della libera scelta”.

Altra nota dolente è quella dei pensionamenti: secondo stime Enpam al 31 dicembre 2021 più del 50% dei Mmg aveva oltre 60 anni di età ed è, quindi, atteso un pensionamento massivo nei prossimi anni: considerando una età di pensionamento di 70 anni, entro il 2031 dovrebbero andare in pensione circa 20mila dottori di famiglia. Quanto ai giovani – si legge nell’analisi – il numero di borse di studio ministeriali destinate al Corso di formazione specifica in medicina generale, dopo un periodo di sostanziale stabilità intorno a 1.000 annue (2014-2017), è aumentato, in particolare nel 2021 (3.406) e nel 2022 (3.675) grazie alle risorse dedicate del Pnrr. “Tuttavia i nuovi Mmg – spiega Cartabellotta – non saranno sufficienti per colmare il ricambio generazionale. In particolare, l’Enpam stima che il numero dei giovani formati o avviati alla formazione occuperebbe solo il 50% dei posti lasciati scoperti dai pensionamenti”.

Altro dato, a conferma del trend negativo, è la progressiva diminuzione dei medici di base in attività: nel 2021 erano 40.250, ovvero 2.178 in meno rispetto al 2019 (-5,4%) con notevoli variabilità regionali. “Ma è soprattutto il quadro anagrafico a preoccupare – sottolinea il presidente Gimbe – visto che nel 2021 il 75,3% dei Mmg in attività aveva oltre 27 anni di anzianità di laurea, con quasi tutte le Regioni del Centro-Sud sopra la media nazionale, anche in conseguenza di politiche sindacali locali che non sempre hanno favorito il ricambio generazionale”. In alcune Regioni meridionali la fascia dei più anziani arriva a superare l’80%: Calabria (88,3%), Molise (83,2%), Campania (82,7%), Sicilia (82,6%), Basilicata (82,1%). Quanto al numero di assistiti – secondo le rilevazioni, al 1° gennaio 2022, della Sisac – 39.270 medici di famiglia avevano in carico oltre 51,3 milioni di assistiti. In termini assoluti, la media nazionale è di 1.307 per ogni medico: dai 1.073 della Sicilia ai 1.461 del Veneto, ai 1.466 della Lombardia, fino ai 1.545 della Provincia Autonoma di Bolzano. “Tuttavia lo scenario – precisa Cartabellotta – è molto più critico di quanto lascino trasparire i numeri: infatti, con questo livello di saturazione vengono meno il principio della libera scelta e la distribuzione capillare dei Mmg in relazione alla densità abitativa. Di conseguenza, è spesso impossibile trovare un Mmg disponibile vicino casa, non solo nelle cosiddette aree desertificate dove i bandi per gli ambiti territoriali carenti vanno spesso deserti, ma anche nelle grandi città”.

La Fondazione Gimbe – prosegue la nota – ritenendo accettabile un rapporto di 1 medico di medicina generale ogni 1.250 assistiti (valore medio tra il massimale di 1.500 e l’attuale rapporto ottimale di 1.000) e utilizzando le rilevazioni Sisac al 1° gennaio 2022, stima una carenza di 2.876 Mmg, con situazioni più critiche nelle grandi Regioni del Nord: Lombardia (-1.003), Veneto (-482), Emilia Romagna (-320), Piemonte (-229), oltre che in Campania (-349). E, tra pensionamenti attesi e borse di studio per la formazione, nel 2025 il numero dei medici diminuirà di 3.452 unità rispetto al 2021, cifra – secondo Gimbe – sottostimata. Il tutto con nette differenze regionali, a scapito soprattutto di alcune regioni del Centro-Sud: Lazio (-584), Sicilia (-542), Campania (-398), Puglia (-383). “La progressiva carenza di Mmg – conclude Cartabellotta – consegue sia ad errori di programmazione per garantire il ricambio generazionale, in particolare la mancata sincronia per bilanciare pensionamenti attesi e finanziamento delle borse di studio, sia a politiche sindacali non sempre lineari. Ed è evidente che le soluzioni ‘tampone’ attuate dal Governo con il decreto Milleproroghe (innalzamento dell’età pensionabile a 72 anni) e dalle Regioni (aumento del massimale) servono solo a nascondere la polvere sotto il tappeto, senza risolvere la progressiva carenza”.

“In tal senso – secondo il presidente Gimbe – è necessario mettere in atto una strategia multifattoriale: adeguata programmazione del fabbisogno, tempestiva pubblicazione da parte delle Regioni dei bandi per le borse di studio, attuazione di modelli organizzativi che valorizzino il lavoro in team, piena implementazione della riforma dell’assistenza territoriale prevista dal Pnrr (Case di comunità, Ospedali di Comunità, assistenza domiciliare, telemedicina), allineamento degli accordi sindacali ai reali bisogni della popolazione. Perché guardando ai numeri, accanto alla carenza già esistente – conclude – le previsioni dimostrano che i medici di famiglia saranno sempre meno nei prossimi anni. Una ‘desertificazione’ che lascerà scoperti milioni di persone con conseguenze sempre più rilevanti per l’organizzazione dell’assistenza sanitaria territoriale e soprattutto per la salute della popolazione, in particolare gli anziani e i fragili”.


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