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Benessere e alimentazione

Fuma un italiano su 5 e le donne fanno più fatica a smettere

Sono 4,5 milioni le donne che fumano, fra i 25 e 54 anni

162416880-1b604c6d-b8e0-4253-89da-def5d3991c69Il vizio del fumo pesa non solo sulla salute ma anche sulle tasche:  quasi 30 milioni di euro spesi al giorno, 11 miliardi all’anno. Nonostante un calo in Italia registrato negli ultimi 15 anni (dal 31% del 1997 al 21% nel 2013), i fumatori sono ancora un esercito di oltre 10 milioni di persone, resistenti ad abbandonare l’abitudine al fumo. E le donne fumatrici sono in aumento rispetto ai fumatori uomini e diminuiscono con una fatica ‘doppia’ rispetto all’altro sesso: 6% contro il 13%. Lo rivela una fotografia di Gfk Eurisko voluta da WALCE grazie alla collaborazione di Lilly Italia in occasione del mese di sensibilizzazione per il tumore al polmone (LCAM – Lung Cancer Awareness Month).

‘Smetti di fumare’ è il grido lanciato dall’Associazione contro un vizio che è anche l’unico fattore di rischio accertato per il cancro al polmone un killer che uccide 160.000 persone ogni anno. ’Smetti di fumare’ è anche il titolo del video che ha visto la partecipazione di Elena Barolo, Sergio Muniz e Igor Cassina con un semplice obiettivo: abbandonare per sempre le sigarette.

Il vizio del fumo continua a mietere consensi e vittime. E’ ancora un’insana abitudine per 10,2 milioni di italiani nonostante sia l’unico fattore di rischio certo per lo sviluppo del cancro al polmone, responsabile di quasi il 30% dei decessi fra le forme tumorali conosciute, in grado di uccidere quindi più del cancro al colon, al seno e alla prostata messi insieme.

Per accendere i riflettori sul fumo e le sue conseguenze, il mese di novembre è stato intitolato LCAM (Lung cancer awareness month), mese di sensibilizzazione sul tumore al polmone; in questa occasione Walce Italia (Women against lung cancer) grazie al contributo di Lilly Italia, ha commissionato una nuova indagine di Gfk Eurisko sulle abitudini al fumo degli italiani, svolta utilizzando un patrimonio di dati di 15 anni e con un focus particolare sulle donne e il fumo.

Secondo l’indagine che ha utilizzato dati di 9560 individui dai 18 anni in su, e rappresentativi della popolazione italiana, è calato il numero di fumatori in Italia negli ultimi 15 anni (dal 31% del 1997 al 21% nel 2013),  ma i fumatori sono oggi ancora un esercito di oltre 10 milioni di persone, che fumano mediamente oltre 14 sigarette al giorno e resistenti a smettere (8 su 10 non ha mai provato a farlo). Calcolando un prezzo medio a pacchetto di 4 € stiamo parlando di quasi 30 milioni di € al giorno che gli italiani bruciano ogni giorno, 11 miliardi all’anno. Senza contare i costi per la salute, per la sanità pubblica, per la qualità di vita loro e di chi ne ha conseguenze ‘passive’.

“Un vizio dalle conseguenze drammatiche non solo sul livello generale di benessere e qualità di vita dei fumatori, ma anche sui numeri del cancro considerato che il fumo di sigaretta è tuttora responsabile dell’85% dei tumori polmonari” ha dichiarato Silvia Novello , Pneumooncologa presso il Dipartimento di Oncologia, Università di Torino, AOU San Luigi Orbassano (TO) e Presidente WALCE onlus (Women Against Lung Cancer in Europe).

“Il carcinoma polmonare ha anche in Italia la fama di Big Killer con un’ incidenza in costante aumento: i nuovi casi per anno sono intorno ai 35-40.000/100.000 abitanti, e il tasso di mortalità è di 81/100.000 nei maschi e 12/100.000 nelle donne. Alcuni buoni segnali però vengono dall’innovazione terapeutica che sta portando sempre migliori risultati in termini di sopravvivenza e qualità di vita, in particolare grazie ai progressi in campo diagnostico e terapeutico facendo riferimento alla personalizzazione del trattamento e all’introduzione di nuove molecole e/o nuovi approcci terapeutici. Tutto ciò ha consentito, per la malattia in stadio avanzato, di superare quella sopravvivenza media di un anno che, per lungo periodo di tempo, sembrava una barriera insormontabile per ricercatori e clinici”.

“Ma proprio sulle donne – continua la Novello – sembra necessaria una specifica attività di sensibilizzazione considerato che, dai dati a disposizione oggi,  sembra che la percentuale di donne fumatrici sia in crescita rispetto ai maschi, e che facciano fatica a smettere anche in momenti delicati come la gravidanza. Non è un caso che il tumore al polmone, prima esclusivo appannaggio del genere maschile sia ora una dei tumori che spaventa o meglio, dovrebbero spaventare, molto anche le donne”.

Le donne e il fumo:

 Secondo l’analisi svolta per l’occasione da Gfk Eurisko, cresce, infatti, la percentuale di donne fra i fumatori (a fronte di una diminuzione degli uomini). Sono oggi 4,5 milioni le donne che fumano, concentrate in una fascia di età centrale (fra i 25 e 54 anni).  Nel corso di quindici anni la percentuale di fumatrici è scesa di 6 punti percentuale rispetto ai 13 punti dei fumatori maschi. Sono meno casalinghe rispetto alle donne non fumatrici,  in metà dei casi hanno figli,  1 su 4 ha figli minorenni. Nella maggior parte dei casi hanno genitori che fumavano, e tutte le donne fumatrici prima di aver figli hanno ricominciato, mediamente entro 8 mesi dopo il parto (da segnalare come quasi la metà ha ricominciato immediatamente dopo, entro i primi 2 mesi dal parto). Pensando ai motivi che potrebbero spingerle a smettere, al primo posto il costo (segno del forte impatto della crisi economica) e seri problemi di salute: importante e, in crescita rispetto al passato, anche la sensibilità al fumo passivo e lo stigma sociale. Ma i motivi che le hanno realmente spinte a smettere si devono ricercare nell’esperienza dei problemi quotidiani e nell’attenzione a sé e agli altri (piccoli disturbi, dipendenza , essere un modello positivo per i propri figli).


 

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